22 aprile 2021
Aggiornato 02:30
Vertice PD-M5S

Grillo è sceso dal tetto

Sul piano tecnico non sarà facile conciliare le varie soluzioni per riformare la legge elettorale. Sul piano strategico c’è il pericolo che ognuno giochi una partita il cui unico scopo è quello di dare una fregatura all’avversario politico.

ROMA - La giornata politica, contrassegnata dall’incontro sulla legge elettorale, fra Renzi e una delegazione del M5S è di quelle che giustificano il ricorso all’abusata immagine di uno scontro fra consumati giocatori di scacchi. Beppe Grillo, che doveva essere presente, invece non si è fatto vedere. Matteo Renzi aveva annunciato che non ci sarebbe stato e invece, si è tolto la casacca da presidente del Consiglio, ha indossato quella di segretario di partito e a sorpresa si è messo a capo della delegazione del PD.

Chi resterà con il cerino in mano?
Insomma semplici pedine, torri e cavalieri continuano a muoversi freneticamente sulla scacchiera della legge elettorale, con obiettivi non facilmente decifrabili. In attesa delle per ora indecifrabili mosse di re e regine.
Quello che è doveroso chiedersi è che razza di legge elettorale alla fine uscirà fuori da questo frenetico gioco delle parti. Infatti, al momento, dal punto di vista pratico ogni attore presente alla recita esibisce una formula diametralmente opposta a quella degli altri interpreti. Mentre dal punto di vista strategico l’unico filo conduttore individuabile è che ognuno agisca e si dia fare affinché, a conclusione dei giochi, il cerino rimanga in mano all’avversario politico.
La giornata ha avuto anche un suo svolgimento cronologico. In prima mattinata ha esordito Berlusconi con l’intenzione di dare il là agli avvenimenti previsti per le ore successive con una minaccia che da tempo teneva chiusa nel cassetto.

Berlusconi: elezioni politiche forse non lontane
«Il centrodestra deve tornare unito e prepararsi alle prossime elezioni politiche forse non lontane», ha mandato a dire Silvio Berlusconi agli amici e vicini e lontani. E per farlo ha scelto l’ufficialità del quotidiano della sua famiglia.
«Ho riflettuto a lungo - ha affermato l'ex premier - sugli ultimi risultati elettorali. Un innegabile successo di Renzi non del Pd, come dimostrano i risultati delle amministrative che però ha confermato tre cose: che per fortuna il pericolo Grillo, forse proprio grazie al nostro ripetuto grido d'allarme, si sta ridimensionando, che l'area moderata esiste e non si è ridotta nei numeri, nonostante molti nostri elettori abbiano scelto l'astensionismo, e che la parte di gran lunga maggiore dei moderati guarda a noi come punto di riferimento».
«In queste condizioni - ha sottolineato - ci sono due cose che abbiamo il dovere di fare: collaborare a vere riforme che rendano finalmente l'Italia governabile, battendoci per quella più importante di tutte, l'elezione del presidente della Repubblica da parte dei cittadini, e prepararci per le prossime elezioni politiche, forse non lontane, nelle quali il confronto vero sarà ancora una volta fra noi del centrodestra e la solita sinistra, questa volta rappresentata dall'immagine più moderna di Matteo Renzi».
Ma c’è un centro destra pronto a seguire entusiasticamente, come in un tempo non troppo lontano, le orme dell’ex Cavaliere?

Crosetto (Fratelli d’Italia): Berlusconi a casa
«Il centrodestra non c'è e non ha futuro. È uno schieramento morto. Senza idee. Senza prospettive. Senza leader. E senza una linea politica. Oggi Renzi ha il 40,8 per cento e con un quadro così può solo crescere ancora. Faccio una previsione: presto il Pd governerà l'ottanta per cento dei comuni e 18 Regioni; presto sarà padrone assoluto dell'Italia. Berlusconi e il suo cerchio magico infatti non vogliono costruire un'alternativa a Renzi. Gli interessa solo la protezione politica del Cavaliere. C'è ancora una speranza che rinasca uno schieramento alternativo a Renzi, ma prima deve uscire di scena Berlusconi»,  ha risposto a stretto giro di posta all’ex Cavaliere, Guido Crosetto, deputato di Fratelli D’Italia.

Questo il prologo della giornata. Poi c’è stato l’atto unico tanto atteso: l’incontro fra Renzi e i parlamentari del M5S. Quali risultati ha dato? Ecco come lo ha giudicato in nota ufficiale il movimento di Beppe Grillo.

Il Movimento 5Stelle: incontro positivo
«L'incontro fra le delegazioni del Movimento 5 stelle e del Partito democratico - si legge in una nota dei gruppi M5S di Camera e Senato - si è svolto all'insegna del sereno confronto per trovare un punto di contatto alla luce del sole, facendo tornare il Parlamento al centro delle scelte più importanti per il Paese".
«Siamo contenti - prosegue il comunicato - che il Democratellum sia un punto di partenza. Valuteremo il merito delle osservazioni poste dal presidente del Consiglio e porteremo d'altro lato le nostre al prossimo incontro per trovare una sintesi in tempi rapidi. Possiamo dare una legge elettorale ai cittadini italiani già nei prossimi cento giorni con l'obiettivo di dare una governabilità sana e pulita al Paese».

Di Maio (M5S): Renzi non ha rifiutato la nostra proposta
«Dopo l'incontro con Renzi sono contento che il Democratellum (votato da centinaia di migliaia di cittadini) sia un punto di partenza». E’ stato il giudizio di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e deputato del Movimento 5 stele, che ha guidato la delegazione stellata nel faccia a faccia alla Camera con Matteo Renzi e il Pd sulla legge elettorale.

Renzi: Con l'italicum si sa chi vince
Anche Renzi si è detto soddisfatto di come si è svolto il dialogo con i grillini: «Il Pd è pronto ad un dialogo con M5s sulla legge elettorale, tenendo presente che il nuovo sistema deve comunque garantire governabilità e che in Parlamento c'è una riforma che è stata già votata alla Camera» ha detto Renzi ricordando che la proposta del Pd resta quella di votare il sindaco d’Italia. Il premier si è anche detto disposto a qualche ritocco, ma è stato irremovibile sulla governabilità: Noi siamo banali, pensiamo che ci debba essere un vincitore. Il punto delicato del vostro 'toninellum' - ha precisato Renzi - è che può darsi che ci sia un vincitore, ma non c'è la certezza. Nell'Italicum c'è. Il 'Porcellum' votato dal Pdl e dalla Lega con i voti contrari del nostro partito, per tanti motivi, invece, non ha dato la possibilità di vincere. Bersani, in 'bersanese', lo ha spiegato bene: sono arrivato primo ma non ho vinto. Io voglio un meccanismo in cui chi arriva primo vince».

E’ interessante anche capire come gli altri partiti hanno giudicato la svolta odierna:

Romani (FI): la governabilità solo con noi
«Come prevedibile l'incontro fra Renzi e i grillini era inutile. Sbagliato averlo proposto e sbagliato averlo accettato», ha affermato il parlamentare Fi, Francesco Giro.
«Forza Italia è determinante per la governabilità», ha detto Paolo Romani, presidente dei senatori Fi, il quale ha aggiunto: «L'accordo resta sull'Italicum e siamo pronti ad approvarlo al Senato nei tempi previsti».

De Girolamo(NCD) : Renzi ha aperto alle preferenze, addio «Nazzareno»
«Oggi Renzi ha aperto al M5S e al Nuovo Centrodestra sulle preferenze. E' evidente che adesso si apre un problema nell'opposizione e in particolare con Forza Italia». Lo ha detto Nunzia De Girolamo, Presidente dei Deputati del Nuovo Centrodestra.
«Il patto del Pd con Forza Italia infatti - ha sottolineato De Girolamo - si basava proprio sul rifiuto delle preferenze. Noi fin da subito abbiamo votato in Aula contro il Pd e contro Forza Italia a favore delle preferenze. Adesso, con questa apertura, speriamo che si possa tornare a ragionare sul punto in Senato, così come sul premio di maggioranza e sulle soglie di sbarramento".