19 luglio 2019
Aggiornato 21:30
Centrosinistra

Il PD chiude la vertenza dei senatori autosospesi

Il Partito Democratico ha ritrovato la sua compattezza a Palazzo Madama, ma la riforma costituzionale resta in stand by ancora per qualche giorno in attesa che Matteo Renzi, dopo gli incontri con il M5s e forse anche con Silvio Berlusconi, sciolga il nodo irrisolto della composizione del nuovo Senato.

ROMA - Il Pd ha chiuso la vertenza dei senatori autosospesi e ha ritrovato la sua compattezza a Palazzo Madama, ma la riforma costituzionale resta in stand by ancora per qualche giorno in attesa che Matteo Renzi, dopo gli incontri con il M5s e forse anche con Silvio Berlusconi, sciolga il nodo irrisolto della composizione del nuovo Senato.

Dopo l'incontro avuto ieri con il capogruppo Luigi Zanda, i 'dissidenti' si sono riuniti questa mattina e hanno annunciato il rientro nel gruppo: «Avevamo scelto l'autosospensione per un periodo breve per avere un chiarimento - ha spiegato Chiti - sull'articolo 67 della Costituzione secondo il quale il parlamentare non ha vincolo di mandato, era inaccettabile si dicesse che questo principio vale in Aula e non in commissione, vale sempre, e questo chiarimento ci ha fatto decidere di superare l'autosospensione». Dopodichè, ha aggiunto l'autore di un testo alternativo di riforma del Senato, «la battaglia sui temi della riforma costituzionale continua», sia in commissione che in Aula per migliorare il testo soprattutto dal punto di vista della eleggibilità dei senatori.

Intanto la riunione di oggi della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama aldilà dell'ottimismo del sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti, non ha prodotto novità dal punto di vista pratico, se non l'annuncio da parte dei due relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, di un imminente pacchetto di emendamenti unitari (una ventina) che raccoglieranno le varie richieste di modifica e verrano sottoposti ai gruppi affinchè possano essere ritirati i quasi 5mila già depositati. «Abbiamo lavorato tantissimo e pensiamo che il voto possa arrivare in tempi brevi», ha assicurato la presidente della Commissione. Ma manca ancora l'accordo politico a livello di leader, come conferma lo stesso Pizzetti: «siamo a buon punto sul Titolo V e sulle funzioni mentre siamo fortemente in arretrato sulla composizione» del Senato che resta il «nodo politico ancora irrisolto» che verrà sciolto anche grazie all'intervento «dei leader di partito». Il «punto fisso per il governo è che il Senato deve rappresentare le Regioni e le Autonomie» anche se sulla denominazione è disposto a concedere che resti «Senato della Repubblica».

Se con la Lega grazie alla modifica dell'articolo, 117 quello che stabilisce i poteri da affidare alle Regioni e ai territori, l'accordo sembra cosa fatta, con Fi il governo potrebbe trovare qualche difficoltà in più soprattutto se anche Silvio Berlusconi intende cavalcare la 'crociata' del presidenzialismo. «Introdurre ora il tema della forma di governo ha un intento ostruzionistico, non capisco dove si voglia andare a parare», ha detto Pizzetti a proposito della conferenza stampa convocata per domani dal leader di Fi per presentare l'iniziativa legislativa e popolare per la riforma costituzionale dell'elezione diretta del presidente della Repubblica. Iniziativa che per ora in realtà non preoccupa il governo visto che il referendum non è uno strumento dai tempi rapidi.

Domani comunque la commissione non si riunirà perchè molti dei membri saranno impegnati nella Giunta per il regolamento convocata per discutere della sostituzione di Mario Mauro da parte del suo gruppo. L'esponente di Per l'Italia, che ha fatto ricorso, ha continuato comunque a prendere parte ai lavori sulle riforme, anche oggi. Giovedì invece sarà la volta di alcune audizioni, secondo alcuni senatori quindi non si entrerà nel vivo dell'esame degli emendamenti del governo, qualora venissero presentati, prima della prossima settimana.