11 dicembre 2019
Aggiornato 18:00

Renzi: «Nessuno ha diritto di veto sulle riforme»

Il premier dopo l'espulsione di Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato: «Non molliamo di una virgola, non arretriamo di un centimetro». 13 senatori Pd si autosospendono. Il diretto interessato: «Ho fiducia nel segretario, lui sa che è stato commesso un errore»

PECHINO - «Non lascio a nessuno il diritto di veto sulle riforme: conta più il voto degli italiani che i veti di qualche politico che vuole bloccare le riforme». Dunque «andremo avanti, convinti, a testa alta, costi quel che costi». Così il premier Matteo Renzi, parlando agli imprenditori italiani in Cina, in un appuntamento all'Ambasciata italiana di Pechino. Il presidente del Consiglio assicura: «Non molliamo di una virgola, non arretriamo di un centimetro. Siamo convinti di cambiare il Paese, e dimostreremo che le riforme non si annunciano, si fanno».

L'ESPULSIONE DI MINEO - Le parole del premier seguono la decisione di ieri di cacciare Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato. L'ufficio di presidenza del gruppo Pd ha deciso, con «larga condivisione», che non vi siano più «sostituti temporanei» ma solo «membri effettivi» in commissione. Fino a ieri c'erano tre sostituzioni: Pizzetti e Minniti erano andati al governo come sottosegretari e Chiti è presidente della quattordicesima commissione. Stasera, con lettera alla presidenza del Senato, è stato comunicato che subentrano come membri permanenti Zanda per Minniti, Migliavacca per Chiti e Cociancich per Pizzetti.

MINEO, DA PD AUTOGOL - La decisione di sostituire chi dissente in commissione è «un autogol», secondo Mineo. Il senatore Pd, rimosso ieri sera dal suo partito dalla commissione affari costituzionali del Senato, commenta su Repubblica la decisioni dei vertici democratici: «Non mi hanno detto nulla, non comprendo. È un autogol, un errore politico, bisognava sbloccare la commissione per portare avanti le riforme. Come possono pensare il Pd e il governo di fare in questo modo dei passi avanti?». Mineo per ora non trae conclusioni sul suo futuro («Ci penso, vorrei vedere le motivazioni») e aggiunge: «Può anche darsi che Maria Elena Boschi abbia capito di avere fatto un errore con quel testo. E quindi si prepari a una marcia indietro e abbia chiesto la mia testa in commissione come diversivo».

13 SENATORI AUTOSOSPESI - Intanto tredici senatori Pd si autosospendono dal gruppo democratico per protestare contro la sostituzione di Mineo e Vannino Chiti in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Lo ha annunciato Paolo Corsini intervenendo in aula: «Chiediamo un necessario e urgente chiarimento prima dell'assemblea di martedì 17 giugno. E' una palese violazione dell'articolo 67 della Costituzione». Gli autosospesi «per ora», precisa Corsini, sono: Casson, Chiti, Corsini, D'Adda, Dirindin, Gatti, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. 

SCALIA, ASSURDO POTERE VETO - Nel partito però c'è anche chi difende la linea del segretario: «Cinque riunioni del gruppo a Palazzo Madama, due direzioni Pd, il voto di 11 milioni di elettori alle elezioni europee. Evidentemente tutto questo non basta ai 13 colleghi del Pd che si sono autosospesi per far valere un assurdo potere di veto contro le riforme del governo Renzi». Lo afferma il senatore dem Francesco Scalia. «Chi parla di violazione dell'articolo 67 della Costituzione -aggiunge il parlamentare - dovrebbe ricordare che la composizione delle commissioni è decisa dai gruppi. La posizione di Mineo avrebbe leso il principio di maggioranza. I senatori democratici sono 107 e si sono più volte espressi a favore del disegno di legge costituzionale», conclude Scalia.

MINEO, MAI POSTO VETI - Mineo poi torna sull'argomento dai microfoni di Sky: «Mai posto veti», sulle riforme c'è stato «un rapporto costruttivo da parte nostra», ma «non è con le imposizioni» che si possono realizzare. In ogni caso «ho fiducia in Renzi, lui sa che è stato commesso un errore».  Sui rilievi mossi al testo della riforma del Senato «il governo ci deve dare una risposta - ha detto Mineo - non può farlo con mezze frasi... Bisogna risolvere le questioni, e noi non faremo problemi di veti e bandierine. Gli italiani chiedono a Renzi di fare le riforme, ma se questo avviene con le imposizioni si rischia di logorare questo straordinario sostegno dato. Se il testo della riforma resta così com'è - ha aggiunto - a prescindere dal mio voto in Aula non passa».