6 luglio 2020
Aggiornato 03:00
Legge di stabilità

La Corte dei Conti boccia la manovra

I magistrati contabili: «Alta probabilità che si realizzi un quadro economico meno favorevole di quello prospettato dal Governo e con scostamenti crescenti nel tempo. Incertezza su imposte non definite, taglio a cuneo fiscale con evidenti problemi distributivi e di equità»

ROMA - Sull'economia nazionale «c'è un'alta probabilità che si realizzi un quadro meno favorevole di quello prospettato dal governo e con scostamenti crescenti nel tempo», ha esordito il presidente designato della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nel corso di un'audizione sulla legge di stabilità davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a palazzo Madama. Anche le previsioni sulla finanza pubblica contenute nella Nota di aggiornamento al Documento economia e finanza (Def), ha aggiunto Squitieri, sembrano collocate «in uno scenario nel quale le ipotesi assunte appaiono in generale tra le più favorevoli».

DA TAGLIO CUNEO ESCLUSI IN 25 MLN - Il taglio del cuneo fiscale invece, ha «un perimetro limitato» e per questo comporta «evidenti problemi distributivi e di equità», ha affermato il presidente designato della Corte dei Conti, che ha proseguito: «Oltre ai lavoratori autonomi sono esclusi dal beneficio (degli sgravi Irpef) gli incapienti e i pensionati, ossia 25 milioni di soggetti che comprendono evidentemente anche le categorie in maggiori difficoltà economiche».

SU CASA RISCHIO AUMENTO TASSE - Nel disegno di legge (ddl) stabilità, hanno spiegato dalla Corte dei Conti, «c'è il rischio di ulteriori aumenti impositivi, inasprimenti che potrebbero catalizzarsi sul versante del patrimonio immobiliare e in particolare sulla Tasi. Questa moltiplica il suo peso (1 per mille sull'imponibile catastale ai fini Imu) rispetto a quello incorporato nella vecchia Tares (30 cent di euro al mq). Lasciando ai Comuni la facoltà di rideterminare l'aliquota, crea il presupposto di aumenti di prelievo da parte degli enti locali con aliquota Imu inferiore al massimo previsto dalla legge. A rischiare di essere colpiti saranno le seconde case e gli immobili strumentali delle imprese allocati nei Comuni finora virtuosi (quelli che su tali immobili hanno fin qui adottato un'aliquota Imu non superiore al 9,6 per mille)».

IN PA NON BASTA TAGLIARE - Quanto alle norme sul pubblico impiego, basate sul blocco del turn over e sul rinvio dei contratti «sono già state ampiamente praticate: si tratta di misure severe che hanno dato un contributo rilevante al processo di risanamento della finanza pubblica, ma che non sono replicabili all'infinito. Ora è necessario che a queste misure, efficaci ma transitorie, si accompagni la capacità di ripensare l'organizzazione stessa delle funzioni pubbliche», ha avvertito Squitieri.

METÀ ENTRATE ATTESE INDEFINITE - Le «imposte future» contenute nella legge di stabilità, cioè quelle «quantificate nel gettito da conseguire ma ancora del tutto indefinite nella loro articolazione e nella percezione da parte dei contribuenti» mettono a rischio con il loro «grado di incertezza», di condizionare l'intera manovra ha detto il giudice contabile. Tra queste misure c'è la revisione degli oneri detraibili e la riduzione delle agevolazioni fiscali che dovrebbero portare un maggior gettito per circa 11,8 miliardi, «ossia quasi la metà delle maggiori entrate attese», ha sottolineato Squitieri.
Dalla Corte dei Conti hanno concluso con un invito: per l'intero sistema economico nazionale è «urgente» adottare «interventi diretti a recuperare i ritardi finora accumulati sul terreno delle riforme».

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