21 aprile 2021
Aggiornato 01:00
La riforma della legge elettorale

Il PD insiste sui collegi

Sono attesi per le 18 gli emendamenti al ddl Malan, il testo base adottato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato la scorsa settimana con gli stessi voti che a dicembre 2005 diedero il via libera all'ormai famigerato Porcellum che si intende archiviare. Ma Bersani paventa rischio Porcellum: «Faremmo liste con primarie»

ROMA - Parte oggi la battaglia parlamentare per cambiare la legge elettorale: sono attesi per le 18 gli emendamenti al ddl Malan, il testo base adottato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato la scorsa settimana con gli stessi voti che a dicembre 2005 diedero il via libera all'ormai famigerato Porcellum che si intende archiviare. Nel mirino delle proposte emendative soprattutto le preferenze (il testo base prevede che 2/3 dei seggi siano così assegnati) e il premio di maggioranza del 12,5% assegnato alla coalizione che prende più voti ma senza una soglia minima di consensi da ottenere per farlo scattare.

Dai senatori del Pd arriveranno una trentina di emendamenti, dieci dei quali a nome della presidenza, firmati probabilmente dal correlatore Enzo Bianco che per i democratici aveva predisposto un testo identico a quello dell'altro relatore Lucio Malan (Pdl) quasi in tutto tranne che nelle preferenze. Il testo del senatore del Pd prevedeva il 50% dei seggi assegnati con i collegi uninominali e il resto con le liste bloccate. Una opzione che certamente verrà ripresentata sotto forma di emendamento. Ma i democratici presenteranno anche emendamenti interamente sostitutivi del testo Malan col testo Bianco. Sette proposte di modifica sono state annunciate anche dal senatore democratico Stefano Ceccanti che, spiega sul suo blog, «si propongono il ritorno all'ipotesi di riforma ispano-tedesca, che era stata il terreno di intesa prima delle amministrative».

Prepara le modifiche anche l'autore del Porcellum, il senatore della Lega Roberto Calderoli. Per l'ex ministro va inserita una soglia minima di consensi da ottenere affinché scatti il premio. Emendamenti, prevede Maurizio Gasparri, arriveranno anche dal Pdl dove è ampia la 'fronda' dei contrari alle preferenze ma è più probabile che la battaglia per levarle verrà combattuta più alla Camera, dove la legge elettorale si vota a scrutinio segreto se almeno 30 deputati lo chiedono o se lo chiede il presidente di un gruppo con almeno 30 deputati.
Luciano Violante non nasconde che «per la legge elettorale si possa ripetere lo schema che il Pdl ha seguito per la riforma costituzionale. Prima - spiegava sabato in una intervista all'Unità - si fa l'intesa col Pd, poi se ne fa una con gli altri, poi non si fa nessuna riforma. Chi sostiene questo testo ha la maggioranza al Senato, ma potrebbe non averla alla Camera dove si vota a scrutinio segreto. Si corre il rischio che oltre al Pd voti no anche chi a parole si dichiara favorevole».

Galletti (Udc): Con le preferenze sono gli elettori a scegliere chi rottamare - «Mettiamo la preferenza, poi se uno è in Parlamento da trent'anni e se gli elettori non lo vogliono più, lo manderanno a casa». Così replica Gian Luca Galletti dell'Udc in merito alla necessità di un ricambio generazionale nei partiti. «Anche D'Alema con le preferenze dovrebbe ricandidarsi».
Quanto a Pier Ferdinando Casini, Galletti ricorda: «Nel 2008 si è candidato come leader di una coalizione e ha preso il consenso di 2 milioni e 200 mila voti: secondo voi gli italiani lo vogliono o no? Io rispetto il voto degli elettori, non ho avuto quel consenso, quindi prima di Casini dovrei andarmene io che sono in Parlamento da 5 anni».

Fini: Il premio di maggioranza deve andare alla lista - «Se davvero dovesse passare la sola impressione che intanto tutto è già scritto, e quindi che al termine delle elezioni inevitabilmente ci sarà una riedizione della grande coalizione, il rischio è di un voto di protesta o di un astensionismo dilagante. Il presidente della Repubblica qualche giorno fa ha detto di fare attenzione a non favorire la formazione di coalizioni talmente eterogenee da mettere insieme tutto il contrario di tutto: coalizioni che vincono semmai le elezioni e poi il giorno dopo non governano. Questo timore può essere fugato con una legge elettorale che sia cosciente di questo rischio. Tecnicamente il premio di maggioranza, che serve, cioè il premio di governabilità, deve essere dato alla lista che arriva prima, non alla coalizione». Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini,, intervenendo ad Agorà, su Rai Tre.