14 ottobre 2019
Aggiornato 07:00

Renzi: Voglio un PD coeso

E' stata, forse, una delle tappe emiliane più «delicate» per Matteo Renzi quella di ieri sera a Pontelagoscuro (Ferrara), dove l'ormai prossimo alla candidatura alle primarie del centrosinistra ha duellato con il capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini che a Ferrara è «padrone di casa»

FERRARA - E' stata, forse, una delle tappe emiliane più 'delicate' per Matteo Renzi quella di ieri sera a Pontelagoscuro (Ferrara), dove l'ormai prossimo alla candidatura alle primarie del centrosinistra ha duellato con il capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini che a Ferrara è 'padrone di casa'. E a giudicare dagli applausi e dalla partecipazione la prova è stata superata egregiamente nonostante il sindaco di Firenze si sia presentato all'appuntamento con quasi un'ora di ritardo.
Renzi l'ha presa subito con ironia cercando di strappare qualche sorriso alle mille persone che hanno sfidato la pioggia torrenziale per partecipare al dibattito alla Festa del Pd: «Scusate per il ritardo, vengo da due feste del Pd a Forlì e a Ravenna, sono arrivato qui accompagnato con l'auto di un consigliere comunale (Luca Rizzo Nervo di Bologna, ndr.) e non ho le corsie preferenziali dei parlamentari». Dalla platea gli fanno notare che avrebbe potuto partecipare a una festa in meno e lui tira dritto e comincia a duettare con Franceschini su legge elettorale, complotto Stato-mafia, coalizione di centrosinistra, primarie e Pd. «Anche io sono un elemento di coesione nel partito - ha aggiunto - tutti pensano che dica cose sbagliate».

Tosi: Renzi innovatore, nomenklatura è bollita - «Io gli auguro di riuscire nella sua difficile battaglia». A schierarsi con Matteo Renzi, impegnato nella corsa delle primarie del Pd e di una parte del centrosinistra, è il sindaco leghista di Verona Matteo Renzi, che garantisce, in una intervista sulla Stampa, di non temere la concorrenza: «Se c'è qualche innovatore che si afferma, anche nel campo avverso, per me è comunque meglio che avere a che fare con burocrati ottusi».
Tosi, secondo il quale «il limite della nomenklatura del Pd è sempre stato il conservatorismo, l'eccesso di ideologia; anche quando hanno sposato posizioni liberali in economia, lo hanno fatto spesso ideologicamente. Mentre invece una persona come Matteo ha un approccio molto più concreto alle cose, vedo tranquillamente gente del Veneto o della Lombardia votare per lui». Quasi un 'endorsement', insomma, quello dell'esponente del Carroccio, che però è prudente sulle previsioni: per vincere, Renzi avrebbe bisogno che andasse a votare «sui due milioni di persone. Se va solo il milione di fedelissimi del Pd, non ce la fa».