21 settembre 2020
Aggiornato 17:00
Il Presidente del Consiglio interviene alla Camera

Monti pronto a «sfidare» la Merkel

Il Premier: «Meccanismo anti-spread o crolla tutto». E ai partiti chiede unità: «Negoziato difficile,mi batterò a oltranza». Da Berlusconi rassicurazioni vaghe, ma poi lo stesso ex Premier fa sapere che la caduta del governo sarebbe vista come «una catastrofe» in Europa e sui mercati

ROMA - Al Consiglio Europeo di giovedì e venerdì era pronto allo showdown con Angela Merkel, ma Mario Monti ha anticipato i tempi, e già oggi ha messo sul tavolo le sue carte. Con una durezza finora inusitata, perchè il tempo della trattativa è ormai agli sgoccioli. E allora nel suo intervento alla Camera il premier si dice pronto a tenere tutti al tavolo di Bruxelles anche fino a domenica notte, se necessario, ma lunedì bisognerà presentarsi ai mercati con un meccanismo anti-spread, altrimenti l'Europa rischia di distruggersi. Dichiarazioni impegnative, anche sul fronte interno, soprattutto nei confronti di un Pdl che pur riconfermando il sostegno al governo rimanda al post-vertice il giudizio finale sull'esecutivo.

DA BERLUSCONI RASSICURAZIONI VAGHE - Ai partiti Monti chiede di «stare uniti», perchè il negoziato si preannuncia «difficilissimo». Da Berlusconi, spiegano fonti di governo, ottiene rassicurazioni vaghe, ma poi lo stesso ex premier farà sapere che la caduta del governo Monti sarebbe vista come «una catastrofe» in Europa e sui mercati. Nessun problema invece con Bersani, che assicura già ora il sostegno a prescindere dai risultati del vertice. Ma i toni scelti oggi da Monti hanno sorpreso anche ministri del suo stesso governo, che oscillano tra la speranza che «forse sa che qualcosa otterrà» e la preoccupazione per un'asticella posta fin troppo in alto. Tuttavia, fa notare una fonte di governo, «non è che i mercati lunedì saranno più teneri se Monti non diceva queste cose: dipenderà comunque dal merito del vertice il lunedì delle Borse». Ma ora le aspettative sono ben oltre i risultati che pure si otterranno, ovvero il pacchetto sulla crescita e probabilmente la golden rule sugli investimenti pubblici produttivi.

IL MECCANISMO «ANTI-SPREAD» - L'obiettivo primario del governo resta dunque l'uso dell'Efsf e successivamente dell'Esm per calmierare lo spread: «E' l'unica misura immediatamente efficace», spiegano dall'esecutivo. E per la prima volta Monti entra nei dettagli, rassicurando i tedeschi sul fatto che - per come lo ha ideato l'Italia - il meccanismo anti-spread «non è un invito all'allentamento del risanamento» perchè si applicherebbe «solo ai Paesi in regola con gli impegni di finanza pubblica», come appunto l'Italia, non a quelli che «non hanno ancora fatto questi sforzi». Parole indirizzate a Berlino, cui prima Monti aveva riservato un paio di frecciate: la prima contro il presidente della Bundesbank («Non ha capito la mia proposta»), la seconda contro la Merkel («Dice che non può accettare certe cose perchè non vogliono il Parlamento e la Corte Costituzionale, ma non è l'unico Paese che ha queste istituzioni...».

MERKEL: NIENTE EUROBOND - Tuttavia la risposta della Merkel arriva poche ore dopo, ed è altrettanto dura: «Finchè sarò in vita non ci saranno gli eurobond», tuona da Berlino. E così sale la preoccupazione nel governo. Visto che pare non ci sia un vero e proprio 'piano B' se dovesse essere bocciato il meccanismo dell'Efsf. Nel suo intervento in Aula, Monti aveva parlato di «due ipotesi sul tavolo», salvo poi limitarsi a citare solo la prima. Da palazzo Chigi spiegano che la seconda ipotesi faceva riferimento all'unione bancaria, ma nel governo c'è anche chi continua a parlare del 'redemption fund', ovvero la condivisione della quota di debito eccedente il 60%. Meccanismo citato anche da Bersani dopo il colloquio con Monti.

MOMENTO DECISIVO - In ogni caso, Monti va a Bruxelles con la consapevolezza che è il momento decisivo: «Lo spazio negoziale è molto aperto e sono convinto anch'io che non sarà una riunione per apporre un visto formale a un documento pre-preparato», dice alla Camera, facendo capire di contare anche sul sostegno dei Paesi non euro. E per questo «sono pronto a restare oltre il limite previsto della riunione del Consiglio Ue e a lavorare fino a domenica sera se necessario». Perchè alla riapertura dei mercati il 2 luglio ci si deve presentare «con un pacchetto per la crescita e una visione sulla integrazione» ma anche e soprattutto «con meccanismi soddisfacenti per reggere alle tensioni dei mercati»: Altrimenti, chiarisce la posta in gioco, «la costruzione europea può andare distrutta».