17 luglio 2019
Aggiornato 08:00
Emergenza carceri

Carceri, rivolta a Montacuto: detenuti barricati bruciano le celle

Venti detenuti si sono asserragliati nelle celle, armati di lamette, e hanno dato fuoco agli arredi, materassi e lenzuola. Gli agenti penitenziari riportano la calma senza feriti, «danni ingenti»

ANCONA - Rivolta nel carcere di Montacuto ad Ancona: venti detenuti si sono asserragliati nelle celle, armati di lamette, e hanno dato fuoco agli arredi, materassi e lenzuola. Lo riferisce il segretario del Sappe Marche Aldo Di Giacomo, sottolineando che l'intervento degli agenti penitenziari è riuscito a riportare la calma, e nessuno è rimasto ferito. La protesta è iniziata ieri sera, quando un gruppo di detenuti ha dato fuoco alle lenzuola, poi è esplosa stamattina. Gli agenti hanno subito messo in sicurezza i detenuti che non hanno partecipato alla protesta, poi sono riusciti a sedare anche il gruppo di 20 detenuti, i quali si sono barricati nelle loro celle, armati di lamette, e hanno dato fuoco a tutto.

«I danni sono ingenti, molte celle sono state bruciate, ma - sottolinea di Giacomo - grazie alla professionalità degli agenti non c'è stato nessun ferito, né tra i detenuti che non hanno partecipato alla protesta, messi subito al sicurezza, né tra gli stessi che hanno protestato, e nemmeno tra gli agenti». Nel carcere di Montacuto - avverte Di Giacomo - a fronte di una capienza regolamentare di 178 sono attualmente presenti 430 detenuti e gli agenti penitenziari sono 118, mentre da organico dovrebbero essere 198. «E' una situazione esplosiva - sottolinea il segretario - che denuncio da tempo, come dimostrano le 12 interrogazioni parlamentari che ho presentato. Pochi giorni fa è anche venuto i capo del dap Ionta per una visita a sorpresa. Il sovraffollamento è alle stelle, tre detenuti per una cella da uno e adesso in molte celle si sta mettendo la quarta branda, non c'è acqua calda. I detenuti hanno decine di motivi per protestare ma - avverte Di Giacomo - ciò non si giustifica in alcun modo quello che è successo e spero che i responsabili vengano puniti in modo esemplare».

«Ma non c'è dubbio - aggiunge - che quella di Montacuto sia una situazione si invivibilità sia per i detenuti che per gli agenti, come ho più volte denunciato. Una situazione comune nelle carceri italiane che ormai sono una pattumiera dove buttare dentro tutto. E non si è fatto nulla, la politica è sorda, soprattutto dopo l'indulto, tanto che siamo arrivati alla quota di 69mila detenuti in totale, il massimo storico segnato da quando c'è la Repubblica. Manca spazio, mancano agenti, direttori, medici, assistenti, psicologi». E per cambiare le cose, secondo Aldo Di Giacomo, la soluzione non è il braccialetto elettronico, bensì «misure alternative, cambiare il codice penale, depenalizzare anche per garantire la certezza della pena, e puntando soprattutto ad eliminare quelle migliaia di detenuti in transito, che, a flusso continuo, entrano ed escono dal carcere anche dopo pochi giorni o mesi».