20 febbraio 2020
Aggiornato 20:00
Ferranti (Pd): Parole gravissime contro i Pm, sfregio alle Istituzioni

Berlusconi: Le Procure politicizzate puntano alla rivoluzione, non io

Il presidente del Consiglio risponde così a Bruno Vespa - per il libro «Questo amore»: Livello di guardia ampiamente superato. Belisario (Idv): Povero Premier, tutta colpa d'Alfredo

ROMA - «Un'assurdità», parole «travisate», «io non ambisco ad alcuna rivoluzione, se non a quella liberale». «Una specie di rivoluzione, però, la stanno tentando di fare alcune Procure politicizzate». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risponde così a Bruno Vespa - per il libro Questo amore in uscita da Mondadori-Rai Eri venerdì prossimo 28 ottobre - a proposito del contenuto di alcune intercettazioni con Valter Lavitola che riferiscono di un suo sfogo: «Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il Palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica», le parole del premier.
«Per l'ennesima volta - spiega Berlusconi - è stato vergognosamente travisato il senso della conversazione, che andava esattamente nella direzione opposta. Ogni comportamento o manifestazione eversiva è esecrabile. Figuriamoci se me ne voglio intestare una o capeggiarla. Ho denunciato gli incredibili livelli di violenza raggiunti da un nutrito gruppo di facinorosi nella manifestazione di Roma del 15 ottobre, chiedendo l'individuazione e la punizione dei violenti. Quindi, lo ribadisco, io non ambisco ad alcuna rivoluzione, se non a quella liberale».
«Una specie di rivoluzione, però, la stanno tentando di fare alcune procure politicizzate. Pensi - aggiunge Berlusconi - al caso Mediatrade: quando in un processo mi consentono di esercitare il diritto di difendermi, i risultati si vedono e vengo immediatamente prosciolto. Quando in un paese democratico - e questo accade solo in Italia - si arriva a violare il domicilio del presidente del Consiglio, e a considerare possibile indiziato di reato chiunque vi faccia ingresso, significa che il livello di guardia è stato ampiamente superato, e che è giunto il momento di ristabilire una reale separazione fra i poteri e gli ordini dello Stato».

Berlusconi ripete: «Sia chiaro che io non ho alcun timore di farmi giudicare: davanti ai magistrati non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in quasi vent'anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito un topolino: i pubblici ministeri che hanno ossessivamente indagato sulla mia vita non hanno trovato - dice ancora a Vespa - uno straccio di prova che abbia retto al vaglio dei tribunali».
Poi, punta ancora l'indice contro il Csm: «Pensi a tutte le volte in cui il Csm ha agito di fatto da terza Camera, pretendendo di giudicare cosa il Parlamento e il governo debbano o non debbano fare, con ciò stravolgendo il principio della divisione dei poteri. E gli esempi potrebbero continuare».
«Lo dico, quindi, senza ipocrisie: non è un paese normale - lamenta Berlusconi - quello in cui i magistrati, e non il popolo, tentano di mandare a casa i governi a colpi di inchieste. Perché questo è un paese in cui tutti sanno che, accanto alla stragrande maggioranza di magistrati che fanno solo e bene il loro lavoro, ce ne sono alcuni che perseguono invece disegni politici. Ebbene, io credo necessario garantire che i risultati elettorali non vengano annullati - conclude - dall'azione di chi usa la giustizia come arma di lotta politica e magari per costruirci sopra carriere politiche: è una garanzia minima che la democrazia deve dare a se stessa.»

Ferranti (Pd): Parole gravissime contro i Pm, sfregio alle Istituzioni - «Con l'avvicinarsi della data del suo interrogatorio di fronte ai giudici del processo Mills, Berlusconi, che deve rispondere del reato di corruzione in atti giudiziari, riparte con la solita litania di attacco ai giudici, alle procure e al Csm. Il Premier è un disco rotto, ma non possiamo assuefarci a parole gravissime che sfregiano le istituzioni». Lo dice il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti.
«E poi, che dalla sua bocca escano richiami al rispetto del principio della separazione dei poteri è veramente incredibile. Da troppo tempo assistiamo alle continue ingerenze della maggioranza, sull'attività giurisdizionale attraverso ispezioni ministeriali a comando e interrogazioni parlamentari ad orologeria - denuncia Ferranti -, per non parlare del blocco dei processi attraverso discutibili conflitti di attribuzione approvati a maggioranza, o degli agli avventanti tentativi di intervento attraverso atti parlamentari in Giunta per le autorizzazioni a procedere A questo si aggiungono le continue pressioni sul parlamento per portare a casa la prescrizione breve, il processo lungo e la legge sulle intercettazioni. Il richiamo di Berlusconi al sacrosanto principio costituzionale di separazione tra poteri dello Stato è patetico».

Belisario (Idv): Povero Premier, tutta colpa d'Alfredo - «Berlusconi perseguitato dalla giustizia, travisato dalla stampa comunista, incompreso leader di una rivoluzione liberale. E per colpa di chi? Ma di Alfredo è ovvio! 'Mi son distratto un attimo, canta Vasco Rossi, colpa d'Alfredo che con i suoi discorsi seri e inopportuni' mi ha convinto a parlare con Lavitola, chiosa il premier». Così Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato, commenta le dichiarazioni del premier sulle sue telefonate con Lavitola.
«Alfredo, per la cronaca, è il maggiordomo di Berlusconi e, come nei migliori gialli un po' retrò, anche negli intrighi che riguardano Silvio è il colpevole. Chi ha complottato? Il maggiordomo. Chi ha premuto il grilletto dell'omicidio mediatico e giudiziario contro il presidente del Consiglio? Il maggiordomo è ovvio - ironizza Belisario -. Eh sì, povero Alfredo. Da maggiordomo a colpevole. Ha passato una telefonata. Colpa sua, quindi, se il Paese va allo sfascio perché il premier è caduto in tentazione e fa il suo lavoro istituzionale part-time. Colpa d'Alfredo se Berlusconi è ricattabile. Colpa d'Alfredo se il presidente del Consiglio affoga nei guai giudiziari. E guai a pensare che scappi dai processi. Oggi ha detto che ha sempre dimostrato la sua innocenza. Peccato che abbia omesso che dal '94 si fa leggi ad personam per stare lontano dalle aule giudiziarie. Anche questa sarà colpa d'Alfredo, l'unico vero maggiordomo non ancora al governo con Berlusconi?».