25 giugno 2019
Aggiornato 01:30
Bergamini: nel 2011 innescò la speculazione contro l'Italia

La longa manus di Deutsche Bank sulla caduta del governo Berlusconi

Che Deutsche Bank non goda di buona salute è ormai evidente. Ma l'istituto di Francoforte viene ora chiamato in causa in una vicenda dalle implicazioni innanzitutto politiche. Che ci riguarda da vicino

ROMA - Che dietro al celeberrimo nome di Deutsche Bank si nasconda molto più di quel che ci dicono ve lo avevamo già raccontato, soprattutto quando si parla di voluminosi e tossici derivati. Ma ciò di cui ora il colosso bancario teutonico è accusato ha implicazioni politiche, ancor prima che economiche. Perché, se venisse confermata la ricostruzione veicolata da Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione e portavoce di Forza Italia, si potrebbe arrivare a chiarire le dinamiche, ancora in buona parte oscure, che portarono alla caduta del governo Berlusconi nel 2011. Avvalorando la tesi del complotto internazionale.

La ricostruzione di Bergamini
Bergamini ricostruisce la vicenda. «Abbiamo appreso dal Fondo Monetario Internazionale che la Deutsche Bank, la banca tedesca che nel 2011 vendette l'88% dei titoli italiani in suo possesso per un totale di 7 miliardi di euro di valore, innescando la speculazione contro l'Italia che portò alla salita dello spread e alla conseguente caduta del governo Berlusconi, è l'istituto di credito che rappresenta la maggiore fonte potenziale al mondo di shock esterni per il sistema finanziario, per la sua esposizione ai derivati che è pari a circa quindici volte il Pil tedesco». Una banca «altamente speculativa», insomma, che tra l'altro ha appena fallito gli stress test della Federal Reserve. La stessa banca che, peraltro, «ebbe un ruolo decisivo nel provocare la destabilizzazione politica e finanziaria nel nostro Paese nel 2011».

Attacco alla sovranità?
Secondo Bergamini, «E' sempre più urgente che venga fatta chiarezza fino in fondo»: il rischio è che, nel 2011, non ci sia stato "un semplice cambio di governo", ma un vero e proprio «attacco all'Italia, alla nostra libertà, alla nostra democrazia, alla sovranità del popolo»

Che «pasticcio», Deutsche Bank
Del resto, non è un mistero che , ultimamente, Deutsche Bank non se la stia passando particolarmente bene. Il titolo, nelle scorse ore, ha toccato i suoi minimi da trent'anni a questa parte: un crollo che riflette l'estrema fragilità del colosso di Francoforte, e che potrebbe preludere a scenari futuri ben più inquietanti. Perché i mercati finanziari stanno di fatto reagendo negativamente ai risultati diffusi dalla Fed a proposito dei cattivi risultati di Deutsche Bank agli stress test. E, per di più, sembrano perfettamente consapevoli che la turbolenza in corso non è destinata ad esaurirsi rapidamente. Le cifre lo dimostrano: nell'ultimo anno le azioni dell'istituto hanno perso il 54% del loro valore. Se a ciò si aggiungono i voluminosi titoli tossici che ha in pancia, i tassi bassi imposti dalla BCE che la svantaggiano e le conseguenze negative della Brexit, si capisce perché non ci vuole una Cassandra per prevedere evoluzioni decisamente fosche.