19 luglio 2024
Aggiornato 01:30
Il Premier doveva essere ospite della trasmissione «Porta a Porta»

Berlusconi rinvia lo sfogo-tv e prende le distanze sulla legge elettorale

Le regole della comunicazione impongono che il presidente del Consiglio non si mostri «preso» esclusivamente dalle sue faccende giudiziarie. Telefonata con Tremonti. Giovedì vertice su

ROMA - Ciò che vorrebbe: andare in televisione e dire la «sua» verità, difendersi da quello che considera un attacco delle Procure per farlo fuori. Ciò che gli è stato consigliato: evitare di alzare i toni in questo momento, presentarsi agli italiani magari quando potrà «sfoggiare» il decreto sviluppo. Ed ecco che alle 12.30 la redazione di Porta a Porta annuncia che mercoledì il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarà ospite della trasmissione in prima serata. E che appena due ore più tardi la stessa puntata «speciale» venga rinviata a «data da destinarsi» per imprecisati «impegni istituzionali» del premier. Dietro il cambio di programma, riferiscono fonti di maggioranza, ci sarebbero invece le colombe del Pdl, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti in primis.

Il Cavaliere, d'altra parte, viene descritto come una «pentola a pressione» pronta a esplodere e certo la decisione dei giudici di Milano di negare lo stop al processo Ruby in attesa che la Consulta si esprima sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera non lo sorprende, ma non per questo non contribuisce alla sua irritazione. Ed è sempre questo il chiodo fisso del Cavaliere che si prepara a veder sfilare in Tribunale le tante ospiti di quelle cene che lui continua a definire «eleganti». Ma alla maggioranza il premier ha chiesto di far di tutto per tentare almeno di fermare la pubblicazione di nuove intercettazioni dei filoni romano-baresi che riguardano il duo Lavitola-Tarantini. In settimana alla Camera si vota sul ddl che impone un giro di vite agli ascolti e nel Pdl si ipotizza un ricorso alla fiducia, anche per sopire alcuni malumori interni alla maggioranza.

Le regole della comunicazione, tuttavia, impongono che il presidente del Consiglio non si mostri «preso» esclusivamente dalle sue faccende giudiziarie. E infatti, pare sempre dietro suggerimento di Letta e Bonaiuti, il premier a metà mattinata firma una nota in cui spiega di essere al lavoro per il bene del Paese tanto che entro metà ottobre il Consiglio dei ministri varerà il cosiddetto decreto sviluppo. Una nota in cui di fatto Berlusconi «snobba» il dibattito sulla legge elettorale che bolla come «teatrino della politica». Il presidente del Consiglio, in effetti, ha sempre difeso sia in pubblico che il privato l'attuale sistema di voto. Fosse per lui, insomma, non ci sarebbe nessun bisogno di mettere mano al Porcellum. Ma c'è il rischio del referendum che incombe, le acque agitate nella Lega e la presa di posizione del segretario del Pdl, Angelino Alfano, che, anche ammiccando all'Udc, ha aperto a modifiche. Ed ecco che il dibattito è diventato dominante anche nella maggioranza, con la fastidiosa contropartita - almeno dal punto di vista di Berlusconi - che tutti si sono messi a parlare linguaggi diversi. Da qui la presa di distanza del premier che così può affermare che quella della legge elettorale è materia che riguarda i gruppi parlamentari e il partito e che quindi non incide in nessun modo sulle sorti e il percorso del governo. Nei prossimi giorni, infatti, Angelino Alfano dovrebbe convocare una riunione di esperti Pdl nella sede di via dell'Umiltà proprio per affrontare il tema.

D'altra parte, è il ragionamento che alcuni attribuiscono al cavaliere, se anche il referendum si dovesse tenere nella finestra prevista per legge la prossima estate, basterebbe far «sopravvivere» il governo fino all'autunno quando comincerà il semestre bianco e non sarà più possibile sciogliere le Camere. «Di legge elettorale - sentenzia comunque Berlusconi - non mi interesso», «le riforme che mi interessano in questo momento sono quelle del fisco, della architettura istituzionale, della giustizia».

Il premier, d'altra parte, deve dare un segnale su altri due fronti: la nomina del successore di Mario Draghi a Bankitalia e i contenuti del decreto sviluppo. Entrambi i nodi si intrecciano con i rapporti tra lui e il titolare dell'Economia, Giulio Tremonti. I due si sono sentiti oggi prima che il ministro partisse alla volta del Lussemburgo per partecipare all'Eurogruppo. Le due questioni saranno comunque le portate principali del vertice di maggioranza convocato per giovedì all'ora di pranzo a palazzo Grazioli.