31 agosto 2025
Aggiornato 04:30
Scontro fra Italia e Francia sul comando Nato

Crisi libica, Frattini: «Gli inglesi sono con noi»

Il segretario Mantovano: Gheddafi ci ha difeso da Al Quaida. Il ministro degli esteri smentisce che ci siano terroristi a capeggiare la rivolta. Oggi consiglio Nato. Gli americani a Mosca per chiedere

ROMA - Il primo ministro britannico David Cameron «sostiene la stessa posizione italiana, cioè un comando Nato». «Ci auguriamo che gli amici americani siano della stessa posizione, come io ho speranza di ritenere», ha affermato stamani Franco Frattini intervenendo alla trasmissione radiofonica» Radio anch’io»

FRATTINI: NON E’ UNA MISSIONE DI GUERRA, MA UMANITARIA - In Libia l'Italia chiede «un comando unificato della Nato», ha ribadito il ministro degli Esteri italiano. Anch'io'. L'intervento nel paese nordafricano «non è una missione di guerra ma di tipo umanitario per far rispettare a Gheddafi un cessate il fuoco assoluto» e «una volta fermata l'azione di Gheddafi che tutto il mondo aveva giudicato inaccettabile», è «il momento di tornare alle regole. La regole - ha affermato il titolare della Farnesina - dicono coordinamento unico, condivisione della responsabilità: ciascuno dei paesi dell'Alleanza deve poter condividere le scelte e pagarne i prezzi eventualmente politici».

INIMMAGINABILE CHE VI SIANO COMANDI SEPARATI - Il passaggio di comando delle operazioni militari in Libia sotto la Nato è «una questione di serietà, una questione altamente politica», ha aggiunto il ministro degli esteri.
«Noi non possiamo immaginare che vi siano alcuni comandi separati o tanti comandi separati da ciascuno dei quali dipendono una parte delle scelte, perché poi le conseguenze le paghiamo tutti quanti insieme» ha osservato Frattini.

OGGI CONSIGLIO NATO A BRUXELLES - Oggi il consiglio atlantico della Nato si riunisce di nuovo a Bruxelles, ha ricordato Frattini: «Io mi auguro che da questo derivi la decisione» ha detto il ministro, aggiungendo che il primo ministro britannico David Cameron «sostiene la stessa posizione italiana, cioè un comando Nato». «Ci auguriamo che gli amici americani siano della stessa posizione, come io ho speranza di ritenere» ha detto Frattini.

I FONDAMENTALISTI SONO STATI ALLONTANATI DAI RIVOLTOSI - «Non credo che l'opposizione libica sia dominata dall'estremismo radicale». E' l'opinione del ministro degli Esteri Franco Frattini, che durante la trasmissione 'Radio Anch'io' ha riferito di aver «parlato personalmente» della questione «col capo della resistenza libica a Bengasi, l'ex ministro (della giustizia Mustafa Abdel) Jalil». «Mi ha detto che nella prima fase dell'opposizione anche loro avevano la percezione di cellule radicali e fondamentaliste che volevano infiltrarsi» nel movimento di opposizione a Gheddafi, ha spiegato Frattini, «ma le hanno individuate e allontanate».

MANTOVANO (PDL): GHEDDAFI HA TENUTO LONTANO IL TERRORISMO DI AL QUAIDA - Le ragioni delle perplessità all'inizio e durante questa missione da parte di alcune forze della maggioranza e di esponenti del Pdl si fonda sulla necessità di capire cosa accadrà dopo. non si può iniziare una missione senza immaginare cosa avvenga dopo l'ipotesi di un abbattimento di Gheddafi, un vecchio terrorista che non sta simpatico a nessuno e che però finora negli ultimi anni ha impedito al nuovo terrorismo di Al Quaida di proliferare sulle coste del nord Africa», ha detto il sottosegretario Mantovano in una intervista al Corriere della Sera.

LA FRANCIA SCALPITA SENZA CONOSCERE IL PROFILO DEGLI INSORTI - «Una domanda che andrebbe posta ad alcuni nostri alleati che scalpitano tanto, a cominciare dalla Francia, è sapere quale sia il profilo di tutti i componenti del consiglio libico degli insorti. Quando analisti autorevoli informano che ci sono due ex ministri del governo di Gheddafi, della Giustizia e dell'Interno, che organizzazioni internazionali come Amnesty International hanno inserito nelle 'black list' come soggetti particolarmente dediti in prima persona alla repressione e alla violazione dei diritti umani, ci si chiede se tutto questo serva a mantenere soggetti che hanno questo profilo di comando o addirittura a farli avanzare ancora di più».

GLI AMERICANI A MOSCA PER CONVINCERE I RUSSI A COLLABORARE NELLA CRISI LIBICA - Doveva essere una visita 'di commiato' incentrata sul tema della cooperazione russo-americana e invece è diventata una missione sotto il segno del complicato dossier libico. Il segretario alla Difesa Usa Robert Gates è oggi a Mosca per incontrare il collega russo Anatoly Serdjukov e soprattutto il presidente Dmitri Medvedev, all'indomani di un inedito scontro tra il capo del Cremlino e il premier Vladimir Putin sull'intervento occidentale in Libia. Medvedev ha infatti pesantemente bacchettato il suo mentore, giudicando «inammissibile» il paragone tra la risoluzione Onu alla base dell'operazione Odissea e «un appello alle crociate, come nel Medio Evo», in una mossa che alcuni analisti fanno rientrare nel gioco delle parti tra i due leader russi, ma che molti segnalano come il primo aperto scontro su una questione di politica estera (che è prerogativa del presidente).
Gates, che non ha nascosto nei giorni scorsi di essere contrario all'intervento in Libia, ieri da Pietroburgo ha rilanciato le avance nei confronti della Russia, che vorrebbe in generale coinvolta nelle coalizioni internazionali, e nello specifico nella missione nordafricana. «Ma dubito che la Russia prenderà parte in alcun modo nelle operazioni in Libia», commenta oggi Viktor Litovkin, direttore della rivista 'Osservatore militare indipendente'. L'obiettivo è comunque portare la Russia su posizioni più collaborative.

IL PRESIDENTE DELL’UGANDA: MEGLIO GHEDDAFI CHE I FANTOCCI FILO OCCIDENTALI - Il Presidente ugandese Yoweri Museveni condanna i raid aerei lanciati dalla coalizione internazionale in Libia e accusa l'Occidente di usare due pesi e due misure. In un articolo pubblicato oggi dal quotidiano ugandese New Vision, Museveni sostiene che l'Occidente ha voluto imporre una no-fly zone in Libia, chiudendo invece un occhio su situazioni simili a quella libica, come in Bahrein e in altri Paesi con governi filo-occidentali.

NEL BAHREIN L’OCCIDENTE FA FINTA DI NON VEDERE - «In Libia hanno voluto a tutti i costi imporre una zona di interdizione di volo - ha dichiarato - in Bahrein e in altri Paesi filo-occidentali hanno chiuso un occhio su situazioni molto simili se non peggiori». In un comunicato di nove pagine, il leader ugandese ricorda anche che l'Unione africana (Ua) ha chiesto più volte, «senza successo, di imporre una no-fly zone in Somalia, per ostacolare i movimenti dei terroristi legati ad al Qaida che hanno ucciso cittadini americani l'11 settembre, e cittadini ugandesi lo scorso luglio, e hanno causato enormi danni ai somali. Perchè?».

APRIRE UN NEGOZIATO CON IL RAIS - Museveni ricorda anche gli errori commessi dal leader libico Muammar Gheddafi, come il sostegno al dittatore ugandese Idi Amin, il suo tentativo di indebolire l'Unione africana e la sua interferenza negli affari interni di diversi paesi africani, ma sottolinea anche come sia «un vero nazionalista» e non «un fantoccio dell'Occidente». «Preferisco i nazionalisti ai fantocci che curano interessi stranieri», scrive il leader ugandese.
Museveni invita quindi Gheddafi a sedersi a un tavolo con l'opposizione, «con la mediazione dell'Ua», perchè «il dialogo è l'unica via di uscita».

ATTRACCA A TRIPOLI IL RIMORCHIATORE ITALIANO SEQUESTRATO - Il rimorchiatore italiano 'Asso Ventidue' ha ormeggiato nel porto di Tripoli questa mattina e l'equipaggio è stato autorizzato dai militari libici a bordo a contattare familiari e compagnia. L'armatore rende noto che «tutti i membri dell'equipaggio stanno bene».
Terza notte di bombardamenti sulla Libia e ancora incertezze e polemiche sulla missione alleata nel paese.

LA CINA CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO: ANCORA BOMBARDATO IL BUNKER DI GHEDDAFI - Mentre la Cina reitera la sua richiesta di uno stop ai bombardamenti l'Italia insiste a chiedere un «un comando unificato della Nato».
Sul terreno, quella trascorsa è stata la terza notte di bombardamenti. Ancora una volta è stata presa di mira la residenza-bunker del leader libico Muammar Gheddafi a Tripoli, dove il rais userebbe civili e giornalisti occidentali come scudi umani. Secondo l'emittente araba al Jazeera, i raid hanno preso di mira anche installazioni radar di due basi dell'aviazione libica a Bengasi.