27 maggio 2024
Aggiornato 01:30
La battaglia

Berlusconi day alla Camera, bagarre su Di Pietro e compravendita

Gelo con Fini, il Premier perde la pazienza di fronte all'ex pm. «Traditori e venduti» ai centristi. Fli non applaude il Cavaliere

ROMA - La mattina scorre lenta e tranquilla, Silvio Berlusconi interviene senza lasciarsi andare a quelle «battute pungenti» che, confessa, in genere fa fatica a trattenere. Non alza mai gli occhi dal discorso scritto, un discorso pacato, rivolto sia alla maggioranza che all'opposizione. Nel giorno decisivo per il prosieguo della legislatura, la temperatura dell'Aula di Montecitorio sale nel pomeriggio, quando il presidente del Consiglio interviene per porre la questione di fiducia sulle sue comunicazioni e smentisce chi lo accusa di aver comprato dei deputati.

BAGARRE SU DI PIETRO - La vera e propria bagarre, tuttavia, scoppia quando prende la parola il leader Idv, Antonio Di Pietro. Il suo è un atto di accusa totalmente rivolto al «successore di Nerone», al «premier-imputato», allo «stupratore della democrazia». Dai banchi del Pdl esplode la protesta: alcuni lasciano l'Aula, altri ricoprono l'ex pm di «Vergogna» e «Buffone». Perde la pazienza anche Berlusconi che rompe il gelo con Gianfranco Fini - i due fino a quel momento si erano ignorati - chiedendo, a braccia allargate, un intervento del presidente della Camera. La terza carica dello Stato richiama due volte all'ordine Di Pietro, lo invita a usare un tono più consono all'Aula di Montecitorio ricordando che c'è la diretta televisiva. Berlusconi scuote la testa, voleva un intervento più decisivo.

TUTTO ESAURITO - Per l'atteso intervento del premier nell'Aula di Montecitorio c'è il tutto esaurito, una rarità in questa legislatura. Berlusconi incassa una cinquantina di applausi da Pdl e Lega, mentre i finiani restano impassibili concedendogli un battimani solo per i militari in Afghanistan. L'ovazione il presidente del Consiglio la strappa quando elogia nella lotta alla mafia i risultati ottenuti dalla «squadra Stato» e alla fine. Dal Pd arrivano soltanto cori di disapprovazione e risate. Fa ridere il Pd la promessa di Berlusconi di concludere la Salerno-Reggio Calabria entro il 2013 e fa ridere (anche Fini) la citazione sulla sua indole aperta al confronto.
Il presidente del Consiglio parla quasi un'ora, poi resta in Aula ad ascoltare il dibattito. Un banco più giù, vigile, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che in apertura di seduta aveva anche salutato con un cenno della mano Fini. Ed è in Aula che Berlusconi riceve dal suo portavoce Paolo Bonaiuti la notizia che martedì il presidente della Camera ha convocato i gruppi parlamentari di Fli per dare l'avvio al nuovo partito. Il Cavaliere non si scompone, l'espressione è quella cupa che ha da quando ha smesso di parlare, ma tradisce lo stato d'animo la sua richiesta che rivolge a un commesso di fermare la 'processione' dei deputati che vogliono stringergli la mano o conferire con lui.

LA REPLICA - Alle 14 Berlusconi lascia la Camera, va a preparare la replica a Palazzo Grazioli. Una replica che, sulla carta, ha lo stesso tono dell'intervento mattutino. Ma è un abito che sta stretto al premier che a un certo punto non può fare a meno di sfogarsi, alzando gli occhi dai fogli che fino a quel momento aveva seguito come una preghiera. «Inaccettabile e paradossale che mi accusino di calciomercato», ha detto visibilmente alterato. Ma non è bastato a impedire che i deputati accusati di aver soccorso il governo - da Saverio Romano e Bruno Cesario - venissero coperti di strali da parte dell'opposizione: «Traditore, venduto». Stessi epiteti, peraltro, che in un Aula dove dall'inizio della legislatura i cambi di casacca sono stati numerosi, dalla maggioranza dirigono a Paolo Guzzanti, ex Pdl, e al repubblicano Giorgio La Malfa quando annunciano il no alla fiducia.