28 maggio 2020
Aggiornato 20:30
Politica

Berlusconi: carta catto-comunista, un inferno governare così

Bersani: «Allora se ne vada». Idv: «Fascista». Bossi lo difende

ROMA - Un'architettura istituzionale che rende «un inferno» la vita di chi deve governare, una Costituzione scritta 60 anni fa e che sconta i «compromessi di matrice catto-comunista», soprattutto sulla parte relativa alla libertà d'impresa, in particolare l'articolo 41 ormai «datato» e che dunque va modificato. Silvio Berlusconi sceglie l'assemblea di Confartigianato per annunciare una «stagione di liberalizzazioni» che liberino l'Italia e gli imprenditori, la «spina dorsale del Paese», da quella che il premier definisce «l'oppressione giudiziaria, fiscale e burocratica». Tutta colpa della «cultura comunista» che per Berlusconi informa la Costituzione e che soprattutto negli anni '70 «è stata improntata al sospetto verso l'uomo e le sue iniziative», verso l'imprenditore visto come «sfruttatore ed evasore».

Parole che provocano la reazione delle opposizioni. Pierluigi Bersani fa notare che il premier, assumendo l'incarico, «ha giurato sulla Costituzione: se non gli piace vada a casa». Duro anche Antonio Di Pietro: «Solo nei modelli fascisti si può fare a meno delle regole costituzionali e del Parlamento». Ma chi difende il premier è l'alleato Umberto Bossi: «Certo che la Costituzione è vecchia: stiamo cercando di cambiarla proprio per quello».

Un clima in cui il premier si riconcilia platealmente con Emma Marcegaglia, abbracciandola e baciandola arrivando all'Auditorium della Musica. E poi, da imprenditore tra gli imprenditori, Berlusconi lamenta le difficoltà «che appaiono insormontabili» nell'attività del Governo: «Vista da dentro è un inferno», «abbiamo un'architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare i progetti in leggi compiute e operanti dello Stato. I tempi sono incredibili».

Ma Berlusconi un altro progetto lo annuncia anche oggi: una «stagione di liberalizzazioni» che elimini «permessi, autorizzazioni e licenze» per svolgere un'attività economica, roba «da Stato totalitario»: l'obiettivo è arrivare ad un sistema per cui «basterà una comunicazione allo sportello unico dell'impresa». Domani sarà approvato dal Cdm il regolamento per lo sportello unico, poi «entro l'autunno» sarà legge lo statuto delle Pmi, con «il limite massimo alla pressione fiscale».

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