16 novembre 2019
Aggiornato 02:00
E' la presunta trattativa fra mafia e istituzioni il tema portante della trasmissione

Annozero: trattativa fra Stato e Cosa nostra, Borsellino la scoprì

Ciancimino jr, figlio dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia, tenta di smentire il padre e il generale Mori

CALTANISETTA - E' la presunta trattativa fra mafia e istituzioni il tema portante della trasmissione Annozero di ieri sera, ma anche il fatto che secondo quanto riferito dal ministro della Giustizia dell'epoca, Paolo Borsellino sapeva della trattativa. Claudio Martelli ha infatti detto che Liliana Ferraro, principale collaboratrice di Giovanni Falcone, una trentina di giorni dopo la strage di Capaci avrebbe ricevuto la visita dell'allora capitano Giuseppe De Donno «che l'aveva informata che Massimo Ciancimino aveva la volontà di collaborare» ma voleva delle garanzie politiche. Secondo quanto riferito da Martelli, la dottoressa Ferraro avrebbe detto a De Donno di «riferire queste cose al magistrato competente, e cioè a Paolo Borsellino». Questa circostanza, in verità, non è emersa finora nemmeno nei processi che si sono svolti a Caltanissetta, in Corte d'assise, dove la dottoressa Ferraro è stata pure interrogata.

Massimo Ciancimino, presente ad 'Annozero', figlio dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia e deceduto nel novembre 2002, ha parlato invece della presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra. Contrariamente a quanto accertato finora in via giudiziaria, secondo Massimo Ciancimino, la trattativa sarebbe cominciata prima della strage di via D'Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta, e dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

Il prefetto Mario Mori, all'epoca comandate del Ros, ha sempre detto di aver incontrato Vito Ciancimino mentre era ai domiciliari a Roma, dopo la strage di via D'Amelio del 19 luglio '92. Anche lo stesso Vito Ciancimino, in più interrogatori e in un manoscritto, disse che tale incontro era avvenuto dopo la strage di via D'Amelio. In particolare Vito Ciancimino riferì ai magistrati Giancarlo Caselli e Antonio Ingroia di aver deciso di collaborare con i carabinieri «dopo i tre delitti, quello di Lima che mi aveva sconvolto; quello di Falcone che mi aveva inorridito; quello di Borsellino che mi aveva lasciato sgomento, cambiai idea e ricevetti nella mia casa di Roma» il capitano De Donno. Anche stasera, Massimo Ciancimino ha confermato la sua 'tesi' che smentisce le affermazioni del padre.

La valenza delle date è data dal fatto che, secondo alcune ipotesi, la strage di via D'Amelio avrebbe avuto una accelerazione a causa dell'interruzione della trattativa. In particolare si sostiene che Paolo Borsellino avrebbe 'scoperto' questa trattativa e si sarebbe opposto con forza. Una delle date in cui si vuole che Paolo Borsellino abbia avuto notizia della trattativa è quella del primo luglio 1992, giorno in cui, secondo quanto afferma un collaboratore di giustizia, Gaspare Mutolo, Borsellino avrebbe incontrato Nicola Mancino, attuale vicepresidente del Csm, che proprio in quel giorno si insediava al Viminale, dopo essere stato nominato in quel Dicastero due giorni prima. Mancino ha sempre smentito categoricamente quell'incontro. C'è da rilevare che notizie su una presunta 'trattativa', anteriore alla strage di via D'Amelio, si erano avute al Senato della Repubblica. Una lettera anonima, infatti, inviata a trentanove destinatari, fra i quali al numero venti lo stesso Paolo Borsellino, sostanzialmente riferiva di una trattativa in corso con la mafia. Quell'atto, che il senatore Libertini depositò nel giugno di quell'anno al Senato e che venne pubblicato, per intero, proprio il primo luglio del 1992, su un quotidiano siciliano.