5 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Emilia Romagna: in un anno 668 persone in più negli istituti carcerari

Relazione della Regione sulla situazione penitenziaria in Emilia-Romagna

L'assessore Dapporto: «Il numero dei detenuti è ritornato progressivamente ai livelli pre-indulto. Situazione grave: oltre al sovraffollamento, c'è carenza di personale»

Centocinquantadue persone per 100 posti di capienza regolamentare. E’ l’indice di sovraffollamento medio delle carceri in Emilia-Romagna, che supera quello nazionale (113). Un dato non certo incoraggiante, a cui si aggiunge la generale carenza di personale. E’ quanto emerge, in sintesi, dalla Relazione sulla situazione penitenziaria nel 2007 in Emilia-Romagna elaborata dalla Regione. Un documento previsto da una normativa recente – la legge 3 del 2008 sulla tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della Regione – realizzato dall’assessorato alle Politiche sociali in collaborazione con gli assessorati alle Politiche per la salute e alla Scuola e lavoro, che verrà illustrato prossimamente alla Commissione assembleare Politiche per la salute e politiche sociali.

Nel 2007 «il numero dei detenuti è ritornato progressivamente ai livelli pre-indulto, con un incremento mensile che, a livello nazionale, si è attestato attorno alle 800 persone, a livello regionale sulle 55 – ha sottolineato l’assessore alle Politiche sociali della Regione Anna Maria Dapporto, presentando la relazione alla Giunta – . In Emilia-Romagna l’aumento complessivo nell’arco dell’anno è stato di 668 persone: + 22,68%. Nella nostra regione – ha continuato l’assessore – la situazione è grave: oltre al sovraffollamento, si rilevano quasi ovunque carenze di personale, che concorrono a rendere più drammatica la situazione. L’insieme di questi due problemi determina una degenerazione della vivibilità in carcere. Voglio ricordare – ha concluso Anna Maria Dapporto – che la responsabilità di ciò che avviene all’interno degli istituti è del ministero della Giustizia, mentre Regioni ed enti locali lavorano sul tema del reinserimento sociale e lavorativo».

La popolazione carceraria in Emilia-Romagna
A fine dicembre 2007, nei 12 istituti dell’Emilia-Romagna erano presenti complessivamente 3613 detenuti (3499 uomini e 114 donne), su 2382 posti di capienza regolamentare (fonte ministero della Giustizia). 1.843 gli stranieri, ovvero il 51,01% dei detenuti (in alcuni istituti la percentuale supera il 60%). Una percentuale, quest’ultima, simile ad altre regioni del nord: nel Veneto il 60% dei detenuti sono stranieri e in Lombardia il 48%.
La relazione della Regione traccia un profilo della popolazione carceraria: quasi il 63% dei detenuti è residente in regione, il livello di istruzione è basso (il 31,88% ha al massimo la licenza elementare, il 57% la terza media), quasi la metà – prima di andare in carcere – risultava disoccupato. Per quanto riguarda la posizione giuridica, oltre il 70% dei detenuti è in attesa di giudizio. La maggior parte delle persone deve scontare una pena inferiore a 6 anni: la permanenza media dei detenuti in carcere risulta in generale molto bassa, mentre il turn-over è altissimo. Un aspetto, quest’ultimo, ancora più rilevante per le donne.
Circa le tipologie di reato in Emilia-Romagna il 40,71% dei detenuti è in carcere per reati legati alla droga; una cifra destinata a salire al 55,29% se si considerano solo gli stranieri (1019 su 1843). E se negli ultimi anni sono cresciuti in misura ridotta i detenuti per reati di stampo mafioso, è aumentato invece il numero delle persone detenute per violazione della legge sull’immigrazione.

L’intervento della Regione
Le attività e gli interventi che la Regione svolge a favore dei detenuti ed ex-detenuti sono regolate da Protocolli d’Intesa siglati con il ministero della Giustizia. Il reinserimento sociale è frutto di un’integrazione fra l'opera svolta durante il periodo della carcerazione e quello da svolgere successivamente; l’obiettivo quindi è sviluppare sempre più una stretta collaborazione fra gli operatori impegnati nell'attività all'interno degli istituti (appartenenti all'amministrazione penitenziaria, dipendenti da enti locali, o volontari) e gli operatori che seguiranno i casi dopo la dimissione nel territorio di appartenenza.
Lo strumento principale delle politiche sociali per la re-inclusione delle persone detenute è costituito dai finanziamenti regionali ai Comuni sedi di carcere all’interno del Programma finalizzato al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, affidato alla progettazione dei Piani sociali di zona. Ogni anno la Regione destina 400.000 euro, cifra quasi raddoppiata dagli enti locali. Attraverso i Piani sociali di zona, i Comuni continuano a gestire i progetti mirati alla mediazione culturale, al miglioramento della qualità della vita in carcere e al reinserimento socio-lavorativo delle persone. A questi strumenti si va ora a sommare la legge 3 del 2008, «Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della Regione Emilia-Romagna», che consolida l’insieme delle politiche regionali sull’area penale.