20 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
industria 4.0

Confindustria vuole un piano di politica economica 4.0 per le imprese

Confindustria ha riunito a Verona 7mila imprenditori per presentare un piano di politica economica per l'Italia

Vincenzo Boccia
Vincenzo Boccia ANSA

VERONA - Oltre al digiuno digitale delle campagne elettorali, i programmi dei candidati sembrano aver dimenticato quasi completamente le imprese. Si parla di lavoro, di accrescere la produttività, ma dei nostri imprenditori italiani neppure l’ombra. E non è sufficiente che Di Maio abbia inserito nel suo programma un capitolo Fintech, nè tantomeno che Salvini parli di tassare i robot. Per Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria - in un’intervista rilasciata al Corriere - manca la centralità delle imprese in quella che dovrebbe essere la vera crescita economica del nostro Paese, laddove solo le imprese potrebbero contribuire a sviluppare quell’occupazione di cui l’Italia ha tanto bisogno.

E forti dei risultati raggiunti dal Piano Industria 4.0, migliaia di imprenditori (sono 7mila gli accreditati) si sono ritrovati oggi a Verona, per le Assise Generali 2018. Un momento di confronto, incentrato sulla sostenibilità, per fare il punto e per presentare un piano che possa essere ascoltato dal prossimo Governo. «Niente promesse elettorali, ma un piano organico di politica economica»: è questo il concept delle Assise di Confindustria che si fonda su tre pilastri precisi, più lavoro, più crescita, meno debito pubblico. Il punto di vista è che «non bisogna smontare le cose fatte in questi anni e che hanno dato effetti economici positivi».

Già, perchè a quanto pare - almeno agli occhi di Confindustria - le mosse targate Renzi, hanno funzionato. In primis il Jobs Act e il Piano Industria 4.0, ma anche la legge Fornero che - dice Boccia - addirittura il francese Macron vuole copiarci. Mentre qui, in Italia, le campagne elettorali parlano di smontare. E sì, il Piano Industria 4.0, alla fine - tra ritardi e critiche - poi ha funzionato. E i risultati si toccano con mano, sono tangibili. Del resto il pacchetto voluto dal MISE, ma nato su iniziativa parlamentare, si è focalizzato, prima di tutto, sui macchinari. Nell’ultimo trimestre del 2017 gli ordinativi di robot e di macchine utensili destinati al mercato italiano hanno fatto un balzo in avanti senza precedenti, raggiungendo un incremento dell’86,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Lo ha ribadito a chiare lettere a Torino anche Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali Confindustria, spiegando come l’iperammortamento e il superammortamento siano state le carte vincenti per le nostre imprese, strumenti concreti che le stanno traghettando verso la digitalizzazione. Chiaro, ora c’è da andare avanti e fare in modo che Industria 4.0 non sia stato solo uno specchio per le allodole. Per Bianchi, una cosa da fare, sarebbe attuare una trasformazione delle aliquote di ammortamento oltre ad agevolazioni che comprendano anche altre attività rispetto alle macchine.

Per Bonomi, di Assolombarda, il lavoro da fare è sulle imposte. «Gli oltre 30 miliardi che rappresentano ancora la somma di gettito Irap e Imu-Tasi gravanti sulle imprese, in aggiunta e agli altri 30 miliardi di gettito Ires, devono insieme significativamente diminuire». Alle Assise si parla, inoltre, di un unico credito d’imposta 4.0, una revisione dei coefficienti di ammortamento per i beni 4.0, oltre alla realizzazione di 50 fabbriche faro. Si chiede la realizzazione di una piattaforma per promuovere l’incontro tra investitori e imprese impegnate in processi di crescita. E tanto altro ancora.

A Verona oggi non ci sono politici, ma solo imprenditori. Le Assise partoriranno un documento, una proposta organica da sottoporre a chi si candida a governare il Paese. Senza colori e senza bandiere, a prescindere da chi sarà. A patto che faccia l’interesse dell’Italia che - secondo Boccia - potrebbe essere il primo Paese manifatturiero al mondo, «i nostri imprenditori e le nostre imprese sono le migliori». Ma serve un piano di politica economica preciso, che dia continuità a quanto raggiunto fino a oggi. A quella crescita dell’11% degli investimenti, addirittura superiore a quella tedesca.