Matteo Salvini vuole una tassa sui robot (ma la proposta c'è già)

Matteo Salvini propone una tassa sui robot per salvaguardare il lavoro. Ma la proposta Made in Italy c'è già
Matteo Salvini vuole una tassa sui robot (ma la proposta c'è già)
Matteo Salvini vuole una tassa sui robot (ma la proposta c'è già) (ANSA)

ROMA - Matteo Salvini come Bill Gates: per governare il futuro, ci vuole una tassa sui robot. L’obiettivo, naturalmente, è salvaguardare il diritto al lavoro e «tassare le imprese che impiegano robot per tutelare i lavoratori che rischiano di perdere il posto». Il lavoro prima di tutto, agli italiani (e non alle macchine, ndr.). Lui, però, non è contro il futuro, non vuole fermarlo, ma solo regolarlo. E allora ha pensato - come Bill Gates - che la tassa potesse essere una buona soluzione. «Se con la flat tax noi riduciamo le tasse sulle famiglie e le imprese, per quanto riguarda le grandi imprese sarebbe opportuno che una parte di questi maggiori utili venissero reinvestiti in formazione», ha continuato Salvini.

A conti fatti si tratta della prima volta che il tema dei robot finisce in campagna elettorale, formalizzato in una dichiarazione, anche se poco chiaro resta il meccanismo secondo cui questa tassa possa essere applicata. Del resto, il tasso di sostituzione del lavoro umano può essere molto alto e arrivare addirittura al 100% a seconda dei lavori.

Naturalmente le affermazioni di Salvini hanno innescato anche il dibattito elettorale, da un Carlo Calenda che ha parlato di tassa «suicidio» per le PMI a Oreste Pastorelli, deputato PD e primo firmatario di una proposta di legge italiana che, anche stavolta, segue le orme di Bill Gates. Già, perchè l’imbastitura per una tassa sui robot Made in Italy c’è già.

Nello specifico, il provvedimento interviene sull’imposta sul reddito della società (Ires) aumentando di un punto percentuale l’aliquota qualora l’attività produttiva sia realizzata e gestita direttamente da macchine intelligenti. L’aumento, tuttavia, non scatterebbe nel caso in cui l’azienda investisse lo 0,5% dei propri ricavi in progetti di riqualificazione professionali dei propri lavoratori dipendenti (welafare aziendale, per intenderci).

Anche la Commissione Europea, in realtà, sta guardando nella direzione di tassare i robot, anche se il dibattito sulla questione è allo stadio embrionale e non sembra aver fatto passi in avanti rispetto a un anno fa, quando era stata presentata la risoluzione di Mady Delvaux. Frutto dell'attività di un apposito gruppo di lavoro sulle questioni legali relative allo sviluppo di robotica e intelligenza artificiale che annovera tra i suoi punti anche l’introduzione di un reddito di base a favore dei lavoratori che progressivamente verranno sostituiti dai robot. Oltre a una serie di norme volte a creare un codice di condotta etico, soprattutto per evitare che vengano a instaurarsi relazioni affettive tra uomo e macchine.

Ma se ci pensiamo, tassare i robot significa, prima di tutto, tassare le aziende. E dopo aver fatto tanto per spingerle verso l’innovazione. Un interessante spunto per questa riflessione è stato dato da Mario Seminerio, economista, secondo cui la proposta di Bill Gates avrebbe come obiettivo quello di evitare che le Big Company, sotto pressione a causa di eventuali sollevazioni popolari per la perdita di posti di lavoro, debbano privarsi del capitale generato dalla tecnologia. E poi ci sono le piccole e medie imprese. E per loro sarebbe un colpo basso. «La tassazione dei robot non è altro che un aumento della tassazione sul reddito d’impresa o una patrimoniale sull’impresa - dice Seminario -. Se si eccede un certo livello di reddito le aziende smettono quindi di ricorrere alla tecnologia. E dopo si vede cosa succede. Questa proposta significa intervenire sulla tassazione d’impresa, peraltro in un momento dove in tutto il mondo c’è una vivace competizione per abbassare la fiscalità sulle imprese e attrarre aziende estere sul territorio».