17 giugno 2019
Aggiornato 18:30
Criptomonete

Bitcoin è morto, ma il funerale è già pagato!

Come il mese di gennaio negli ultimi anni si sia sempre dimostrato un mese nero, con crolli improvvisi di Bitcoin

Bitcoin è morto, ma il funerale è già pagato!
Bitcoin è morto, ma il funerale è già pagato! ( Shutterstock )

MILANO - «Ho trascorso più di 5 anni come sviluppatore Bitcoin. Il software che ho scritto è stato utilizzato da milioni di utenti, centinaia di sviluppatori [...] Ho parlato di Bitcoin su Sky, TV e BBC News. Sono stato ripetutamente citato dall' Economist come esperto Bitcoin e sviluppatore di spicco. Ho spiegato Bitcoin alla SEC, ai banchieri e alle persone comuni che ho incontrato nei caffè.  Fin dall'inizio, ho sempre detto la stessa cosa: Bitcoin è un esperimento e, come tutti gli esperimenti, può fallire. Quindi non investire ciò che non puoi permetterti di perdere. L'ho detto in interviste, sul palcoscenico delle conferenze e via e-mail. [...] Ma, pur sapendo che Bitcoin poteva fallire da sempre, l'ormai ineludibile conclusione che sia davvero successo mi rattrista molto. I fondamentali sono rotti e qualunque cosa accada al prezzo nel breve periodo, la tendenza a lungo termine dovrebbe probabilmente essere al ribasso. Non parteciperò più allo sviluppo di Bitcoin e ho venduto tutte le mie monete. Perché Bitcoin è fallito? E' fallito perché la comunità è fallita».

Bitcoin è fallito?
Sembrano parole scritte in questi giorni da uno degli sviluppatori di Bitcoin, dopo che in questi ultimi due giorni il valore della moneta è «crollato» con minimi a 9000 dollari. Sembrano quasi il rimpianto di chi, dopo aver brindato al Bitcoin il cui valore era sufficiente per comprare un'utilitaria, si è visto dilapidare metà del proprio capitale nel giro di pochi giorni. E invece vi sbagliate. Già, perchè queste frasi sono l'incipit di un post sul blog personale di Mike Hearn, ex Google ed ex sviluppatore di Bitcoin, del GENNAIO 2016, in cui continua il suo commiato per la criptomoneta accusando il sistema di scarsa trasparenza, trovando un grande e unico colpevole: la Cina.

La Cina, appunto, accusata anche l'anno dopo dal Sole24Ore in questo articolo, dopo il crollo registrato in pochi giorni e superiore al 20%, collegato anche alla possibile ascesa di Trump, oltre che alla crisi monetaria dello Yuan.

R.I.P. Bitcoin, is time to move on
«I miners cinesi controllano il 50% della capacità produttiva di Bitcoin (tralansciando il grossolano errore di comprensione del funzionamento del mining: i miners non creano Bitcoin ma controllano e convalidano i blocchi delle transazioni attraverso il sistema di Proof of Work), Bitcoin è morto!». Anche qui siamo di fronte a una notizia che non è stata scritta in questi giorni, bensì la solenne sentenza di Vivek Wadhwa sul Whashington Post, sempre a gennaio di due anni fa.

Anche in Italia ci eravamo resi conto già al tempo che Bitcoin fosse morte. Qui Wallstreetitalia riprendeva le parole di Hearn piangendo sul criptocorpo ormai esanime della madre delle valute digitali. Ma fu solo quello l'unico momento in cui annunciammo la fine della rivoluzione monetaria mondiale?

Guardando il riferimento ai prezzi toccati da Bitcoin nei tre anni antecedenti a questo, si vede come, seppure nell'imprevedibile volatilità dell'andamento della criptomoneta, ci sia una ciclicità abbastanza curiosa: gennaio è il mese mortale.

2015
2015 (Coinmarketcap)
2016
2016 (Coinmarketcap)
2017
2017 (Coinmarketcap)

I punti più bassi sono stati registrati tutti nelle settimane centrali di gennaio nel 2015, 2016 e 2017, per poi ri-stabilizzarsi a livelli "normali" nelle settimane successive. Questa volta, però, è tutto il sistema ad aver risentito il colpo. Ripple è tornata sotto il dollaro, perdendo il 70% del valore dal record di 3,81, Litecoin è passata da 365 a 165 dollari, per la gioia di Charlie Lee, suo fondatore che aveva liquidato il suo patrimonio alla soglia dei 300. Chissà se ora sarà invogliato ad acquistare di nuovo la moneta da lui stesso creata per «risollevarne le sorti».

Dovremmo acquistare Bitcoin ora?
Acquistare, appunto, quando il mercato scende. Giocare contro i trend, un rischio che in pochi possono correre, anche se stando a quanto successo negli ultimi anni, il prezzo sarà prossimo a salire. La situazione odierna, seppur molto simile, è comunque più complicata in quanto gli attori coinvolti sono molti di più e il volume «bruciato» in valore assoluto dalla generica caduta di tutte le altre criptomonente in un effetto domino devastante è di proporzioni ben più consistenti. La chiusura della piattaforma Bitconnect, la minaccia di regolamentazione eccessiva degli exchange, la paura delle movimentazioni cinesi, le speranze del sistema ICO e la forza delle criptomonete alternative minano l'integrità di Bitcoin, come forse non era mai successo fino ad oggi. Sicuramente il sistema ne avrà maggiore beneficio in modo generale: nuova concorrenza significa avere migliorie sui sistemi, maggiori controlli, un aumento di sicurezza ed essere sotto l'occhio dei riflettori di tutto il mondo può solo giovare a un sistema giovane che ha ancora bisogno di crescere. Sperando che non sia un attacco eccessivo a una tecnologia ancora troppo giovane, per il contesto innovativo in cui viviamo.

A questo marasma di informazioni carenti, vociare mainstream sulle criptomomente e finti esperti, va tuttavia aggiunto un ultimo, piccolo grande dilemma: i Futures che hanno al 26 gennaio la chiusura della prima trance: «Flight attendants, prepare for landing please. For your safety and comfort, please remain seated with your seat belt fastened!».