18 ottobre 2018
Aggiornato 14:30

Il Fintech può fare di più: «Le nostre proposte per il 2018»

Gli obiettivi di Assofintech la neonata associazione di categoria che si occupa dell'innovazione finanziaria
Il Fintech può fare di più: «Le nostre proposte per il 2018»
Il Fintech può fare di più: «Le nostre proposte per il 2018» (Shutterstock.com)

MILANO - L’attenzione verso le Fintech si è dimostrato effervescente durante l’anno appena trascorso. Un interesse mostrato gradualmente anche dalle istituzioni e culminato con l’ingresso nella legge di bilancio dell’aliquota al 26% per le piattaforme di peer-to-peer lending, ovvero che effettuano prestiti online tra privati o aziende. Un passo avanti importante, ma che - tuttavia - lascia ancora ampio margine d’azione nel nostro Paese. L’interesse sempre più crescente per il Fintech, inoltre, è sfociato nella costituzione, a fine 2017, di Assofintech, un’associazione di categoria che ha, finora, raccolto l’adesione di sessanta tra le principali imprese Fintech italiane.

Ed è proprio da AssoFintech che arrivano i primi moniti. «Quello italiano è un mercato molto attraente: nell'asset management è il più ricco in assoluto in Europa, e numerose società del fintech da Spagna, Francia e Germania stanno iniziando a metterci sopra gli occhi», racconta Fabio Brambilla, fondatore di Fintastico e presidente dell’associazione. AssoFintech, che ha già iniziato un'interlocuzione con la politica, per il 2018 ha pronto un lungo elenco di obiettivi da portare avanti per non rimanere indietro in un mercato "velocissimo", dove le innovazioni "sono continue». Si parte dall'identificazione digitale, cioè dalla possibilità di sottoscrivere contratti via web, "accettati ormai nella stragrande maggioranza degli Stati" per arrivare alla più volte citata «sandbox», una specie di recinto legislativo agevolato dove le startup possono testare le loro sperimentazioni sul mercato.

Lo sviluppo di politiche più incentivanti, infatti, rappresenta il nodo cruciale affinché le startup possano - nel medio periodo - prosperare anche in Italia. Del resto, benché le startup innovative godano di ottima salute, non sono ancora riuscite a contrastare del tutto le banche tradizionali. Queste continuano a restare in cima alle preferenze per quanto riguarda la gestione dei risparmi (67%), i finanziamenti (57%) e i pagamenti in mobilità (47%). Oltre 700 le startup che, dal 2014 a oggi hanno ricevuto finanziamenti per 25,7 miliardi di dollari, a livello globale. Il nodo cruciale, però, è rappresentato dal fatto che le Fintech, almeno finora, non hanno portato ad una chiara disruption di componenti del mercato o sono riuscite ad imporsi su un servizio o un segmento dell’intermediazione finanziaria, finendo - nella maggior parte dei casi - per essere acquistate dalle banche centrali o, nella peggiore delle ipotesi, indirizzare il loro business. Sul fronte Fintech si starebbe muovendo anche l’Europa: Bruxelles avrebbe, infatti, un piano per proporre delle licenze europee per aiutare le Fintech a svilupparsi maggiormente sul mercato del Vecchio Continente.

L'obiettivo più ambizioso, tuttavia, è provare a convincere il prossimo Governo ad allargare a fondi chiusi e venture capital la platea di destinatari dei Piani individuali di risparmio. Tentativo già avviato quest’anno dall’onorevole Silvia Fregole che - tuttavia - non ha avuto riscontri. I pir investono solo nelle società quotate, "un limite", secondo Brambilla, che esclude tante startup, non solo del Fintech, limitando il potere d'azione dello strumento finanziario. Con le banche c'è meno competizione di quanto si possa pensare. "Intanto, Assofintech ha aperto all'ingresso nell'associazione anche dei grandi gruppi bancari. Poi, a mio avviso, le startup del Fintech sono 'facilitatori' di innovazione e tra cinque-dieci anni potrebbe ripetersi quanto accaduto in passato nel mondo del pharma, quando le grandi industrie hanno cominciato a delegare all'esterno l'innovazione acquistando poi i brevetti più promettenti".

Dunque, è probabile che in futuro le società del Fintech saranno 'scalate' da qualche società tradizionale, com'è successo, ad esempio, a Moneyfarm con Allianz; oppure, saranno direttamente incorporate da qualche big del settore bancario o assicurativo.

Per il presidente di Assofintech, è più difficile prevedere quale sarà il futuro delle criptovalute. I Bitcoin e le altre valute, che stanno proliferando in varie tipologie, «possono diventare una commodity, magari un sostituto dell’oro, oppure monete con modalità di spesa interessanti se – ammette Brambilla – si crea un’infrastruttura adeguata. Il livello di attenzione, però, è stato esagerato e trainato solo da rendimenti stellari, con ancora poca sostanza». Milano sarà la capitale del fintech. «Si sta spingendo molto per questo, ma la vera sfida è diventare una controparte qualificata di altre hub come Parigi, Londra e Francoforte»