24 ottobre 2018
Aggiornato 06:30

2017. Un anno di Fintech (sperando in un 2018 di fatti)

Abbiamo analizzato insieme a Stefano Azzalin, responsabile del Fintech District, i punti salienti del 2017 e fatto previsioni
2017. Un anno di Fintech (sperando in un 2018 di fatti)
2017. Un anno di Fintech (sperando in un 2018 di fatti) (Shutterstock.com)

BIELLA - Dall’inaugurazione del Fintech Distric a Milano all’emendamento passato alla Legge di Bilancio. Complice anche l’impatto mediatico, il 2017 è stato quell’anno che ha decretato la vera consapevolezza - anche da parte dei consumatori - delle innovazioni tecnologiche in ambito finanziario. Una consapevolezza che spesso, passa attraverso le piattaforme di crowdfunding, quelle dei prestiti online tra privati o le app per i pagamenti mobile, con startup come Satispay che sono approdate direttamente nel mercato consumer attraverso le partnership con le catene di grande distribuzione Esseluga e Coop (per poi approdare anche su PagoPa per i pagamenti digitali della Pubblica Amministrazione). Insomma, un anno di grande accelerazione, come evidenzia anche Stefano Azzalin, responsabile proprio del Fintech District, progetto promosso da SellaLab e Copernico. «Ricordiamoci che il Fintech è di fondamentale importanza per il rilancio economico del Paese, perché l’innovazione di questo settore tocca nel profondo il sistema economico e il suo funzionamento, e un Paese, come qualsiasi altra Impresa, se non è efficiente non è competitivo. Serve quindi innovazione, oltre a cultura e apertura. Ritengo siano queste le parole chiave e direi che quello che ci portiamo a casa dal 2017 è stata una grande operazione di diffusione culturale del fenomeno. A cui ora dovranno seguire risultati concreti».

Il 2017, poi, si è concluso con buon risultato, sotto il punto di vista della regolamentazione, con un pacchetto Fintech che entra dritto dritto nella Legge di Bilancio 2018. Niente «sandbox», come prevedeva la proposta originale, ma un emendamento che agevola le piattaforme di prestiti online (le cosiddette piattaforme di peer-to-peer lending). Dal 1° gennaio 2018, infatti, sarà applicata un’aliquota al 26% sugli interessi percepiti da chi, appunto, presta denaro attraverso queste piattaforme digitali. «Il tavolo di lavoro, l’indagine conoscitiva e le audizioni hanno sicuramente gettato le basi per un’azione coordinata di miglioramento del settore», ci conferma Azzalin.

Benché i presupposti siano ottimi, dall’altra la strada è tutt’altro che in discesa. Secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano le Fintech, almeno finora, non hanno portato ad una chiara disruption di componenti del mercato e neppure sono riuscite ad imporsi su un servizio o un segmento dell’intermediazione finanziaria, finendo molto sovente per essere acquisite da banche tradizionali sicuramente più forti. «La velocità dell’evoluzione tecnologia e i tempi della sua adozione non possono essere allineati - continua Azzalin -. Questa differenza passa da una cultura e da un sensibilità all’innovazione che non è di tutti e ci sono aspetti che possono rallentare anche di molto l’affermarsi del progresso. Pensiamo ad esempio all’utilizzo del contante rispetto al suo equivalente digitale e a quanto questo registri molte differenze tra i Paesi del Nord e del Sud Europa. Questo vale sia per le persone, ma ancor di più per soggetti privati come le possono essere le banche, ed è proprio per questo che l’innovazione nel settore bancario è determinante. Se le banche saranno in grado di innovare nei vari ambiti in cui operano, allora allora si avrà impatto positivo sia sulle imprese che sui consumatori finali che tradizionalmente vedono nella banca il primo interlocutore. Quest’ultimo aspetto non riguarda forse le nuove generazioni, per le quali l’approccio self-service è prevalente. Ma il fatto che sia self-service non vuol dire che la banche non ci siano o che siano state distrutte, significa bensì che saranno solo differenti e meno ‘visibili’».

Se da una parte aumenta l’interesse verso le Fintech e i nuovi servizi finanziari, dall’altra emerge sempre di più il «timore» di un’ingerenza da parte dei colossi Tech. Nel mondo dei pagamenti, tutti gli occhi sono puntati sull'ecosistema che aiuta i retailer a elaborare le transazioni con carte di credito. Se i giganti del Web come Amazon o Facebook decidessero di passare alla finanza, avrebbero alcuni vantaggi importanti rispetto alle banche: dati migliori, un'esperienza utente superiore e un'immensa fedeltà dei clienti. E’ possibile che Amazon, Google, Facebook, e Apple vadano più a fondo nel finanziamento online delle piccole imprese? «Partiamo dal presupposto che è senza dubbio importante monitorare quali sono le innovazioni dei cosiddetti «big», semplicemente perché avendo un gran seguito di utenti, il cambio delle abitudini che sono in grado di generare può impattare interi settori - afferma Azzalin -. E questo potrà capitare anche nel settore della finanza e del banking. Ma se è vero che le Fintech stanno guidando la trasformazione delle banche, così dubito che i grandi colossi del web possano entrare con forza in questo settore modificando radicalmente il loro core business e la loro value proposition. È più probabile che lo facciano con brand paralleli o servizi dedicati frutto di politiche di investimenti e di acquisizioni, così da consentire loro di essere più veloci ed efficienti. Si torna quindi alle Fintech, ed è questo il motivo per cui è importante conoscerle».

Una domanda ci sorge quindi spontanea, che poniamo a Stefano Azzalin. Cosa ti aspetti per il 2018?
Mi aspetto sicuramente un anno fortemente orientato ai fatti. Nel 2017 si è seminato molto ma inevitabilmente l’attenzione si sposterà dal Fintech verso altri settori quali l’insurtech e l’industry 4.0. Ora mi aspetto che molte iniziative avviate nel 2017 nel corso di questo nuovo anno si stabilizzino e portino i primi risultati concreti. E mi aspetto che qualche altra Fintech emerga con forza, affinché l’Italia possa essere tra le big in Europa per attrarre i capitali che servono per far crescere il settore.