22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
fintech

Così le imprese avranno più capitali: ecco le proposte per il Fintech italiano

Proposte concrete per aiutare le imprese ad attrarre più capitali attraverso gli strumenti finanziari realizzati dalle Fintech

Così le imprese avranno più capitali: ecco le proposte per il Fintech italiano
Così le imprese avranno più capitali: ecco le proposte per il Fintech italiano Shutterstock

MILANO - «Quando parliamo di Fintech, non dobbiamo concentrarci solo sulle startup tecnologiche, ma soprattutto su tutte quelle nuove soluzioni che consentono di portare la finanza alle imprese innovative». Alla Commissione Finanze, alla Camera, Alessandro Lerro, di AssoFintech ha portato delle soluzioni concrete. Dodici proposte «legislative» che dovrebbero facilitare l’ingresso in Italia della nuova finanza. Anche perchè l’obiettivo dell’indagine conoscitiva promossa dal deputato del Pd Sebastiano Barbanti è quella di arrivare a una legge. Oggi, a pochi giorni dalla conclusione dell’indagine, cominciano a tirarsi le somme. In un paese come l’Italia, dove la finanza privata nelle aziende è ridotta all’osso, dove prevale ancora il debito bancario (tra gennaio e giugno 2017 il sistema bancario avrebbe erogato alle startup innovative italiane 120 milioni di euro, contro i 75 milioni di investimenti in equity) c’è bisogno di nuove regole.

«Il nostro Venture Capital resta ancora affetto da nanismo con 100-120 milioni di euro investiti all’anno contro paesi come la Gran Bretagna che di euro, invece, ne investe 2 miliardi - dice Alessandro Lerro -. Continuano ad aver poche società quotate (erano 290 nel 2014) contro le 595 della Germania e le circa 2mila dell’Inghiletrra. Un’occasione persa dato che (come dice un sondaggio Consob) le società quotate generano più fatturati, più investimenti ed occupazione. In questa ottica il Fintech può essere un ottimo ausilio per portare più capitale alle imprese».

Lerro parte dall’equity crowdfunding, un mercato che ha visto una crescita esponenziale in questo 2017 e che, con tutta probabilità, raggiungerà i 10 milioni di euro di raccolta (erano 4,3 nel 2016). In primo luogo è stato chiesto che le piattaforme siano usate anche per il collocamento di minibond e cambiali finanziarie. Che vengano facilitati gli investimenti in PMI non innovative, eliminando la norma che richiede che il 5% di ogni investimento sia sottoscritto da investitori istituzionali. La regola, utile per le startup che hanno un alto tasso di fallimento iniziale e sono poco comprensibili dagli investitori retail, perde il suo valore quando si parla di PMI non innovative (ristoranti o imprese commerciali), il cui business risulta di più facile comprensione. Sempre in tema di equity crowdfunding si vorrebbe sostenere lo sviluppo di un mercato secondario delle quote, consentendo il ricorso al regime già previsto dall‘art. 100-ter del TUF, anche successivamente alla sottoscrizione.

In relazione agli investimenti in Venture Capital andrebbe data la possibilità alle startup di derogare una specifica norma del codice civile che dà (potenzialmente) la possibilità per gli investitori di disinvestire opportunisticamente sfruttando il diritto di recesso. Gli investitori del primo round, infatti, hanno la possibilità di recedere manifestando il dissenso al nuovo aumento di capitale, con il risultato che vengono così liquidati, però, sulla base della nuova valorizzazione dell’azienda e non in base alla valorizzazione alla quale questi avevano precedentemente investito.

Sul tema delle società quotate, Lerro ha proposto di facilitare l’accesso alle quotazioni su sistemi multilaterali di negoziazione, riducendo gli oneri economici iniziali e su quelli di gestione. La proposta è, ad esempio, inserire un credito d’imposta per le spese di quotazione

Di particolare importanza, inoltre, il tema del sandbox, già sollevato dal deputato Barbanti in occasione dell’inaugurazione del Fintech District di Milano. Il sandbox è un ‘recinto regolamentare’ dove le startup possono operare liberamente anche eludendo le leggi per poter testare il proprio prodotto, ovviamente sotto la supervisione delle autorità di vigilanza. Un sistema questo che si sta diffondendo a macchia d’olio già in altri Paesi. A fare da apripista è stato il Regno Unito con il proprio programma Fintech ‘sandbox’ elaborato nel 2015 dalla Financial Conduct Authority (FCA), a ruota Singapore ed Hong Kong hanno annunciato il loro programma, Fintech «sandbox».

Infine una richiesta molto pratica nel segmento della detrazione fiscale. Forse in pochi ne sono a conoscenza, ma secondo PwC e il Centro europeo di ricerca economica di Mannheim (ZEW), l’Italia è al secondo posto al mondo per tassazione favorevole alla digitalizzazione, dietro a Irlanda e davanti all’Ungheria. L’aliquota fiscale media effettiva, che misura l'attrattività di una sede per un investimento è, infatti, solo del -8,84%. A tal proposito Lerro ha chiesto che nel modello 730 venga inserito un flag per dichiarare che si sono fatti investimenti in startup o pmi innovative, in modo tale che i dipendenti che li hanno fatti possano godere della detrazione fiscale prevista senza dover invece produrre il modello Unico.