24 aprile 2019
Aggiornato 20:00
finanza

Dal 'sandbox' alla cessione dei crediti, le opportunità dell'Italia per essere 'Nazione Fintech'

Il Fintech District si inserisce nelle operazioni che il sistema Paese, tra governo e istituzioni, sta facendo per favorire lo sviluppo di un ecosistema fertile per le startup del Fintech

MILANO - Le vetrate brillano alla luce di un tiepido sole che cerca di valicare le nuvole. Al 12esimo piano del Fintech District, la visuale su Milano è ampia, a 360 gradi, completamente aperta. L’occhio si perde su una Milano che si apre all’innovazione tecnologica in un clima che sa di ottimismo e di buoni propositi. «Milan Fintech District», in via Filippo Sassetti 32 è un buon proposito, un gioiellino costruito per creare le condizioni migliori per l’operatività delle aziende più avanzate del settore finanziario che riunisce startup, imprenditori, istituzioni finanziarie, investitori e università. Tutte in un unico punto fisico. Un obiettivo comune: lo sviluppo dell’industria finanziaria del nostro Paese e un segno tangibile che accende i riflettori su un’Italia che, le maniche, se le sta tirando su per davvero.

Italia nuova nazione dalla finanza
Il Finteci District, community e hub promosso da Sellalab e Copernico, rappresenta, di fatto, una delle più importanti operazioni che sta attuando il sistema Paese per promuovere l’avanzata delle imprese innovative in ambito finanziario e segue una strategia ben precisa: la creazione di un ecosistema florido e favorevole per massimizzare le opportunità derivanti dallo strascico lasciato dalla Brexit. Come lo è l’indagine conoscitiva alla Commissione Finanze della Camera, promossa dal deputato del Pd Sebastiano Barbanti: «Una fiammella di speranza - ha detto in merito al FinTech District -. Per uno Stato che voglia il benessere della collettività una delle priorità principali è proprio quella di saper governare il cambiamento. E lo deve fare insieme alle imprese, alle accademie, ai regolatori». Ovviamente il legislatore deve essere messo nelle condizioni di conoscere bene un’ecosistema, prima di poterlo legiferare, sempre nell’ottica di non limitarlo, ma di potenziarlo. Di sapere opportunità e limiti. Un po’ quello che si sta cercando di fare con l’indagine conoscitiva che, di fatto, ha già individuato alcuni punti importanti da smarcare. «Grazie alle opportunità lasciate dalla Brexit - spiega Sebastiano Barbanti - l’Italia deve diventare la nuova nazione della finanza. I problemi ci sono, ma ci sono anche tutte le carte in regola per poterli risolvere». Un punto fisico, come il Fintech District, intanto, è proprio una di quelle carte.

La questione ‘sandbox’
Di fronte a un settore finanziario fortemente regolato, forse anche ‘strangolato’ dalle attività, processi e costi che implicano l’adempimento alla normativa, uno dei primi punti da smarcare è rappresentato dall’introduzione del cosiddetto sandbox, un ‘recinto regolamentare’ dove le startup possono operare liberamente anche eludendo le leggi per poter testare il proprio prodotto, ovviamente sotto la supervisione delle autorità di vigilanza. Un sistema questo che si sta diffondendo a macchia d’olio già in altri Paesi. A fare da apripista è stato il Regno Unito con il proprio programma Fintech ‘sandbox’ elaborato nel 2015 dalla Financial Conduct Authority (FCA), a ruota Singapore ed Hong Kong hanno annunciato il loro programma, Fintech «sandbox»; anche i paesi del Golfo, che hanno la necessità di costruire e mantenere le economie diversificate per ridurre l’esposizione al petrolio, hanno adottato «sandbox» per aiutare le startup a testare i propri prodotti. Fase che permette alle imprese di avere numeri e metriche per validare il proprio modello di business.

La revoca dei requisiti professionali
Un altro aspetto importante è la revoca dei requisiti professionali per gli amministratori delle startup a operare nel settore. Oggi i founder delle aziende Fintech che hanno poca esperienza e non sono quindi muniti di determinate autorizzazioni non possono essere operativi nel settore finanziario e spesso devono assumere gli amministratori delle filiali bancarie per poterlo fare. Aspetto che, anche qui, comporta ritardi e non pochi costi per una startup che, in fase di avvio, sappiamo già avere pochi fondi. Da non dimenticare, inoltre, la semplificazione della richiesta del codice fiscale digitale per chi proviene dall’estero.

Le cause di cessione dei crediti
«Uno degli aspetti più importanti, tuttavia, sarebbe rendere nulli tutti i contratti che prevedono clausole di divieto di cessione di crediti commerciali che molti committenti impongono nei rapporti di fornitura ai propri fornitori - spiega Sebastiano Barbanti -. Ci sono milioni di euro attualmente immobilizzati da queste clausole che, se rese nulle, permetterebbero a tutti i crediti commerciali di essere cedibili, aumentando in modo consistente tutto il mercato dell’inovoce trading», quest’ultimo vero e proprio market place virtuale in cui l’impresa può rendere disponibili liberamente per la cessione i propri crediti a potenziali acquirenti (investitori istituzionali, ad esempio). La manovra, peraltro, sarebbe del tutto a costo zero. Qualunque limitazione al finanziamento e alla trasferibilità di questi crediti e qualunque aggravio di costo conseguente andrebbe valutato, quindi, con grande attenzione. L’invoice trading, infatti, è uno dei circuiti innovativi e complementari a quello bancario che rappresenta attualmente uno dei segmenti più interessanti nel panorama fintech per gli ampi margini di crescita previsti, a fronte dei volumi che oggi viaggiano offline: l’anticipo fattura vanta oggi 87 miliardi di valore complessivo (dati Osservatori Digital Innovation).

Un lavoro di squadra
Al Fintech District l’evento di presentazione, intanto, è giunto al termine. Il palazzo S32 si sta lentamente svuotando dopo una giornata di condivisione e interazione continua. L’aria che si respira è carica di entusiasmo ed eccitazione. Eccitazione per il domani, per il ruolo che potremo avere in questa partita, essenziale per lo sviluppo del nostro Paese. Un lavoro che non manca, ma che tutti sono pronti a svolgere.