16 settembre 2019
Aggiornato 12:00
Caporalato digitale

Più diritti per i lavoratori della gig economy, Ue: «Una proposta di legge entro fine anno»

L’idea della Commissione è di allargare il perimetro di attuazione dell’attuale Direttiva europea sui contratti (la cosiddetta Written Statement Directive) a tutte le forme di impiego

Più diritti per i lavoratori della gig economy
Più diritti per i lavoratori della gig economy Shutterstock

MILANO - Negli ultimi anni la crisi economica ha fortemente eroso l’inclusione sociale e aumentato i livelli di povertà, rendendo sempre più urgente un intervento serio sul tema dell’occupazione, soprattutto di giovani e donne. Parallelamente, il lavoro sta vivendo un cambiamento epocale. Industria 4.0 e gig economy sono due aspetti di questo grande mutamento in atto: il primo avrà un enorme impatto sul mercato del lavoro e sulle transizioni professionali; il secondo sta assumendo i contorni di un nuovo caporalato digitale, la nuova frontiera della precarietà.

Uber supera i taxi gialli a New York
Dall’altro lato, tuttavia, questi servizi nati sull’onda dirompente di internet hanno completamente sconvolto le abitudini dei consumatori, a tal punto che è impossibile pensare di stradicarli dall’attuale economia. Sotto l’ombra del Big Bang, a Londra, nonostante le polemiche, i taxi di Uber continuano a circolare. Da quando è arrivato nella capitale nel 2012, Uber è diventato un punto di riferimento per la sua facilità d'uso e i costi relativamente bassi - ma anche per la sensazione di sicurezza che ha offerto alle persone, soprattutto alle donne, che viaggiano da sole. A qualsiasi ora della notte, rapidamente, da un autista il cui volto, nome e valutazione che si può vedere in anticipo. Oltreoceano, a Manhattan, le auto di Uber hanno addirittura superato i taxi gialli: 289 mila viaggi sui taxi condivisi, 277 mila sui taxi gialli.

Una proposta di legge dall’Unione Europea
Questi servizi, tuttavia, ricadono nella cosiddetta ‘zona grigia’ che chiama a una adeguata riflessione il legislatore, i sindacati, le organizzazioni datoriali e il mondo dell’associazionismo affinché si contribuisca tutti a dare cittadinanza, e dunque un nuovo orizzonte di tutele e diritti, ai nuovi lavoratori. Su questo fronte sta intervenendo l’Unione Europea pronta a presentare sul tavolo una proposta di legge entro la fine dell’anno. L’idea della Commissione è di allargare  il perimetro di attuazione dell’attuale Direttiva europea sui contratti (la cosiddetta Written Statement Directive) a tutte le forme di impiego, come i lavoratori a chiamata, voucher e i lavoratori della gig economy o su piattaforme online. «I lavoratori hanno il diritto di essere informati sui loro diritti e doveri quando iniziano un lavoro - dice la commissaria al Lavoro, Marianne Thyssen - Voglio che tutti i lavoratori in Europa siano coperti da tutele di base, aldilà del proprio stato di impiego, siano lavoratori di piattaforme online o fattorini».

La revisione della Written Statement Directive
La Written Statement Directive esiste dal 1991 e conferisce ai lavoratori che iniziano un nuovo lavoro il diritto di essere informati per iscritto degli aspetti essenziali del loro rapporto di lavoro. Attraverso una serie di valutazioni, la Commissione ha dimostrato, infatti, che molti lavoratori nell'UE non ricevono una conferma scritta delle loro condizioni di lavoro o non ricevono tutte le informazioni di cui hanno bisogno in tempo utile. Inoltre, indipendentemente dal livello di informazione fornito ai lavoratori, alcune pratiche in alcuni rapporti di lavoro precari possono essere dannose per i lavoratori, in particolare per quanto riguarda il lavoro occasionale: secondo una relazione della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), il lavoro occasionale (come i contratti a ore zero) solleva particolari preoccupazioni riguardo alle condizioni di lavoro ed è caratterizzato da bassi livelli di sicurezza occupazionale e di reddito. In questo momento la Commissione è al lavoro per aggiornare tale direttiva al fine di renderla applicabile anche a quelle situazioni lavorative che caratterizzano le prestazioni della gig economy. In particolare la revisione potrebbe rafforzare il principio dell'informazione scritta sulle condizioni di lavoro applicabili e aggiornare l'elenco degli elementi richiesti, ad esempio per quanto riguarda l'orario di lavoro, le condizioni di un periodo di prova o le ore di lavoro straordinario. In terzo luogo, al di là di un'adeguata informazione scritta e tempestiva, la norma modernizzata potrebbe anche stabilire alcuni diritti fondamentali, come il diritto a un certo grado di prevedibilità del lavoro per i lavoratori con contratti molto flessibili o il diritto a una durata massima di un periodo di prova.

In Svezia il Summit sui diritti sociali
Il prossimo 17 novembre 2017 a Göteborg, in Svezia, si terrà il Summit sui diritti sociali per la crescita e un lavoro giusto, dove l'attenzione verrà focalizzata proprio sul lavoro ai tempi della gig economy. E’ probabile, infatti, che in quell’occasione possano emergere nuovi scenari per una proposta di legge maggiormente condivisa. In Italia, il problema del cosiddetto caporalato digitale, è sentito soprattutto in ordine ai ‘rider’ che lavorano nel settore del food delivery che - solo in Italia - vale oggi ben 400 milioni di euro annui, con una stima di 500 milioni previsti nel 2019. Il mercato, tuttavia, rischia l’implosione, se non saranno fatte leggi adeguate e quelle create non saranno capaci di adattarsi alle nuove regole del mercato.