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Così la Commissione UE ha stabilito nuovi diritti per i lavoratori digitali

Diritti minimi per garantire a tutti i lavoratori, compresi quelli delle piattaforme digitali, maggiore prevedibilità e chiarezza delle proprie condizioni

Così la Commissione UE ha stabilito nuovi diritti per i lavoratori digitali
Così la Commissione UE ha stabilito nuovi diritti per i lavoratori digitali (Shutterstock.com)

MILANO - Condizioni di lavoro più prevedibili e trasparenti. Si basa su questo importante presupposto la proposta che la Commissione europea ha adottato poco prima della fine dell’anno, una proposta che completa e modernizza gli obblighi esistenti di informare ciascun lavoratore sulle sue condizioni di lavoro, adottando - peraltro - nuove norme minime per garantire che tutti i lavoratori, compresi quelli con contratti atipici, beneficino di maggiore prevedibilità e chiarezza per quanto riguarda le loro condizioni.

Un passo avanti importante, soprattutto alla luce delle polemiche relative ai nuovi lavori digitali che hanno visto l’insorgere di numerosi scioperi in tutta Europa, mossi - in particolare - dai fattorini di Foodora e Deliveroo. «Con questa proposta ci stiamo attivando per migliorare la trasparenza e la prevedibilità delle condizioni di lavoro - ha detto Marianne Thyssen, commissaria responsabile per l'occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità del lavoro -. Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente, con un numero crescente di posti di lavoro e contratti non standard. Ciò significa che sempre più persone rischiano di non essere più coperte dai diritti fondamentali, a partire dal diritto di conoscere i termini con cui lavorano. Una maggiore trasparenza e prevedibilità favoriranno sia i lavoratori che le imprese».

La Commissione stima che 2-3 milioni di lavoratori supplementari con contratti atipici saranno coperti e tutelati dalla proposta rispetto alla legislazione esistente. Allo stesso tempo, la proposta prevede anche misure per evitare oneri amministrativi ai datori di lavoro, ad esempio dando loro la possibilità di fornire le informazioni richieste per via elettronica. Le nuove norme creeranno inoltre condizioni di parità per le imprese, in modo che i datori di lavoro possano beneficiare di una concorrenza più equa nel mercato interno, con meno scappatoie.

Nel campo di applicazione della direttiva, ovviamente, rientrano anche i lavoratori delle piattaforme (fattorini di Deliveroo, Foodora, Just Eat e annessi, per intenderci). Questi sarebbero maggiormente tutelati dal diritto a una maggiore prevedibilità del lavoro (quando sono impiegati a orario variabile), la possibilità di chiedere il passaggio a una forma di lavoro più stabile e ricevere una risposta scritta, o il diritto alla formazione obbligatoria senza deduzione dal salario.

A considerare essenziale l’attività della Commissione europea - peraltro - è anche Deliveroo, secondo cui l’intervento dell’autorità è indispensabile a proteggere i posti di lavoro creati nel settore della ristorazione grazie alla propria piattaforma. Stando a quanto riferito dall’ex startup, Deliveroo avrebbe contribuito a creare 13mila posti di lavoro nel settore della ristorazione europeo. I numeri mostrano inoltre che, se i ristoranti partner di Deliveroo continueranno a crescere allo stesso ritmo degli ultimi 12 mesi, nei prossimi due anni si creeranno 54mila nuovi posti di lavoro. «L’attività economica generata da Deliveroo contribuisce alla crescita e al gettito fiscale. Considerando la curva di crescita dell’azienda, questi benefici, inclusa la creazione di lavoro, sono destinati ad aumentare significativamente in futuro. Questo, ad ogni modo, dipende da un contesto regolatorio che consenta alle aziende innovative di crescere e sviluppare il proprio potenziale. Speriamo che i benefici economici siano tenuti nella dovuta considerazione e non minacciati da eventuali cambi di policy», si legge nell’estratto del contributo di Deliveroo alla Consultazione Pubblica della Commissione europea.

La direttiva sulle "Condizioni di lavoro prevedibili e trasparenti" dovrebbe essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell' Unione europea ed essere attuata dagli Stati membri, attraverso la legislazione o mediante contratti collettivi delle parti sociali, andando ad aggiornare e sostituire la direttiva del 1991 sulla dichiarazione scritta (91/533/CEE).