20 novembre 2019
Aggiornato 17:30
lavoro

Il Food Delivery (e la Gig Economy) imploderà se le norme non saranno 'custom'

Non serve applicare modelli preesistenti se cambia il concetto di lavoratore: «Non è più tempo per regole generali, comuni a pioggia». Se ne sta accorgendo anche il Regno Unito

MILANO - Da quando esiste l’uomo, le leggi sono sempre arrivate dopo le fattispecie, in molti casi, al netto delle effettive abilità dei legislatori medesimi. L’evoluzione delle comunità e dei comportamenti umani ha generato l’insorgere di nuovi modelli, soprattutto nel mondo del lavoro. Ed è ciò che sta accadendo soprattutto oggi, dove lo sviluppo tecnologico ha creato, da una parte, nuove opportunità, e dall’altra, lo sviluppo di modelli borderline, al limite della legalità. O meglio, delle leggi finora vigenti. Ed è spesso la presenza di una lacuna normativa che contribuisce all’insorgere di polemiche e proteste.

I lavoratori on demand
Un caso emblematico? La Gig Economy, quell’economia figlia della rete e delle piattaforme online, che ha contribuito a creare una nuova classe di lavoratori, quelli on-demand. Lavoratori che, negli ultimi mesi, hanno cominciato a puntare i piedi anche in Italia, specialmente nel settore del food delivery che - a oggi - vale in Italia ben 400 milioni di euro annui, con una stima di 500 milioni previsti nel 2019. Un mercato che, tuttavia, rischia l’implosione, se non saranno fatte leggi adeguate e quelle create non saranno capaci di adattarsi alle nuove regole del mercato.

Forme contrattuali obsolete che non rispecchiano la realtà
E gli scioperi che si sono verificati in questi mesi ne sono la prova, da quello di Foodora a Torino e l’ultimo di Deliveroo a Milano. A oggi questi lavoratori sono inquadrati in modo diverso a seconda del datore di lavoro, ma possiamo dire che la maggior parte dei contratti sono di collaborazione o di lavoro autonomo. Ovviamente stiamo parlando della parte «operativa» come ad esempio i «bikers», mentre la struttura gestionale è assunta con contratto di lavoro subordinato ordinario. Stiamo però parlando di contratti creati sulla base di prestazioni che oggi non rappresentano la realtà. «L’attuale sistema di inquadramento che prevede sostanzialmente «subordinazione», «collaborazione» e «autonomia», pensate per una realtà imprenditoriale, commerciale e giuridica ormai non più aderente alla realtà, non soddisfa le esigenze e peculiarità di queste nuove attività - ci racconta Francesco Rotondi, avvocato giuslavorista di LabLaw Studio Legale con cattedra alla LIUC – Università Carlo Cattaneo di Castellanza e unico giuslavorista inserito nella classifica dei 40 avvocati under 50 più influenti d’Italia -. Non si tratta di lasciare o meno dei «vuoti», bensì di disciplinare in modo aderente al mercato che si vuole regolamentare. Non è più tempo per regole generali, comuni a pioggia».

Se la normativa fa aumentare i costi si rischia l’implosione
L’implosione di questo mercato è, tuttavia, dietro l’angolo e pare che soltanto una legge ‘strutturata’ possa, di fatto, salvarlo. Al netto ovviamente dei costi. L’esplosione di servizi come il quello del Food Delivery è stato determinato non solo dalla comodità trasferita in capo al cliente di ordinare un pasto a qualsiasi ora e riceverlo in qualsiasi posto, ma anche dai prezzi, decisamente più contenuti rispetto a quelli del ristorante. Qualora una normativa dovesse incrementare i costi sostenuti dall’azienda, è possibile che l’azienda stessa decida di aumentare il prezzo, incrinando così il mercato. «Io credo che vi sia un’evidente scollamento fra lo status quo e ciò che la tecnologia, il mercato, l’economia sta generando in termini di novità nel mondo del lavoro ma, soprattutto, nel mondo dei lavoratori - continua Francesco Rotondo -. Il «Jobs App» intende recepire queste specialità e disciplinare questo mercato in modo tale che vi sia la garanzia per i lavoratori del rispetto di normative primarie e garanzie di sicurezza e previdenza, ma tutto ciò deve tenere conto della sostenibilità in termini di costi da parte dell’impresa; ad esempio occorrerà fare una verifica sui margini, organizzazione ecc… per poter legiferare. Diversamente, come spesso accade nel nostro Paese, scriviamo leggi senza conoscere l’oggetto».

Se la vera innovazione è un nuovo dopo di legiferare
Sullo status per i lavoratori della Gig Economy sembra essersi interessato anche il Regno Unito, il cui governo ha commissionato uno studio per risolvere la lacuna normativa dei lavoratori on demand, con particolare riferimento a Uber e Deliveroo. Si parla di ridefinire il concetto di lavoratore e di aggiungere una nuova categoria ibrida, tra lavoratore dipendente e autonomo, i cosiddetti ‘dependent contractors’, coloro i quali «sono idonei a ricevere le tutele dei lavoratori pur non essendo dipendenti». Il punto è che se cambiano e si creano nuovi modelli e nuove forme di lavoro, ci chiediamo perché lo stesso non debba accedere anche sul piano legislativo, laddove dovrebbe cambiare anche il modo di legiferare e di produrre norme. Perché anche una regolamentazione ‘ad hoc’ potrebbe portare all’implosione del mercato: «Occorre che la normativa ‘chiara’ sia elaborata tenendo a mente le caratteristiche di business e contemperarle con le esigenze retributive e di sicurezza dei lavoratori. - conclude Francesco Rotondo -. Se ciò non dovesse avvenire e l’elaborazione della disciplina giuridica dovesse avvenire come se fossimo ancora ai tempi della vecchia «FIAT», l’implosione ci sarà sicuramente»