13 giugno 2021
Aggiornato 08:00
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Imprese e persone si aprono alla sharing economy: valgono 4 miliardi

Sono 195 le startup innovative identificate a livello internazionale capaci di raccogliere 4 miliardi di dollari

MILANO - Spinta dallo sviluppo di tecnologie in grado di far incontrare domanda e offerta in modo veloce ed efficace, dalla crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, dall’opportunità di vantaggi economici, dalla predilezione per sistemi che garantiscano l’accesso alle risorse senza i vincoli del possesso, in tutto il mondo e anche in Italia si diffonde la «Sharing e Peer2Peer Economy», l’economia della condivisione, che coinvolge incumbent, pubbliche amministrazioni, ma soprattutto startup.

Si tratta di un fenomeno risultato dell'intersezione tra la diffusione delle tecnologie e una serie di importanti cambiamenti nella società e nell'economia, intercettati da parte di persone lungimiranti. Tutto questo pone le basi per riflettere su come queste forme di produzione e distribuzione prefigurino un modello di capitalismo ‘diverso’ da quello entro cui siamo cresciuti. Sono 195 le startup innovative identificate a livello internazionale della Sharing e P2P Economy, capaci di raccogliere 4 miliardi di dollari di investimenti, tra cui si segnalano 26 realtà italiane che hanno raccolto complessivamente finanziamenti per 23 milioni di dollari.

Questi sono alcuni dei risultati presentati a «Sharing Economy: dal possesso all’accesso», il secondo dei Digital Innovation Talks promossi dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. «Il fenomeno della Sharing e Peer2Peer (P2P) Economy sta progressivamente modificando in maniera innovativa il nostro sistema socioeconomico — afferma Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano — portando mutui benefici alle parti coinvolte: chi offre condivide per far fruttare le risorse scarsamente utilizzate; chi utilizza, invece, aggira i costi che derivano del possesso del bene tramite un pagamento a consumo. Questo scambio è abilitato dalle tecnologie digitali, in grado di mettere in contatto domanda e offerta e di garantire l’accesso al bene a chi utilizza, sollevandolo dall’onerosità del possesso. Il fenomeno, potenzialmente pervasivo, coinvolge non solo startup, ma anche incumbent e PA, senza tuttavia aver ancora delineato una chiara direzione evolutiva».

Sono 195 le startup censite dalla ricerca a livello internazionale che operano in ambito Sharing e P2P Economy, per un finanziamento complessivo che supera di poco i 4 miliardi di dollari e un investimento medio di circa 25 milioni di dollari. Oltre la metà dei finanziamenti è stata raccolta dalle prime due startup Ofo e Mobike, le due piattaforme di bike-sharing nate in Cina e attive anche in Europa e America che da sole hanno raccolto circa il 55% dei finanziamenti totali.

Dalla ricerca emerge come la maggior parte degli investimenti (73%) si concentri sulle startup che operano nell’ambito Pseudo-sharing (quasi 3 miliardi di dollari). Seguono le iniziative appartenenti alla Gig Economy (423 milioni di dollari), l’ambito dei Professional Services (342 milioni di dollari), le iniziative di P2P Lending (162 milioni di dollari) e infine le nuove imprese attive nella Pooling Economy (151 milioni di dollari). «È interessante notare come questa transizione verso l’accesso sia parallela alla caduta dei salari e dei redditi della classe media in generale – commenta Fabio Sdogati, professore di Economia Internazionale del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano -. Questa ‘coincidenza’ ci pone il problema di capire se ci sia veramente stato un cambiamento nelle preferenze dei consumatori, in particolare giovani, dalla proprietà all’accesso, o se non vi sia anche un ruolo dominante della caduta del reddito, presente e futuro atteso; se stiamo veramente assistendo all’avvio di una transizione verso una forma di organizzazione della produzione e della distribuzione della ricchezza diversa da quella in cui siamo immersi da oltre duecento anni».

In Italia sono 26 le startup analizzate dalla ricerca. La più finanziata, con oltre cinque milioni di dollari raccolti, è Supermercato24, la piattaforma per la spesa online con consegna a domicilio in giornata anche entro un’ora. Al secondo posto, con 3,7 milioni di dollari raccolti, ProntoPro, marketplace di professionisti per servizi o prestazioni occasionali. Chiude il podio, con 2,2 milioni di dollari, la piattaforma per la consegna di cibo a domicilio Moovenda.