15 dicembre 2019
Aggiornato 05:30
fintech

Il caso Initial Coin Offering (ICO): tra blocchi e nuove regole

L'assenza di una normativa potrebbe trasformare gli investimenti in valuta virtuale in frodi massive. Cosa potrebbe succedere

Il caso Initial Coin Offering (ICO): tra blocchi e nuove regole
Il caso Initial Coin Offering (ICO): tra blocchi e nuove regole Shutterstock

MILANO - Nel mondo della finanza tradizionale tutti conoscono le IPO (acronimo di Initial Public Offering) con le quali l’azienda offre titoli al fine di aumentare il proprio capitale e poter investire sul proprio business. Questa forma di finanziamento comporta l’ingresso dei finanziatori nel libro soci della società offerente e soggiace ad una rigida normativa stabilita dal codice civile. La logica di acquisizione di titoli accomuna le IPO all’Equity crowdfunding, nel quale però l’offerta viene effettuata da parte di startup innovative e PMI su un portale web autorizzato. Una ICO invece (Initial Coin Offering) è un mezzo nel quale a fronte dell’investimento effettuato vengono offerti, come ricompensa, dei «token» (gettoni) ciascuno dei quali corrisponde a una unità di una nuova moneta virtuale, garantita da un sistema blockchain. I token potranno essere utilizzati per fruire del servizio o bene creato o venduto dalla startup, ma potranno anche essere venduti e comprati acquisendo quindi anche un valore intrinseco. Questo potrà avvenire quanto più elevato è il numero di sostenitori che abbiano aderito all’offerta. Questo fenomeno, anche conosciuto con il nome di «Crowdsale», ha origine nel 2013 quando viene lanciato il primo progetto dal nome «Mastercoin», nell’anno seguente con questa stessa prassi viene lanciata la sempre più popolare Ethereum. Benché si tratti di argomenti che stanno interessando una platea sempre più copiosa di attori, i dubbi e le perplessità restano notevoli.

Regolamentazione
La grande diffusione di questo mezzo di finanziamento, 1,27 miliardi nei primi 200 giorni del 2017, è dovuta alla sua praticità e facilità di utilizzo, fattori a loro volta legati all’ assenza di una regolamentazione a riguardo. Secondo Li Yi, Senior Research Fellow presso il Centro di Ricerca su Internet presso l’Accademia di Scienze Sociali di Shanghai, questa assenza di una normativa potrebbe trasformare gli investimenti in valuta virtuale in frodi massive, come già successo nel Paese con le transazioni peer-to- peer. I malumori diffusi riguardo ai possibili rischi relativi ad un mercato non regolamento ed in forte crescita hanno portato i regolatori cinesi ad apporre un «freno» alle ICO, riservandosi di emanare nuove norme in grado di arginare ogni possibile frode o illegalità forse già entro la fine dell’anno. Anche altri Paesi (dagli Stati Uniti a Singapore) hanno posto un freno alle ICO oppure le hanno invitate a rispettare la normativa vigente.

ICO ed Equity Crowdfunding
Il caso «Giftz» negli USA apre a una differente soluzione per regolamentare le ICO inglobando la relativa offerta in una piattaforma di Equity Crowdfunding. Giftz, startup che sta realizzando un sistema di loyalty universale, ha lanciato una pre-vendita ICO su Crowdfunder, una delle maggiori piattaforme USA di equity crowdfunding. La campagna ha già raggiunto l’obiettivo dell’equivalente di 1,2 milioni di dollari in valute virtuali Bitcoin ed Ethereum. Si tratta dunque di un ICO che, essendo proposto su una piattaforma di equity crowdfunding autorizzata dalla SEC, ne segue le regole e risponde in modo interessante all’acceso dibattitto sulla regolarità o meno delle ICO. Il sistema Giftz, attualmente in fase di sviluppo, è costituito da un programma di ricompense universale, da una moneta virtuale che corrisponde ai classici punti, da premi legati alla raccolta punti e da un e-wallet.

Le ICO in Italia
In Italia le ICO sono ancora rarissime, anche perché manca un contesto normativo. Come dichiarato da varie fonti, le modalità di ICO più diffuse finora si avvicinano molto al reward crowdfunding. «Una delle possibilità più interessanti è quella di sfruttare gli strumenti offerti dalla tecnologia blockchain per innovare l’equity crowdfunding - spiega Carlo Allevi di WeAreStarting -. La sfida che ci troviamo di fronte è quella di calare nel contesto normativo italiano queste grandi opportunità, che possono facilitare i processi di investimento, ma soprattutto la gestione dei rapporti tra investitori e società al termine della campagna di raccolta».

Due approcci
Un panorama dunque liquido e in costante mutamento con due differenti possibili approcci regolativi, una prima soluzione coinvolge il legislatore, chiamato a definire i paletti per una trasparente e corretta fruizione delle ICO; il caso della Cina. La seconda soluzione, quella di Giftz e Crowdfunder, ben più concreta ed immediata, seguendo normative vigenti veicola le ICO attraverso un portale di equity crowdfunding per il quale esiste già regolamentazione.