18 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
fintech

L'Europa al lavoro sul FinTech, ma (questa volta) l'Italia è pronta

Commissione Ue, Banca centrale europea e Comitato di Basilea hanno già presentato una serie di proposte a sostegno del FinTech. Ma l'Italia non è da meno

L'Europa al lavoro sul FinTech e l'Italia è pronta
L'Europa al lavoro sul FinTech e l'Italia è pronta Shutterstock

MILANO - Questa volta l’Italia sembra fare sul serio e di fronte alle istituzioni europee che hanno già presentato tutta una serie di documenti per assicurare sviluppo, sostenibilità e vigilanza del settore Fintech, il nostro Paese non è da meno. Del resto l’ultimo report di Kpmg «The Pulse of Fintech Q2 2017» stima che tra aprile e giugno di quest’anno gli investimenti globali nel settore siano più che raddoppiati rispetto al trimestre precedente, superando gli 8,4 miliardi di dollari. L'obiettivo ora? Armonizzare lo sviluppo e la regolamentazione del settore.

Dal contante alle transazioni digitali
Arrivare a una legge è anche lo scopo dell’indagine conoscitiva avviata alla Commissione Finanze della Camera, promossa dal deputato del Pd Sebastiano Barbanti e che vedrà sette mesi di audizioni con i players di spicco del settore, dal Ministero dello Sviluppo Economico, alla Consob, alle startup italiane che operano nel FinTech. A sostenere che non siamo in ritardo lo pensano in molti e l'Italia ha le carte in regola per non essere l'ultima. Satispay in prima linea, forse una delle maggiori imprese italiane che stanno contribuendo a rivoluzionare il settore dei pagamenti digitali e che ha appena chiuso un aumento di capitale di oltre 18 milioni di euro. «In Italia siamo passati molto più velocemente al mobile payment di quanto si pensi, bypassando in buona parte l’uso delle carte di credito a favore di transazioni digitali ancora più evolute e veloci - ci aveva spiegato Andrea Allara responsabile Business Development di Satispay -. Anche qui in Italia ci sono tutte le carte in regola per rendere il nostro Paese simile al caso Cina e India dove i pagamenti digitali sono al loro stadio più evoluto».

L’Europa al lavoro sul FinTech
L’Europa intera è al lavoro sul FinTech. Commissione Ue, Banca centrale europea e Comitato di Basilea hanno già presentato una serie di proposte a livello comunitario per governare il flusso di denaro che si sta riversando all’interno del perimetro di questa nuova rivoluzione finanziaria. Solo la scorsa settimana l’esecutivo europeo ha introdotto una serie di proposte di riforma che vorrebbero nell’ordinamento misure volte a promuovere lo sviluppo del FinTech e assicurare che gli aspetti della sostenibilità siano sistematicamente presi in considerazione nelle pratiche di vigilanza a livello europeo. Questo significa che le autorità europee di vigilanza avranno il compito di attribuire priorità al FinTech e di coordinare le iniziative nazionali per promuovere innovazione e rafforzamento della sicurezza informatica. Stesso discorso per la principale istituzione bancaria europea, la Bce che ha recentemente pubblicato una serie di linee guida per la gestione e la vigilanza delle licenze bancarie legate al settore della finanza tecnologica.

Anche l’Italia si sta rimboccando le maniche
Nonostante l’Italia abbia spesso dimostrato di non riuscire a stare al passo con i Paesi europei, questa volta, sembra che si stia rimboccando le maniche seriamente. Governo in prima linea. Obiettivo? Creare le migliori condizioni affinché possa svilupparsi un sano ecosistema FinTech anche nel Bealpaese e convogliare qui parte degli investimenti. L’indagine conoscitiva avviata in Parlamento mette, per la prima volta, in risalto l’importanza e l’impatto delle tecnologie nella finanza. Lo scorso 12 settembre è stato sentito il parere di Stefano Capaccioli, presidente di AssoB.it, Associazione per lo sviluppo delle tecnologie Blockchain, mentre il 19 settembre è stata la volta di Stefano Tresca managing partner di Iseed e di Paolo Galvani di MoneyFarm.

Fondamentale un ecosistema di supporto
«Il Fintech non è una vera e propria nuova industria - ha spiegato Paolo Galvani di MoneyFarm - quanto più lo sviluppo di nuovi modelli di business che trovano fondamento nella domanda e nell’offerta, completamente diverse dal passato. Da una parte i clienti richiedono soluzioni più accessibili, semplici e fruibili in qualsiasi momento, dall’altra la tecnologia ha permesso a molte persone di proporre delle soluzioni innovative in un mercato che prima era del tutto chiuso e inaccessibile». Anche per Paolo Galvani l’Italia ha le carte in regola per approfittare di questa rivoluzione e ridurre il distacco che ancora la separa dal resto d’Europa, a patto che vengano colmate quelle lacune che poi hanno spinto MoneyFarm, azienda nata in Italia, a spostarsi a Londra: «Il primo aspetto è creare un mercato dei capitali di rischio - spiega -. Se da un lato in Italia è diventato più semplice accedere a finanziamenti per l’avvio di una startup giovane, dall’altra è ancora davvero difficile trovare capitali per la fase successiva, dove l’azienda è ormai sul mercato, ma ha ancora bisogno di investimenti per crescere. Il secondo punto è rappresentato dall’accesso ai talenti. Per una startup che cresce velocemente il team è un aspetto fondamentale e in Italia è ancora difficile trovare le figure professionali adatte. Il terzo aspetto, determinante, è la creazione di un ecosistema di supporto. Quando siamo sbarcati a Londra, molte istituzioni come il Comune o l’Ufficio delle Entrate ci hanno dimostrato interesse a hanno contribuito a creare tutte le condizioni affinché noi di MoneyFarm potessimo accedere velocemente al mercato».