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Anche il Parlamento si è accorto della rivoluzione FinTech

Prenderà il via domani l’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Finanza della Camera volta a creare un sistema normativo che possa facilitare lo sviluppo di un'ecosistema FinTech anche qui in Italia

Anche il Parlamento si è accorto della rivoluzione FinTech
Anche il Parlamento si è accorto della rivoluzione FinTech (ANSA)

ROMA - Partirà ufficialmente domani, 12 settembre, lo stesso giorno di rientro dei deputati dalla pausa estiva, l’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Finanza della Camera, sulle nuove tecnologie applicate alla finanza, settore che sta avendo anche nel nostro Paese un’impennata esponenziale. L’indagine promossa dal deputato del Pd Sebastiano Barbanti ha l’obiettivo di mettere sul tavolo proposte concrete per migliorare l’ecosistema FinTech in Italia, attraverso l’affinazione di possibili interventi normativi.

FinTech, parte l’indagine conoscitiva
E così anche il Parlamento si sta rendendo conto di quanto la tecnologia stia avendo un ruolo determinante nell’evoluzione del settore, tanto da chiedere l’aiuto di player come MoneyFarm, Satispay e Bankitalia di mettere a disposizione il proprio know how per la realizzazione di norme che possano facilitare l’ascesa delle tecnologie FinTech. Interventi che potrebbero arrivare già questo autunno, quando si aprirà ufficialmente la sessione di Bilancio, con la stesura della prima nota di aggiornamento al Def e poi della legge di Bilancio 2018. Una proposta potrebbe essere quella di far viaggiare le norme per lo sviluppo dell’ecosistema FinTech in un collegato alla legge di Bilancio, con l’obiettivo di attirare in Italia capitali esteri e incentivare le nuove tecnologie.

Evitare il «far-west» normativo
Del resto i numeri parlano chiaro. In Cina società come Alipay e Tencent hanno ormai un numero di clienti paragonabile a quelli degli istituti classici e se nel 2010 gli investimenti privati in società FinTech erano pari a 1,8 miliardi di dollari, nel 2015 sono cresciuti sino alla cifra di 19 miliardi. Ma la «tempesta perfetta» nasce dall’incontro dell’offerta con la domanda. Nell’era 2.0, infatti, i clienti pretendono molto di più e molto più velocemente: se nel 2009 il 70% dei clienti usava la filiale, oggi 2 contatti su 3 avvengono via digitale e, secondo un rapporto della Juniper Research dal titolo «Retail Banking: trasformazione digitale & Disruptor Opportunities 2017-2021», entro il 2021 quasi 3 miliardi di utenti potranno accedere ai servizi bancari al dettaglio tramite smartphone, tablet, PC e smartwatches, con una crescita del 53% rispetto al 2017. «Nuovi paradigmi, nuovi mercati, nuovi canali necessitano però adeguate normative al fine di garantire la tutela dei risparmiatori, la privacy dei dati personali trattati, i processi di KYC (know your customer) e di AML (antiriciclaggio di denaro) - afferma il deputato Stefano Barbanti -. Oltre all’elaborazione di una cornice normativa in grado di garantire la pacifica convivenza tra operatori tradizionali e le nuove startup del Fintech. Dal prossimo anno, poi, il recepimento della direttiva PSD2 abbatterà definitivamente ogni residuo di barriera all’operatività delle FinTech».

FinTech presto tecnologie di massa
Le FinTech, infatti, stanno per diventare delle tecnologie di massa. Secondo l’ultimo sondaggio di E&Y, già oggi una persona su tre utilizza questi servizi e la prospettiva è di arrivare presto al 52%. E istituzioni e banche tradizionali, ora, corrono ai ripari. Come ha fatto la Banca centrale cinese che, all’inizio di questa estate, ha annunciato la costituzione di un Comitato FinTech per favorire lo sviluppo delle tecnologie, in particolare quelle legate alla Blockchain. Anche la stessa Commissione Europea ha, recentemente, stanziato 500mila euro per l’istituzione di un’osservatorio  proprio sulla Blockchain. Del resto l’utilizzo di tecnologie in ambito bancario e finanziario cresce a vista d’occhio. I cinesi sono i primi utilizzatori delle fintech a livello globale, con una penetrazione dei servizi che arrivano al 69% contro il 42% del Regno Unito. Interessante anche la penetrazione in India che raggiunge il 52%. E benché l’Italia, ancora una volta, sia in coda alle classifiche, l’indagine conoscitiva che prenderà il via domani, potrebbe portare qualche barlume di speranza. In primo luogo c’è da bloccare l’emigrazione di aziende FincTech che scelgono lidi più sicuri (all’estero), dove sviluppare il proprio business. E poi ci sono le proposte più a spot, come la creazione di una FinTech Tower che possa fisicamente ospitare le startup di questo settore o la figura del Referente FinTech per il governo, con il compito di coordinare le attività sul settore e di essere punto di riferimento per gli operatori.

Oltre 22mila esuberi nelle banche tradizionali
L’impatto delle tecnologie, inoltre, negli ultimi anni, è stato disarmante. Una vera e propria emorragia di colletti bianchi quella che ha colpito il settore bancario, una crisi che ha visto negli ultimi 7 anni, la chiusura di 7mila sportelli bancari, pari al 26,22% del totale. Secondo Fabi, il sindacato autonomo dei bancari, gli esuberi programmati dalle banche italiane sono oltre 22mila, controbilanciati solo in piccola parte da quasi 3.600 nuove assunzioni. E sono proprio le grandi banche a ‘potare’, quelle che - peraltro - stanno implementando le maggiori rivoluzioni a livello tecnologico. Il piano al 2019 di Unicredit prevede 3.900 uscite volontarie e lo scorso febbraio è stata sottoscritta l'intesa per l'uscita di questo numero di dipendenti usando il Fondo di solidarietà fino a 54 mesi. Di contro il gruppo di piazza Gae Aulenti garantirà nuove assunzioni per 2.000 unità. Il gruppo Intesa Sanpaolo/Popolari venete contempla 3.900 uscite volontarie di cui circa 1.000 nelle Popolari venete con la chiusura di 600 sportelli. Ubi Banca prevede nel piano 2017-2020 2.750 uscite volontarie a cui si devono sommare le 1.500 delle 3 good bank (ex banca Marche, Banca Etruria e Carichieti). Banco Bpm prevede 1.800 uscite a fronte di 400 nuove assunzioni.