21 agosto 2019
Aggiornato 00:00
diritto d'autore

Perchè sono tutti (o quasi) contro il monopolio di Siae

Vodafone e Sky entrano nell'istruttoria avviata dall'Antitrust contro il decreto Franceschini che - pur recependo la direttiva UE - consente a Siae di mantenere il monopolio nella riscossione dei diritti di autori ed editori

Perchè sono tutti (o quasi) contro il monopolio di Siae
Perchè sono tutti (o quasi) contro il monopolio di Siae Shutterstock

ROMA - Oltre 790 milioni di euro solo nel 2016. E’ questo l’imponente fatturato di Siae, la società italiana autori ed editori, di cui ben 740 milioni arrivano solo dalla raccolta del diritto d’autore, appunto. Siae che, negli ultimi giorni, è ritornata sotto la lente d’ingrandimento dei media in seguito allo scontro tra il ministro Franceschini, curatore del decreto approvato lo scorso marzo sul diritto d’autore e Fedez, di nemici se ne sta facendo parecchi, autori ed editori a parte.

Anche Sky e Vodafone contro Siae
Oltre alla Commissione europea che ha recentemente avviato un’indagine proprio sulla riforma del diritto d’autore in diversi Paesei, in modo particolare in Italia, e a quella aperta lo scorso aprile dall’Antitrust per abuso di posizione dominante nel mercato dei diritti musicali, a puntare il dito contro Siae si sono aggiunte anche Vodafone e Sky. Chiedono a Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità per la Concorrenza di essere sentite e di avere accesso agli atti. In sostanza di entrare nell'istruttoria contro Siae.

L’indagine Antitrust
L’indagine dell’Antitrust era stata, infatti, avviata lo scorso aprile su segnalazione dei concorrenti Soundreef e Patamu. L’ipotesi è che la Siae abbia operato con ‘minacce’ nei confronti di autori e utilizzatori al fine di preservare il suo monopolio sul mercato, ostacolando - di fatto - le due startup e ledendo la loro libertà di scelta. In questo senso l’entrata in gioco di Vodafone e Sky potrebbe risultare determinante: le due società hanno, infatti, la licenza a utilizzare i brani degli autori, salvo poi girare alle società di raccolta i relativi diritti. Un tassello fondamentale soprattutto alla luce del decreto approvato lo scorso marzo che recepisce la cosiddetta direttiva Barnier, il quale - se da una parte riconosce il diritto degli autori ad affidarsi a qualsiasi società per la gestione dei loro diritti - dall’altra conferma il monopolio di Siae in quanto unico ente a cui spetta la raccolta dei compensi relativi ai diritti medesimi degli autori. Ricordiamo che la direttiva Barnier (che deve essere obbligatoriamente recepita dagli Stati membri) consente al titolare del diritto d’autore di scegliere liberamente l’organismo di gestione collettiva a cui affidare i suoi diritti.

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Sia mantiene il monopolio
Questo meccanismo, di fatto, permette a Siae di mantenere il monopolio sul Pasese, quanto a diritti d’autore. «Ignorando i principi cardine della direttiva europea - dicono Davide D’Atri, CEO di Soundreef e il suo team -. Il Governo italiano ha perso una grande occasione di far rotta verso il futuro e ha scelto di restare anacronisticamente aggrappato al passato, a un monopolio vecchio oltre 125 anni che sin qui ha garantito i diritti di pochi – i più ricchi e famosi – ed imposto a tanti – soprattutto i più giovani – di subire regole del gioco scritte da altri, passivamente e in totale assenza di ogni alternativa». La parte più delicata del decreto Franceschini, infatti, è proprio relativa al meccanismo di riscossione, sempre in capo a Siae, anche di quei diritti che non gli sono stati affidati. Lo stesso Davide ci aveva raccontato di accettare la riscossione da parte di Siae dei compensi dovuti ai mandanti di Soundreef, ma a condizione che la stessa Siae li versasse a Soundreef entro trenta giorni, come avviene nel mercato delle telecomunicazioni. «Non c’era e non c’è, infatti, nessuna ragione per la quale si possa garantire a Siae il diritto di trattenere per mesi, o addirittura per anni, soldi che non le competono in attesa, un giorno, di ripartirli a favore dei titolari dei diritti».

Libertà o monopolio?
L’indagine dell’Antitrust potrebbe, ora, arrivare a una svolta grazie all’entrata in gioco di Vodafone e Sky. «Siamo contenti che l’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato abbia di recente avviato un’istruttoria proprio allo scopo di accertare se quello dei diritti d’autore, anche in Italia, debba essere un mercato libero e aperto o se, al contrario, sia lecito perpetuarne il regime di monopolio che lo contraddistingue, unico in Europa, da circa due secoli», dicono da Soundreef.