24 novembre 2020
Aggiornato 05:00
Relazioni USA-Cina

Con la Cina non ci sarà una «guerra fredda», ma una nuova forma di competizione

Ely Ratner, uno dei principali consulenti di politica estera del campo di Joe Biden, ha sostenuto che gli USA dovranno abbandonare la politica dell'«America First»

Il Presidente cinese, Xi Jinping
Il Presidente cinese, Xi Jinping ANSA

Con la Cina non ci sarà una «guerra fredda», ma una nuova forma di competizione. L'ha affermato Ely Ratner, uno dei principali consulenti di politica estera del campo di Joe Biden in un podcast del Paulson Institute, nel quale Ratner ha anche sostenuto che gli Usa dovranno abbandonare la politica dell'«America First» se vogliono avere alleati che aiutino a competere con Pechino.

Ratner è il direttore del Centre for a New American Security e - secondo quanto prevede il South China Morning Post - potrebbe assumere un ruolo centrale nell'eventuale amministrazione Biden, se il candidato democratico dovesse vincere le elezioni di novembre.

Nuova forma di competizione

«Non c'è un singolo adesivo che si può usare per descrivere il modo in cui ci approcciamo alla Cina sul cambiamento climatico, sulla tecnologia e sulle questioni di difesa, sulla Corea del Nord e su molte altre questioni», ha spiegato Ratner, ricordando che Cina e Usa hanno importanti scambi economici e Pechino è integrata nello stesso sistema internazionale degli Stati uniti: non ci sono due mondi separati come accadeva durante la Guerra fredda.

«La sfida che la Cina pone riguarda noi, non riguarda loro: e riguarda la nostra competitività, non solo nello stretto senso degli investimenti interni, dello stabilizzarci a casa nostra, ma anche in termini di economia internazionale, diplomazia, tecnologia, innovazione, difesa e sicurezza» ha continuato Ratner. A dimostrarlo è il caso del G5: Ratner ha spiegato che Washington ha bisogno di coordinarsi con gli alleati - Giappone, Europa, Australia e Corea del Sud - per avere porre delle regole a Pechino.

Ex membro partito: «Molti dissentono da Xi, ma regna la paura»

Il presidente cinese Xi Jinping «sta uccidendo un paese» e in molti vorrebbero lasciare il partito comunista. E' quanto sostiene la docente Cai Xia, espulsa dalla scuola d'élite del partito lunedì scorso per aver criticato Xi che, in un'intervista al Guardian, ha detto di «felice di essere stata espulsa».

«Sotto il regime di Xi, il partito comunista cinese è non una forza per il progresso della Cina. E' un ostacolo al progresso della Cina - ha dichiarato - e credo di non essere l'unica a voler lasciare questo partito. Molte persone vorrebbero ritirarsi o lasciare questo partito».

Secondo la docente c'è un'opposizione diffusa all'interno del partito, ma pochi osano parlare, per paura di ritorsioni. «Quando nessuno può opporsi, significa che il suo potere è senza limiti - ha proseguito - ha reso il mondo un nemico. E in Cina spetta a lui decidere su tutte le grandi questioni. In altre parole, che si tratti di una questione nazionale o internazionale, è molto difficile per gli altri limitarlo. È inevitabile che il suo giudizio e le sue decisioni siano sbagliati. E' un circolo vizioso».

«Dopo una decisione sbagliata, l'esito è negativo - ha proseguito - ma quelli sotto di lui hanno troppa paura di dirgli che ha sbagliato e si continuano a prendere decisioni sbagliate fino a quando la situazione non è fuori controllo. In questo circolo vizioso, non c'è modo di evitare che il paese vada verso il disastro».