9 dicembre 2021
Aggiornato 08:30
Relazioni USA-Cina

Tra Joe Biden e Xi Jinping, tre ore di colloquio: ma Taiwan divide ancora USA e Cina

Nella notte il vertice virtuale: prove di dialogo su clima e commerci per evitare una nuova Guerra Fredda. Obiettivo «evitare conflitto» ma restano frizioni su rispetto diritti

Il Presidente americano, Joe Biden
Il Presidente americano, Joe Biden Unione Europea

Doveva servire a rompere il ghiaccio e così è stato. Tre ore e mezzo di colloquio, più del previsto, per delineare il percorso di un'eventuale, futura, cooperazione sui principali dossier internazionali. Perché Usa e Cina e hanno «una responsabilità nei confronti del mondo e non soltanto verso i rispettivi popoli», ha sottolineato Joe Biden; e possono «collaborare per la causa comune della pace e dello sviluppo», secondo il presidente cinese Xi Jinping. Una dichiarazione d'intenti che rappresenta un buon punto di partenza, ma che però dovrà superare la prova del campo per non trasformarsi in quello che in altri tempi e in altri luoghi l'attivista per il clima Greta Thunberg ha definito solo un «bla bla bla». E di certo non mancano i motivi di frizione tra Cina e Usa. Su tutti, le differenze riguardo a Taiwan e il rispetto dei diritti umani, soprattutto nella regione cinese dello Xinjiang.

Davanti alle rispettive delegazioni, per incanalare il colloquio sui binari della distensione, Biden ha scelto di partire dalla lotta ai cambiamenti climatici, che nei giorni scorsi ha visto Usa e Cina trovare un accordo alla Cop26 di Glasgow. La sfida alla crisi climatica in corso nel pianeta è diventata di «natura esistenziale», ha spiegato l'inquilino della Casa Bianca, sottolineando il «ruolo importante» che i due Paesi svolgono riguardo al riscaldamento climatico e per la soluzione a questa sfida globale. Un messaggio raccolto da Xi, che considera la lotta al riscaldamento terrestre «un nuovo punto culminante della cooperazione tra Cina e Stati Uniti».

E così dovrebbe essere anche in tema di Sanità, secondo il leader cinese. In un momento in cui la pandemia di coronavirus sta vivendo una nuova recrudescenza in molti Paesi del mondo, Xi ha infatti chiesto al suo omologo americano l'istituzione di «un meccanismo di cooperazione per la Salute pubblica globale e la prevenzione e il controllo delle malattie trasmissibili» e «la promozione di ulteriori scambi internazionali e di cooperazione» in questo settore.

Quanto, invece, alle questioni economiche e commerciali, Xi ha sottolineato che non dovrebbero essere «politicizzate». Ma su questo terreno le distanze restano ancora ampie. Gli Stati Uniti puntano da tempo a un negoziato con Pechino ad ampio spettro, che comprenda la questione delle tariffe doganali, dei brevetti, degli aiuti di Stato. Biden «è stato chiaro sulla necessità di proteggere i lavoratori e le industrie americane dal commercio sleale e dalle pratiche economiche della Cina», si legge nel resoconto della Casa Bianca sull'incontro. Ma tutti i tentativi fatti fino a questo momento per incanalare il dialogo con Pechino sono falliti, e nulla lascia intendere che possa esserci una svolta a breve termine. Xi Jinping, d'altra parte, ha spiegato al suo omologo che la Cina dovrà concentrarsi nel prossimo futuro sulle «politiche interne», ma allo stesso tempo dovrebbe «condividere una larga parte delle responsabilità internazionali».

Una «condivisione» che, però, a Pechino vedono strettamente legata alla postura della comunità internazionale, e degli Stati Uniti in primis, riguardo a dossier su cui la Cina non ammette ingerenze: il rispetto dei diritti umani, la questione degli Uiguri nello Xinjiang, lo status di Taiwan e Hong Kong. Ed è proprio su questi temi che Biden e Xi hanno registrato, una volta di più, le maggiori distanze. Il presidente Usa ha espresso «preoccupazione per le pratiche della Cina in Xinjiang, Tibet e Hong Kong», «nonché per i diritti umani in generale».

Un grido d'allarme che Xi non ha raccolto, rilanciando la posizione cinese. Il leader cinese ha infatti esortato gli Stati Uniti a non mettere alla prova la determinazione del suo Paese sulla questione di Taiwan. «Siamo pazienti e siamo disposti a lottare per la prospettiva della riunificazione pacifica con la massima sincerità», ha detto Xi a Biden. «Ma la Cina sarà costretta ad adottare misure risolute, qualora le forze per l'"indipendenza di Taiwan» «provochino, forzino la mano o addirittura superino la linea rossa», ha spiegato.

Biden ha ribadito che il principio guida degli Usa resta quella di «Un'unica Cina», formula diplomatica che implica il non riconoscimento di Taiwan, messa in dubbio da Donald Trump. Per Pechino tanto basta per dire che Biden non appoggia l'indipendenza dell'isola, come subito affermato dalla dalla tv di Stato. La Casa Bianca ha dovuto far circolare precisazioni sul fatto che il presidente «non ha detto nulla di particolarmente nuovo».

Durante il loro colloquio, inoltre, Biden e Xi hanno avuto uno scambio di opinioni anche sulle principali sfide regionali, tra cui la Corea del Nord, l'Afghanistan e l'Iran. Secondo quanto precisato dalla Casa Bianca, Biden e Xi hanno discusso anche i modi per continuare il dialogo su una serie di dossier, con il presidente Usa che ha sottolineato l'importanza di conversazioni «sostanziali e concrete» per evitare ciò che nessuno vuole, almeno a parole: una guerra tra le due più grandi potenze mondiali. «Dobbiamo fare in modo che la nostra competizione non scivoli, volontariamente o meno, in un conflitto», ha detto il presidente Usa in apertura del colloquio. E almeno su questo, Xi Jinping sembra essere d'accordo con il suo «vecchio amico» Biden.

(di Corrado Accaputo - Askanews)