15 dicembre 2019
Aggiornato 14:00

Caos Usa sulla Siria, Donald Trump fa marcia indietro sul ritiro delle truppe statunitensi

Nel giro di qualche ora, il Presidente americano cambia la sua strategia sulla Siria e manda in tilt l'intera politica USA sulla regione, scontentando tutti

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WASHINGTON (ASKANEWS) - Prima l'annuncio della Casa Bianca sul ritiro, con il via libera Usa all'operazione della Turchia contro i curdi nel Nord della Siria. Poi una rapida marcia indietro e persino le minacce: nessun ritiro delle truppe statunitensi, ma solo un ridispiegamento di 50-100 membri delle forze speciali «in altre basi» dell'area. E se la Turchia supererà il limite - parola di presidente - «distruggerò totalmente la sua economia». Nel giro di qualche ora, Donald Trump cambia la sua strategia sulla Siria e manda in tilt l'intera politica Usa sulla regione, finendo per scontentare tutti: i democratici, che vorrebbero scalzarlo dalla Casa Bianca; i curdi, a cui farà mancare il sostegno americano assicurato fino a ieri nella lotta all'Isis; il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a cui aveva garantito il via libera americano all'operazione terrestre e aerea a Est dell'Eufrate; e persino la maggioranza degli stessi repubblicani, che non hanno condiviso il suo iniziale annuncio sul ritiro.

Solo ieri Trump aveva rassicurato Erdogan

Confermando il suo sostegno - seppure senza un intervento diretto delle truppe Usa - all'operazione turca al confine tra Siria e Turchia, Trump aveva ieri rassicurato il suo omologo di Ankara. «Gli Stati Uniti dovevano restare in Siria per 30 giorni, questo molti anni fa. Siamo rimasti e siamo andati sempre più a fondo a una battaglia senza obiettivi all'orizzonte. Quando sono arrivato a Washington, l'Isis dilagava incontrollato nell'area. Abbiamo sconfitto rapidamente il 100% del califfato dell'Isis [...] I curdi hanno combattuto con noi, ma sono stati pagati con soldi e armi per farlo. Combattono i turchi da decenni» aveva scritto il presidente su Twitter. «Mi sono tenuto a distanza da questa battaglia per quasi 3 anni, ma è ora per noi di uscire da queste ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali, e di riportare a casa i nostri soldati».

«Una pugnalata alle spalle dei curdi»

Una decisione che, secondo il New York Times, andava contro tutte le raccomandazioni fatte dai massimi funzionari dei dipartimenti di Stato e Difesa, che volevano continuare a tenere un numero ridotto di soldati statunitensi nell'area. «Una pugnalata alle spalle», invece per i curdi, secondo i quali c'erano state «rassicurazioni da parte degli Stati Uniti che non avrebbero acconsentito ad alcuna operazione militare turca contro la regione». Dichiarazione, quella di Trump, accolta con sorpresa anche al Congresso, dove gli stessi rappresentati del partito repubblicano del presidente hanno avuto da ridire sull'annuncio.

Rischi per la sicurezza nazionale

Il leader della maggioranza del Senato, Mitch McConnell, ha spiegato che un eventuale ritiro Usa minerebbe la sicurezza nazionale Usa e potrebbe rafforzare i terroristi del Gruppo dello Stato islamico. «Un precipitoso ritiro delle forze statunitensi dalla Siria andrebbe a beneficio solo della Russia, dell'Iran e del regime di Assad. E aumenterebbe il rischio che l'Isis e altri movimenti terroristici si raggruppino», ha dichiarato McConnell in una nota citata dal Washington Post. «Questo tradimento dei curdi danneggerà gravemente anche la nostra credibilità come alleato in tutto il mondo», ha dichiarato da parte sua il senatore Patrick J. Toomey. «E' così triste, così pericoloso», gli ha fatto eco su Twitter Lindsey Graham, senatore considerato molto vicino all'inquilino della Casa Bianca. «Il presidente Trump potrebbe essere stanco di combattere l'Islam radicale. Ma loro non sono stanchi di combattere contro di noi».