23 luglio 2019
Aggiornato 04:30
Politiche europee

Nomine Ue, Macron: «Non abbiamo concluso, ma chiarito processo»

Il Presidente francese: «Non abbiamo finito, ma abbiamo chiarito la situazione e ci siamo dati delle regole. Nessun candidato aveva la maggioranza, ma avremo accordo il 30 di giugno»

Il Presidente francese, Emmanuel Macron
Il Presidente francese, Emmanuel Macron ANSA

BRUXELLES - Il Consiglio europeo che si concluso oggi a Bruxelles non è riuscito a far emergere il candidato per succedere a Jean-Claude Juncker alla presidenza della prossima Commissione (né i candidati alle altre nomine dei vertici Ue, da trovare successivamente). Tuttavia un risultato è stato ottenuto: il negoziato appare ora più rapido e diretto, dopo che la strada è stata liberta dall'ingombrante ambiguità degli «Spitzenkandidat», i candidati capilista dei partiti a cui teneva tanto il l'Europarlamento.

Il Consiglio europeo li ha scartati tutti - proprio come fin dall'inizio voleva il presidente francese, Emmanuel Macron -, visto che non sono riusciti a mettersi d'accordo per scegliere uno di loro che rappresentasse la maggioranza dell'Assemblea, e un programma comune.

«Non abbiamo finito, ma abbiamo chiarito la situazione e ci siamo dati delle regole. E' apparso chiaro - ha spiegato Macron durante la sua conferenza stampa al termine del vertice - che non c'era maggioranza al Parlamento europeo per nessun candidato». E il risultato è stato lo stesso anche in seno al Consiglio europeo, dove il presidente Donald Tusk, «ha verificato che non c'era una maggioranza per nessuno, ma sempre minoranze di blocco contro ciascuno dei candidati», quello del Ppe, Manfred Weber, quello dei Socialisti Frans Timmermans, e quello dei Liberali Margrethe Vestager.

Quindi, ha continuato Macron, «non funziona il sistema» degli Spitzenkanbdidat, «perché il presidente della Commissione deve essere appoggiato da una doppia maggioranza», quella qualificata in Consiglio e quella assoluta del Parlamento europeo. «Allora - ha riferito il presidente francese - abbiamo deciso di rilanciare una procedura pilotata da Tusk perché emergano altri nomi, rispondenti alle sensibilità attorno al tavolo, con consultazioni degli Stati membri e delle famiglie politiche (Ppe, Pse, Liberali e Verdi, ndr), in modo da riflettere i nuovi equilibri dopo le elezioni europee».

C'è, da parte dei leader, «l'accordo a concludere il 30 giugno», al nuovo vertice Ue straordinario già convocato, e «l'impegno a finire prima dell'apertura della prima sessione plenaria del nuovo Parlamento europeo», il 2 luglio a Strasburgo. I criteri per la scelta dei candidati, ha spiegato Macron, sono: «una decisione rapida», «parità di genere» (almeno due donne), e poi «competenza ed esperienza a diversi livelli».

Io, ha puntualizzato, «non mi batto per una nazionalità, anche se devono essere rispettati degli equilibri, in modo che non ci siano paesi sovra rappresentati e altri marginalizzati». Ma vale soprattutto «il criterio della qualità: tropo spesso - ha ricordato il presidente francese - abbiamo fatto dei compromessi in passato, eleggendo persone che non hanno contribuito nel miglior modo - ha concluso - al nostro progetto europeo».