15 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
Turchia

Istanbul torna al voto, Erdogan rischia ancora

Per diversi sondaggi e analisti, il candidato dell'opposizione Ekrem Imamoglu uscirà come vincitore per la seconda volta dalle imminenti consultazioni.

Recep Tayyip Erdogan
Recep Tayyip Erdogan ANSA

ISTANBUL - A quattro giorni dal voto che eleggerà per la seconda volta il sindaco della municipalità metropolitana Istanbul l'Akp del presidente turco non sembra ancora essere riuscito a ottenere il consenso sperato. Per diversi sondaggi e analisti, il candidato dell'opposizione Ekrem Imamoglu uscirà come vincitore per la seconda volta dalle imminenti consultazioni. Ma nell'eventualità di un simile scenario e ipotizzando che una tale sconfitta venga accettata dal partito di Recep Tayyip Erdogan, gli sviluppi che potrebbero seguire sono tutt'altro che prevedibili.

Perché si ripete il voto?

Il risultato delle amministrative del 31 marzo scorso, che ha consegnato la poltrona di primo cittadino a Ekrem Imamoglu, del partito repubblicano CHP, è stato annullato lo scorso 6 maggio dal Consiglio elettorale superiore (Ysk) per presunte irregolarità. Una scelta contestata da piú fronti e considerata prettamente politica e volta ad accontentare la volontà dell'Akp.

Il riconteggio dei voti

Binali Yildirim, candidato dell'Akp e del nazionalista Mhp, alleato di Erdogan, era stato sconfitto da Imamoglu, che aveva ottenuto il 48,80% dei voti a fronte del 48,55% raccolto dal suo oppositore. Di fronte all'inaspettata sconfitta, l'Akp ha provato in tutti i modi di ribaltare la situazione, chiedendo in primis il riconteggio delle schede di diverse circoscrizioni di Istanbul. Sebbene il Consiglio elettorale superiore (Ysk) abbia accolto la richiesta, il riconteggio non ha cambiato l'esito finale. Imamoglu ha ricevuto il suo mandato di sindaco lo scorso 17 aprile, ma l'incarico è durato appena due settimane perché l'Akp ha presentato ricorso al Consiglio, chiedendo di annullare il risultato. Il Consiglio ha quindi ritirato il mandato di Imamoglu, stabilendo che i residenti di Istanbul sarebbero tornati a votare per eleggere - una seconda volta - il sindaco della metropoli.

Cosa c'è in ballo

L'elezione di Imamoglu a sindaco di Istanbul significherebbe una netta cesura con l'amministrazione monocolore della città che dura da 25 anni, dal lontano 1994 in cui Erdogan divenne il sindaco della città, inaugurando la sua ascesa politica. Ma Istanbul è di importanza centrale anche per l'ingente budget destinato alla metropoli, che conta circa 16 milioni di abitanti.

Un bilancio da 9 miliardi di euro

Per il 2019 la città vanta di un bilancio di quasi 9 miliardi di euro (circa 60 miliardi di lire turche) che supera di gran lunga i budget di alcuni enti statali, nonché di alcuni ministeri turchi. Negli ultimi tre mesi alcuni media locali hanno pubblicato approfondimenti che spiegano come i fondi destinati alla città siano stati anche utilizzati per mantenere una rete di aziende vicine al governo attraverso numerosi appalti pubblici la cui assegnazione poco trasparente è stata oggetto di numerose critiche. Perdere il controllo della città per l'Akp equivarrebbe a mettere a repentaglio la propria rete di supporto, oltre che rappresentare una perdita profonda di prestigio per Erdogan, nonché un segnale della fase discendente della parabola politica del presidente.

Le prospettive

La difficile situazione economica che sta attraversando il paese ha influenzato il risultato elettorale del 31 marzo scorso e promette di incidere anche sul prossimo voto. La Turchia sta attraversando la crisi economica più grave degli ultimi 17 anni. Negli ultimi mesi la lira turca ha perso il 12,5% di valore rispetto al dollaro, in seguito alla crisi con gli Stati Uniti, scoraggiando gli investitori preoccupati di possibili sanzioni. La decisione di ripetere il voto a Istanbul e la riduzione delle riserve della banca centrale hanno contribuito a rafforzare il clima di incertezza. Il debito estero è tasto dolente, come lo è il rischio di una forte contrazione della crescita. Al quadro assai denso di problemi si aggiungono I tassi particolarmente alti degli interessi dei crediti, l'industria frenata assieme e disoccupazione che ha raggiunto il 14,7%, con quella giovanile che supera il 25%, e l'inflazione al 20%.

Sondaggi sfavorevoli

Ma oltre al fattore economico sembra che gli elettori non siano particolarmente convinti dalle accuse di «irregolarità» sollevate dall'Akp per le consultazioni precedenti. Una recente indagine della società di sondaggi Mak indica infatti che il 47% degli istanbulioti pensa che la decisione dello Ysk di ripetere le elezioni non sia corretta. La stessa società ha rilevato che Imamoglu gode di una percentuale di consenso del 50,3%, mentre Yildirim dell'Akp sarebbe fermo al 48,2%. Per Bekir Agirdir, direttore di Konda - una delle società di consulenza più rispettate del paese - ci sarà un gruppo di elettori dell'Akp e dell'alleato Mhp che non andrà a votare nonostante abbiano votato alle consultazioni precedenti. In un'intervista rilasciata alla Bbc turca, Agirdir spiega il motivo di questa scelta da una parte con la forte percezione della crisi economica da parte della popolazione. Dall'altra perché «il loro sentimento di giustizia è stato danneggiato».

Scontri televisivi

Mentre quasi tutte le società di sondaggi indicano il candidato Chp-Iyi parti in vantaggio dai 2 (Ada) ai 4 punti percentuali (Optimar) l'opinione pubblica sembra aver gradito in misura maggiore la performance di Imamoglu anche nella diretta televisiva contro l'oppositore Yildirim, lo scorso 16 giugno. Un'occasione rara nel panorama mediatico turco dove i politici dell'Akp - incluso il presidente Erdogan - da sempre si oppongono a qualsiasi dibattito politico in diretta televisiva con gli antagonisti.

Erdogan non accetterà facilmente alcuna sconfitta

Resta però la fondamentale incognita di cosa accadrà nel caso in cui Imamoglu si riconfermi nuovamente primo nella corsa per diventare sindaco di Istanbul. Il regime presidenziale dai caratteri autoritari assunto dalla Turchia negli ultimi anni porta ad ipotizzare che Erdogan non accetterà facilmente alcuna sconfitta, utilizzando tutti i mezzi a disposizione a questo scopo. Se invece il presidente e i suoi alleati accettassero la sconfitta, l'amministrazione della metropolitana potrebbe essere messa comunque alle strette a causa del forte accentramento che porta i comuni ad essere finanziariamente dipendenti dal governo centrale. In un modo o nell'altro la strada che dovrà percorrere l'opposizione appare in salita.