21 maggio 2019
Aggiornato 17:00
Elezioni Turchia

Turchia al voto (anticipato): scricchiola il super potere di Erdogan

I turchi alle urne per rinnovare il Parlamento ed eleggere un presidente con poteri rafforzati

ANKARA - I turchi si stanno recando alle urne per rinnovare il Parlamento ed eleggere un presidente con poteri rafforzati, in un voto che potrebbe indebolire la presa sul potere del presidente Recep Tayyip Erdogan. Il voto, il primo espresso nell'ambito del sistema presidenziale approvato nell'aprile 2017 con un referendum popolare, è stato anticipato di 17 mesi per volere del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel nuovo sistema, che deve ancora essere perfezionato attraverso l'adeguamento delle leggi in vigore, il presidente, non è più figura super partes ma rappresentante del proprio partito e ha dei poteri molto ampi. Per contro, i poteri del Consiglio dei ministri e quelli del parlamento, attualmente i principali organi esecutivi e legislativi del sistema politico turco, sono fortemente ridotti.

Quando si vota
Urne aperte dalle 08.00 alle 17.00, secondo l'ora locale turca. L'Alto consiglio elettorale (YSK) ha comunicato che sul territorio nazionale hanno diritto al voto 53milioni 34 mila persone più gli oltre 3 milioni elettori registrati all'estero e distribuiti in 61 Paesi. Agli elettori residenti all'estero è data la possibilità di votare sia presso le rappresentanze consolari che nei seggi collocati in 34 varchi di frontiera. Quest'anno si contano oltre 1,5 milione di neo-elettori. L'affluenza alle urne è generalmente alta, nelle politiche del novembre 2015 si era registrata all'85%. Si vota in 81 province per rinnovare i membri del parlamento unicamerale.

I partiti in lizza
In lizza ci sono 11 partiti: Il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP); il Partito repubblicano del popolo (CHP); il Partito democratico dei popoli (HDP); il Partito di azione nazionalista (MHP); IYI Parti; il Partito della felicità (SP); il Partito democratico (DP); il Partito della Turchia indipendente (BTP); il Partito della grande unione (BBP) e il Partito della patria (Partito Vatan) e Hüda-Par. La soglia di sbarramento per l'ingresso in parlamento è del 10%.

La legge elettorale
La legge elettorale approvata all'inizio di quest'anno ha dato ai partiti la possibilità di presentarsi al voto all'interno di un'alleanza. Questo dovrebbe facilitare per i partiti minori il superamento dello sbarramento, dal momento che la percentuale considerata è quella complessiva dell'alleanza di cui si fa parte. In questa tornata elettorale sono state formati due blocchi: L'alleanza della repubblica (formata da AKP; MHP e BBP) e l'alleanza della nazione (composta da CHP; IYI Parti; SP; DP). La distribuzione dei seggi sarà poi fatta in maniera proporzionale, sulla base del consenso ottenuto da ciascun partito. Con il nuovo sistema il numero dei deputati è salito a 600, rispetto ai precedenti 550. Allo stato attuale i due terzi del parlamento è composto dai membri del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP). Seguono il Partito repubblicano del popolo (CHP, 131 seggi); il Partito democratico dei popoli (HDP, 47 seggi); il Partito di azione nazionalista (MHP, 35 seggi) e IYI Parti (6 seggi), più 13 vacanti e 2 indipendenti.

I candidati alla presidenza
Sei politici concorrono per la carica della presidenza. Uno di loro dovrà ottenere il 50% +1 dei voti al primo turno. In caso contrario si andrà al ballottaggio, previsto per l'8 luglio. Al secondo turno vince il candidato che ottiene la percentuale più alta. L'Alleanza della repubblica ha presentato il presidente Erdogan quale proprio candidato congiunto. I candidati delle altre formazioni sono: Muharrem Ince (CHP); Meral Aksener (IYI Parti); Selahattin Demirtas (HDP); Temel Karamollaoglu (SP); Dogu Perincek (Partito Vatan).

La posta in gioco
Gli obiettivi dell'AKP sono due: ottenere la maggioranza parlamentare e la presidenza. I rappresentanti del governo hanno dichiarato che si potrebbe andare nuovamente al voto se l'alleanza di Erdogan non dovesse raggiungere la maggioranza parlamentare, adducendo la necessità di evitare una eventuale conflittualità nell'amministrazione del paese. Secondo il sistema presidenziale, il super-presidente avrebbe anche la facoltà di sciogliere la camera. Resta decisivo in questo quadro il superamento dello sbarramento elettorale da parte del filo-curdo HDP, il cui ingresso in parlamento toglierebbe fino a 70 seggi all'AKP. L'opposizione teme che possano avvenire brogli e un'escalation di violenze nel sud est a maggioranza curda per impedire questo scenario. Diversi sondaggi realizzati nelle ultime settimane indicano alta la probabilità che l'opposizione ottenga la maggioranza in parlamento. Un'altra probabilità è quella che si vada al ballottaggio tra Erdogan e il candidato CHP Muharrem Ince, con il primo favorito sul secondo.

I favoriti

  1. Recep Tayyip Erdogan: alla guida dell'AKP dal 2002, già premier (2003-2014) e attuale presidente della repubblica. Proveniente dalla tradizione dell'Islam politico turco, gode di ampio appoggio dell'elettorato più conservatore e nazionalista. Ambisce a restare in carica almeno fino al 2023, anno del centenario della Repubblica, presentandosi, come il nuovo "padre" della patria, dopo Atatürk.
  2. Muharrem Ince: deputato CHP dal 2002, è stato vicepresidente del gruppo parlamentare del proprio partito tra il 2010 e il 2014. In diverse occasioni ha criticato la dirigenza del proprio partito, posizionandosi nell'ala sinistra della formazione. Estremamente critico di Erdogan e delle politiche dell'AKP, Ince ha promesso di riportare nel paese il sistema parlamentare, democratico, laico e dove viene assicurata la separazione dei poteri.
  3. Meral Aksener: leader del partito IYI, fondato l'anno scorso, dopo esser stata espulsa dal nazionalista MHP, che ha deciso di avallare Erdogan. È veterana della politica turca, con un passato tra le fila di partiti nazionalisti e di destra. È stata ministro dell'Interno del governo Ciller-Erbakan negli anni '90 e vicepresidente del parlamento. Critica del presidente turco e del presidenzialismo, ha promesso che riporterà nel paese il sistema parlamentare. È la prima donna in Turchia a concorrere alla presidenza.
  4. Selahattin Demirtas: è il piú giovane (45) ed è candidato del partito filo-curdo HDP. In prigione dal novembre 2017 per accuse di propaganda terroristica, era alla guida del partito nelle elezioni del giugno 2015, quando l'HDP entrò per la prima volta in parlamento facendo perdere la maggioranza assoluta all'AKP. Oltre che dall'elettorato curdo gode di una discreta popolarità tra gli elettori giovani e liberali. Ha portato avanti la propria campagna elettorale dal carcere, con conseguenti gravi limitazioni. Tra le promesse elettorali, quella di riportare la Turchia al parlamentarismo e ad un sistema di governo decentralizzato e democratico.