12 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Medio Oriente

Iran, dimissioni Zarif respinte dopo le «quasi scuse» del capo dei Pasdaran

Nella frenetica giornata di ieri, praticamente tutto il vertice del potere del Paese si è mosso per convincere il principale artefice dello storico accordo nucleare del 2015 a recedere dalla sua decisione

Mohammad Javad Zarif e Hassan Rohani
Mohammad Javad Zarif e Hassan Rohani ANSA

TEHERAN - La crisi politica scoppiata due giorni fa a Teheran a seguito delle dimissioni a sorpresa del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif è finita con la consacrazione del ministro come «principale responsabile» della diplomazia della Repubblica Islamica. Stamane, infatti, Zarif ha ufficialmente ripreso il suo lavoro dopo che il capo dello Stato, Hassan Rohani, ha respinto le dimissioni.

La conferma di Zarif alla guida della diplomazia iraniana è arrivata dopo l'esplicito intervento della guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e le «quasi scuse» presentate pubblicamente al ministro dal generale Qassimi Suleiman, capo delle Brigate al Quds, il braccio armato all'estero dei potenti Guardiani della Rivoluzione, note in Iran come i Pasdaran. Suleiman, infatti, è stato sospettato da molti di essere l'artefice dell'esclusione di Zarif dagli incontri della leadership iraniana con il presidente siriano Bashar al Assad in visita a Teheran. Esclusione che ha dato origine alla decisione del ministro di lasciare il suo incarico.

«Tutto quello che mi interessa è elevare la politica estera del Paese e la difesa degli interessi del popolo iraniano e dei suoi diritti sul palcoscenico internazionale», ha scritto stamane Zarif sul suo account Instgram, poco prima di ricomparire al fianco di Rohani alla cerimonia di ricevimento del presidente armeno in visita nel Paese.

Ma nella frenetica giornata di ieri in Iran, praticamente tutto il vertice del potere del Paese si è mosso per convincere il principale artefice dello storico accordo nucleare del 2015 a recedere dalla sua decisione: la guida suprema, il capo dello Stato, il parlamento e l'esercito.

Il primo a muoversi è stato l'ufficio della guida suprema che con una dichiarazione ha invitato il ministro a recedere dal suo intento. Subito dopo, «almeno 160 parlamentari» su 290 si sono detti «pronti a firmare una lettera per chiedere al ministro di proseguire nel suo incarico», come ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale Irna, citando il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale dell'Assemblea, Najfi Khoshroudi.

Nella tarda serata sono arrivate le «scuse» decisive del generale Suleiman, che oltre ad essere molto vicino alla guida suprema rappresenta il vertice dell'esercito. In una dichiarazione rilasciata all'agenzia stampa MehrNews, il generale ha spiegato che «la mancata presenza del ministro Zarif all'incontro con il presidente siriano Bashar al Assad non era voluta ed è avvenuta per errore», sottolineando che «Zarif è il principale responsabile della politica estera del Paese». Suleiman ha quindi rimarcato che «il ministro Zarif gode dell'appoggio di tutti i responsabili del sistema, in particolare della guida della Rivoluzione, Ali Khamenei».

Solo più tardi è stata la volta del presidente Rohani che con una nota pubblicata sul sito ufficiale del governo ha respinto formalmente le dimissioni: «Credo che le vostre dimissioni siano contrarie agli interessi del paese e non le approvo».

«La considero, come affermato dal leader supremo, affidabile, coraggioso e pio e in prima linea nella resistenza contro la pressione totale dell'America», ha aggiunto Rohani.