26 giugno 2019
Aggiornato 10:00
Brexit

Tutti gli ostacoli da superare per l'accordo sulla Brexit

Cosa succederà dopo il vertice europeo di domenica? Lo scoglio principale per la premier May resta il voto ad altissima tensione nel parlamento britannico

LONDRA – Dopo il via libera dell'accordo sul divorzio tra Londra e Bruxelles atteso domenica dai 27 capi di Stato e di governo dell'Unione europea, che metterà un punto a un negoziato durato 17 mesi, la suspense è tutt'altro che esaurita, in attesa di un voto ad altissima tensione del parlamento britannico. Sono ancora tanti, infatti, gli ostacoli che l'accordo sulla Brexit dovrà ancora superare prima dell'entrata in vigore formale il prossimo 29 marzo. Dopo il vertice le due parti cominceranno a preparare, ciascuna per suo conto, il negoziato sul trattato che sancirà i rapporti post-Brexit, il cui quadro è stato fissato nella «dichiarazione politica» che dovrebbe anch'essa approvata dal vertice di dopodomani insieme al testo sul divorzio. I negoziati formali infatti, in particolare sul commercio, non potranno cominciare se non a Brexit avvenuta.

Lo scoglio dei deputati inglesi
La ratifica dell'intesa da parte del parlamento di Londra sembra lo scoglio più difficile da superare: per la verità al momento la premier Theresa May non sembra avere i numeri per strappare ai deputati un via libera. May vorrebbe un voto prima che la Camera dei comuni chiuda per la pausa natalizia, il 21 dicembre prossimo. Se l'accordo verrà approvato, il governo di Londra dovrà presentare un disegno di legge sul ritiro dalla Ue e sull'attuazione del divorzio, anch'esso a rischio di dibattiti accesi. Gli esperti ricordano che i trattati europei di Roma e Maastricht sono stati approvati da Comuni e Lord dopo dibattiti durati quaranta giorni ciascuno. Restano 60-70 giorni di sedute parlamentari tra il vertice di domenica e il 29 marzo.

Il passaggio dell'Europarlamento
Gli eurodeputati dovranno attendere il semaforo verde dei colleghi britannici per avviare a loro volta una procedura di ratifica. Questa prevede la redazione di un rapporto sul trattato di ritiro e sulla dichiarazione politica prima di un voto dell'assemblea plenaria a maggioranza semplice. Il voto dovrebbe teoricamente avvenire all'inizio del prossimo anno, ma in pratica c'è tempo fino al 28 marzo, ultima seduta di plenaria prima della Brexit. Dopo la ratifica dell'assemblea di Strasburgo il trattato di ritiro va approvato dal consiglio Ue con una maggioranza qualificata: il 72% degli Stati membri, cioè venti, in rappresentanza del 65% della popolazione.