25 settembre 2018
Aggiornato 04:30

Kim annuncia chiusura sito nucleare: bluff o vero progresso?

Esperti divisi: secondo alcuni è già inutilizzabile, altri osservatori hanno riferito che il sito, ancora questo mese, sarebbe stato oggetto di lavori di espansione
Kim Jong Un ha promesso chiusura sito nucleare entro maggio
Kim Jong Un ha promesso chiusura sito nucleare entro maggio (ANSA)

PYONGYANG - La promessa di chiudere il sito dei test nucleari nordcoreani entro maggio è l'ennesima portata collocata da Kim Jong Un sul tavolo del futuro summit con il presidente Usa Donald Trump, un evento che, se si concretizzerà, avrà una portata storica persino superiore al recente terzo vertice intercoreano. Tuttavia ci sono anche analisti che pensano che si tratti di una promessa a buon mercato: a loro dire Punggye-ri non sarebbe più utilizzabile per i test atomici, già teatro di sei esplosioni nucleari, perché la montagna avrebbe dato segni rilevanti di cedimento. Su questo, comunque, gli esperti sono tutt'altro che concordi: altri osservatori hanno riferito che il sito, ancora questo mese, sarebbe stato oggetto di lavori di espansione.

Punggye-ri è un segretissimo sistema di caverne e tunnel sotterranei nelle viscere di una montagna di 2mila metri, il monte Mantap, nella provincia frontaliera di Hamqyong Nord. Il fatto che sia così vicino alla Cina ha provocato le proteste di Pechino e forti preoccupazioni, persino il panico dei residenti cinesi sull'altro versante del confine. Pyongyang, dal canto suo, ha sempre escluso qualsiasi emissione di radioattività.

La sua esistenza fu svelata a ottobre 2006, in occasione del primo test nucleare nordcoreano. Al potere c'era Kim Jong Il, il padre dell'attuale numero uno Kim Jong Un. Da allora i test nucleari sono stati sei, non tutti riusciti perfettamente. In particolare in sei anni fino al 2017 l'attuale leader ne ha fatti realizzare quattro, l'ultimo dei quali a settembre scorso ha avuto una portata di 250 kilotoni, rispetto all'unico kilotone del primo test del 2006. Il regime di Pyongyang ha affermato che l'esplosione del 3 settebre 2017 è stata provocata da un ordigno all'idrogeno.

Kim ha dichiarato durante il terzo summit intercoreano di venerdì scorso - Seoul ha diffuso oggi i dettagli di quello che il leader del Nord ha detto al presidente Moon Jae-in - che il sito verrà chiuso a maggio e che esperti d'armamento Usa e sudcoreani, oltre che giornalisti internazionali, saranno invitati a verificare di persona lo smantellamento della struttura. La notizia è stata accolta con un certo entusiasmo, ma non tutti gli osservatori pensano che si tratti di un grande passo avanti. Anzi, qualcuno ritiene sia un vero e proprio bluff, simile a quello che fece il padre, Kim Jong Il, quando nel 2008 fece saltare in aria una torre di raffreddamento della centrale di Yongbyon, dove la Corea del Nord produceva il plutonio, come atto di buona volontà per l'accordo con il sestetto sul nucleare, poi finito in una bolla di sapone. Quella torre era già stata scollegata da tempo dall'impianto, non era più utilizzata.

Sismologi cinesi, citati ad aprile, hanno affermato che l'ultimo test ha provocato crolli nella montagna. All'epoca si parlò di centinaia di vittime tra lavoratori nordcoreani impegnati nello scavo di tunnel, ma questa notizia non ha avuto mai conferma. L'esplosione di settembre scorso provocò un sisma di magnitudo 6.3. Le immagini catturate da Airbus via satelline mostrarono la montagna letteralmente scossa durante il test. E, dopo di esso, vi furono diversi altri altri terremoti, uno dei quali superiore a magnitudo 4. Secondo il sismologo della Columbia University Paul G Richards, interpellato allora dal Washington Post, sembrava esserci «una qualche forma di stress sul terreno». A conferma delle preoccupazioni che già erano state espresse dai suoi colleghi cinesi. All'epoca si parlò di «sindrome della montagna affaticata».

Queste valutazioni non sono tuttavia condivise dagli esperti del rispettato sito di analisi nordcoreane 38 North, secondo i quali Punggye-ri sarebbe pienamente operativo. Anzi, i satelliti hanno rilevato a inizio marzo 2018 movimenti che farebbero pensare a lavori per l'apertura di un nuovo tunnel, a partire dal cosiddetto Portale occidentale. Questo mese i lavori non sarebbero neanche totalmente interrotti. Inoltre, esiste un'altra galleria potenzialmente utilizzabile per i test, il cosiddetto Portale Sud, mentre il Portale Nord - dove è stata fatta esplodere la bomba di settembre - sarebbe stato abbandonato.