Esteri | Rivolta in Siria

L'occidente e la memoria corta: da dove arriva il caos in Siria? Nel 2004 a Falluja fu strage con armi chimiche made in Usa

Armi chimiche e micro bombe nucleari. Edizioni straordinarie sui tg? Zero. Il mondo oggi nelle mani di Trump e Putin

WASHINGTON - Cosa sarebbe accaduto se oggi al posto di Donald Trump fosse presente Hillary Clinton? Dopo il bombardamento con «gas al cloro» di Douma, compiuto dall’esercito regolare siriano. Almeno questa è l’accusa che giunge dai governi occidentali, respinta da Assad e Putin. Attacco siriano a favor di telecamere avvenuto due giorni dopo l'annuncio del Presidente Usa di un ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria. Gli Usa se ne vanno e cosa fanno Assad e Putin? Attaccano con le armi chimiche. La concatenazione degli aventi è quantomeno improvvida. Ma facciamo un passo indietro.

Le nostre stragi democratiche
"Fallujah. La strage nascosta" è un documentario di Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta andato in onda per la prima volta sulle reti televisive della Rai l'8 novembre 2005. L'inchiesta, tutta fondata su prove inoppugnabili, provò l’uso di armi chimiche, in particolare ordigni incendiari e armi basate sul fosforo bianco e altre sostanze simili al napalm, come il Mark 77, e l'uso indiscriminato della violenza contro i civili da parte delle forze militari statunitensi nella città irachena di Falluja durante l'offensiva del novembre 2004. Le interviste con ex militari statunitensi che affermano di essere stati presenti all'offensiva di Falluja supportano l'ipotesi dell'uso di armi da parte degli Stati Uniti, mentre i giornalisti che erano in Iraq discutono dei tentativi degli Stati Uniti di bloccare la diffusione delle notizie. Vi sono filmati di armi al fosforo bianco sparate da elicotteri in aree urbane, così come riprese dettagliate mostrano i resti di persone che si suppone siano state uccise da quelle armi, tra cui donne e bambini. Nel documentario viene intervistato l'ex soldato statunitense, ora attivista contro la guerra, Jeff Englehart, il quale discute dell'uso del fosforo bianco, chiamato «Willie Pete», da parte degli Stati Uniti in aree edificate e descrive l'offensiva di Falluja come «un'uccisione di massa di arabi». Englehart ha trascorso due giorni a Falluja durante la battaglia. Nel reportage si afferma che i militari statunitensi hanno deliberatamente mirato a civili iracheni e bambini durante l'offensiva di Falluja per debellare l'opposizione all'occupazione statunitense. Viene intervistato l'ex soldato statunitense Garret Reppenhagen, il quale afferma che le morti civili erano frequenti e intenzionali.

I morti a Falluja furono migliaia
Le prove raccolte inerenti l’utilizzo di armi a micro fissione nucleare, sempre su Falluja, sono state poi conclamante nel 2010: proiettili all’uranio arricchito che si polverizzavano durante l’esplosione. Si tratta, come scriveva il giornalista Bruno Torrealta, di micro bombe nucleari. Al tempo gli statunitensi, nonché tutta la propaganda mediatica, si difesero sostenendo che tali armamenti non erano né chimici né nucleari. Si trattava di armamenti regolari, secondo loro, utilizzati per non chiare ragioni. La questione quindi esula dal campo di battaglia, quanto meno quello dove si combatte, e si entra nel campo della propaganda. E di dove questa può condurre. Emerge un tratto comune che unisce Falluja e Douma, Assad e Bush, Trump e Putin. Pensare che tra di essi vi siano dei «buoni» è un sfida troppo elevata alla razionalità e al pensiero in generale. La differenza è ovviamente data dal contesto storico, la lente con cui la storia devia il suo corso.

Nell'infografica realizzata da Centimetri i dettagli del raid contro la base aerea di Tayfur
Nell'infografica realizzata da Centimetri i dettagli del raid contro la base aerea di Tayfur (ANSA/CENTIMETRI)

Siria oggi, guerra mondiale alle porte?
La Siria del 2018 non è l’Iraq del 2004: anche se il disastro odierno è ovviamente figlio diretto di quell’invasione senza senso. La Siria odierna è un luogo dove non ci si può permettere errori troppo grossolani, pena lo scatenamento di un confronto militare diretto tra Russia e Stati Uniti. Siamo consapevoli, purtroppo, che non pochi ambiscono a questo scenario: Arabia Saudita, Turchia, Israele, Iran. Soggetti che ambiscono all’annientamento dell’altro, per motivi religiosi, economici, storici e politici. Ma determinati limiti non si possono oggettivamente superare, e si deve quindi tornare alla condizione di Falluja. Più che il presidente russo Vladimir Putin, in questo momento al centro della storia si trova un uomo rozzo, goffo, erotomane, privo di cultura politica: Donald Trump. E chiunque ami la pace non può che ringraziare Dio, o il destino, che vi sia lui e non una guerrafondaia con la bava alla bocca come Hillary Clinton. Gli hanno imposto una pazzo come John Bolton quale consigliere per la sicurezza nazionale: un barbaro assetato di sangue, che ampia prova della sua ferocia ha già dato durante il conflitto iracheno.

E la Francia?
Trump ha minacciato pesantemente la Russia e la Siria, ma con ogni probabilità fingerà di assecondare i falchi del suo partito, e del suo governo, dando poi il via libera solo a qualche azione dimostrativa: come già accaduto in passato. Ma, a complicare lo scenario, potrebbe intervenire la Francia, che con il suo presidente imperatore Emmanuel Macron scalpita per colpire Assad e Putin. Macron sembra giorno dopo giorno uno di quei fascisti con il doppio petto, lo sguardo simpatico e la bava alla bocca. Le colpe dell’occidente nel caos medio orientale sono enormi, e non solo quelle afferenti alla storia recente, come Falluja. Ora ci troviamo a fronteggiare un pericolo che potrebbe sconvolgere le vite di noi tutti.