19 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Crisi energetica

Erdogan blocca l'Eni perché teme di perdere i corridoi strategici nel trasporto del gas?

A rischio il corridoio Tap e il South Stream. Sullo sfondo un nuovo asse mediterraneo tra Cipro, Israele, Egitto e Libano?

Un'immagine della nave Eni Saipem 12000.
Un'immagine della nave Eni Saipem 12000. ANSA

ROMA - Il blocco della marina militare turca nel Mediterraneo orientale nei confronti della piattaforma dell'Eni Saipem 12000, in un'area di trivellazione su licenza di Cipro, perdura: la crisi che mette sotto pressione gli investimenti strategici italiani nel settore energetico è sempre più profonda. Con ogni probabilità ci si trova di fronte al fletter dei muscoli da parte del presidente turco Recep Erdogan che, a ogni costo, vuole esercitare il massimo della pressione sull’Unione Europea affinché le porte si aprano. Non solo: sul tavolo l'intero assetto logistico del gas proveniente dall'Asia.

La reazione italiana
L'Italia si aspetta una «soluzione condivisa nel rispetto del diritto internazionale e nell'interesse sia dell'Eni, sia dei Paesi della regione, sia delle due comunità cipriote». Lo ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano al collega turco Mevlut Cavusoglu, incontrato oggi in Kuwait a margine della ministeriale anti-Isis. I due - riferisce la Farnesina - hanno concordato sulla necessità di tenere conto dei rispettivi interessi nazionali e delle preoccupazioni dei rispettivi governi. Anche allo scopo di preservare il necessario clima di fiducia per possibili ulteriori progetti in campo energetico, oltre a quelli in essere. Il governo italiano ha quindi scelto un profilo diplomatico prudente di fronte al nervosismo di Ankara. Ma le parole di Erdogann sono state pesanti: «Raccomandiamo alle compagnie straniere che operano al largo di Cipro di non fidarsi della parte greca e di non essere strumenti di iniziative che superano le loro forze. Nessuno deve pensare passino inosservati tentativi opportunistici di esplorazione del gas al largo di Cipro o delle isole dell’Egeo. Mettiamo in guardia coloro che superano i loro limiti affinché non facciano calcoli sbagliati tentando di sfruttare l’attenzione della Turchia rivolta agli eventi al sud»

Le ragioni
Il blocco può essere interpretato come la reazione agli accordi di spartizione del bacino orientale del Mediterraneo tra Cipro, Israele, Egitto e Libano e che hanno relegato la Turchia a comprimaria. Ankara rischia non solo di perdere la corsa all’accaparramento dei giacimenti, ma anche di vedere compromesso il suo progetto di fare dell’Anatolia un corridoio strategico verso l’Europa. Diverrebbero superati il corridoio Tap-Tanap dal Caspio all’Italia, nonché il Turkish Stream nel Mar Nero. «Non ci aspettavamo che accadesse perchè siamo assolutamente molto dentro l'Economic zone di Cipro dove l'Eni ha già scavato due pozzi senza alcun problema»: lo ha detto l'amministratore delegato del gruppo energetico, Claudio Descalzi, parlando a giornalisti al Cairo. Parole che tentano di aprire ad una soluzione diplomatica condivisa rispetto un’operazione controversa per i presidente Erdogan che, durante la sua recente visita in Italia aveva sostenuto: «I lavori di esplorazione del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi».

Una leva nella partita su Cipro e Grecia
Il blocco, e in generale la questione delle infrastrutture che trasportano il gas in Europa, è anche una leva nella decennale partita geopolitica su Cipro e Grecia. Condizione chiara per lo stesso Descalzi che ha commentato: «Probabilmente la tensione è salita per altri motivi e quindi la nave è stata bloccata». Descalzi sa che l'aggressività turca deriva dal timore turco di essere messo ai margini dei grandi affari legati al trasporto del gas.

Sviluppi futuri
Una situazione che potrebbe prolungarsi almeno fino al 22 febbraio, ovvero fino al termine delle esercitazioni militari che la Turchia sta conducendo nel braccio di mare che separa Cipro dalle coste libanesi e siriane. Il braccio di mare include infatti anche la cosiddetta zona 3, dove la Saipem era diretta dopo aver concluso i lavori nell’area 6 sul giacimento Calypso, da poco scoperto a sudovest di Cipro. Entrambe le zone sono oggetto di contesa tra Turchia, Cipro e Grecia. La zona 3 è stata oggetto di sondaggi affidati da Cipro ad Eni, alle quali il governo turco aveva reagito denunciando un’iniziativa unilaterale di Nicosia che viola i diritti dei turchi di Cipro nord.