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Usa, il primo discorso di Donald Trump sullo stato dell'Unione

America First, ma anche New American Moment. Il primo discorso di Trump sullo stato dell'Unione è stato sobrio e ottimista. E aperto al compromesso con i dem

Il presidente Usa Donald Trump durante il suo discorso sullo stato dellUnione.
Il presidente Usa Donald Trump durante il suo discorso sullo stato dellUnione. (© Alex Edelman via ZUMA Wire)

NEW YORK - Un discorso lungo ottanta minuti, in cui il presidente americano Donald Trump si è mostrato apparentemente aperto a tendere un ramo d'ulivo all'opposizione democratica in tema di immigrazione e infrastrutture, ma allo stesso tempo determinato nel calcare la mano sui temi di sicurezza nazionale, gli stessi che gli hanno permesso di conquistare la Casa Bianca. Il primo discorso sullo Stato dell'Unione di Trump - il secondo più lungo degli ultimi 50 anni e il più lungo dal 1995 - è stato sobrio, perlomeno rispetto agli standard a cui il Presidente ci ha abituati in altre occasioni - e più ottimista di quello pronunciato nel giorno della sua inaugurazione: se il 20 gennaio del 2017 aveva parlato di una «carneficina americana» che doveva finire, nell'occasione che ha marcato ufficialmente il suo primo anno alla Casa Bianca Trump ha scelto, strategicamente, di mettere in evidenza i risultati ottenuti, risultati ai quali, come vi abbiamo già raccontato qui, non è però corrisposto un alto gradimento nei sondaggi: il Presidente, insomma, era e resta uno dei più divisivi della storia d'America. E poi l'accento sulle riforme future, per infondere ottimismo e chiedere con forza unità. Così, all'ormai ben noto motto «Make America Great Again», se ne è affiancato un altro: «New American Moment». Il tutto all'insegna del patriottismo, un elemento che il leader Usa porta con sé sin dai tempi della campagna elettorale.

Il Nuovo Momento Americano
La sua missione, dunque, è rimasta quella per la quale è stato eletto, e Trumpo l'ha ricordata a meno di un minuto dall'inizio del discorso: «Rendere l'America di nuovo grandiosa per tutti gli americani». E dopo essersi vantato del suo primo anno di presidenza, del miglioramento dell'economia e del rally dell'azionario Usa, ha detto che «non c'è mai stato un momento migliore per iniziare a vivere il sogno americano». Perché «se si lavora sodo, se si crede in sé stessi, se si crede nell'America, allora si può sognare qualsiasi cosa, si può diventare qualunque cosa e insieme possiamo realizzare di tutto». Il Presidente ha poi ricordato uno deis suoi più grandi successi a livello legislativo, la riforma fiscale, la maggiore dal 1986, che ha spinto aziende - citate espressamente - come Fiat Chrysler Automobiles, Exxon Mobil e Apple ad annunciare nuovi investimenti.

Appello all'unità
Consapevole degli ostacoli di fronte alla sua amministrazione, della dura opposizione dei democratici al Congresso e del rischio di perdere il controllo di Capitol Hill alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre, Trump ha chiesto a «tutti di mettere da parte le nostre differenze, di cercare un terreno comune e di perseguire l'unità necessaria per garantire risultati alla gente che ci ha eletto».  Leggendo parola per parola il testo, ma fermandosi spesso per compiacersi dei fragorosi applausi giunti dai repubblicani, Trump ha fatto leva su uno spirito nazionalista dicendo che nell'ultimo anno «il mondo ha visto quello che abbiamo sempre saputo: nessuno sulla Terra è così coraggioso o determinato come gli americani. Se c'è una montagna, la scaliamo. Se c'è una frontiera, la superiamo. Se c'è una sfida, la controlliamo. Se c'è un'opportunità, la sfruttiamo». Come quasi tutti i presidenti prima di lui, Trump ha affermato che lo stato dell'Unione è «forte perché il nostro popolo è forte»

Immigrazione
Eppure, non c'è dubbio che gli Stati Uniti restino politicamente molto divisi, specialmente su alcuni dei temi prescelti da Donald Trump per marcare la propria presidenza. Uno di questi è l'immigrazione. Non a caso, i democratici al Congresso riunito hanno cominciato a mormorare in segno di disappunto quando, parlando di MS-13, una gang con legami nell'America centrale, Trump sembrava avere accusato le persone che vivono in Usa senza permesso di soggiorno di essere responsabili della perdita di vite di cittadini americani. Non solo. Il 45esimo presidente americano ha sì fatto riferimento ai Dreamer, termine usato per riferirsi alle persone portate in Usa da bambini e che rischiano l'espulsione, ma in chiave americana: lui, da Commander in chief, ha detto di avere «il dovere sacro di difendere gli americani, proteggere la loro sicurezza, le loro famiglie, le loro comunità e il loro diritto al sogno americano. Perché anche gli americani sono dei sognatori».

Compromesso
Nella risposta democratica al discorso, il deputato Joe Kennedy III ha invitato i colleghi a opporsi all'agenda del presidente perché presenta agli americani «una falsa scelta dopo l'altra». In tema di immigrazione, Trump ha offerto al Congresso quello che lui considera un «compromesso» che spiana la strada verso la cittadinanza per 1,8 milioni di persone, in cambio, però, di cambiamenti notevoli alla politica migratoria attuale, come la fine della lotteria per ottenere la Carta Verde e della 'Chain migration', un sistema che consente a un famigliare legalmente residente in Usa di sponsorizzarne un altro. Facendo riferimento all'attacco terroristico che colpì New York City lo scorso Halloween e quello fallito nelle settimane successive, Trump è stato chiaro: «Nell'era del terrorismo, questi programmi presentano rischi che non ci possiamo più permettere»

Infrastrutture
Quindi, alro punto chiave del suo programma, le infrastrutture. E anche nel discorso sullo stato dell'Unione, Trump ha chiesto al Congresso di legiferare «per generare investimenti in nuove infrastrutture per almeno 1,5 miliardi di dollari». Si tratta di una cifra superiore a quella da un miliardo proposta al suo primo discorso in assoluto davanti al Congresso riunito, quello alla fine dello scorso febbraio. Come allora, i dettagli però scarseggiano. Il tycoon si è limitato a richiedere ai partiti democratico e repubblicano «di unirsi per darci un'infrastruttura moderna, affidabile, veloce e sicura». E a chi lo ascoltava ha promesso - come fece nella notte della sua vittoria elettorale nel novembre 2016 - «nuove strade, ponti, autostrade, ferrovie». Trump intende usare fondi federali, oltre a quelli statali, municipali e privati. Non ha però detto quanti soldi usciranno dalle casse di Washington. In passato membri dell'amministrazione avevano parlato di un esborso di 200 miliardi di dollari. Anche in questo caso, l'inquilino della Casa Bianca ha fatto ricorso alla retorica: «L'America è una nazione di costruttori». Lui, un magnate del mattone abituato alla bancarotta, ha ricordato che l'Empire State Building a New York City «è stato costruito solo in un anno. E' una disgrazia che ora ci vogliano 10 anni per ottenere l'approvazione a un permesso per una semplice strada». Curiosità: il Pentagono negli anni '40 del secolo scorso fu costruito in meno di due anni. 

La politica estera: Corea del Nord
Poi, la politica estera. Il discorso sullo stato dell'Unione è infatti servito a Trump anche per tornare ad attaccare la Corea del Nord. Diversamente dal passato, ha fatto solo riferimento al regime «depravato, spegiudicato e crudele", evitando di parlare del suo leader Kim Jong Un, in altre occasioni chiamato «uomo razzo» e definito «basso e grasso». Anche in questo caso, il presidente Usa non ha fornito dettagli su come la sua amministrazione intenda contrastare i programmi missilistico e nucleare di Pyongyang, già puniti da sanzioni Onu. «Stiamo esercitando la pressione massima per evitare» che i missili balistici intercontinentali più volte testati da Kim «possano molto presto minacciare il nostro territorio», si è limitato a dire Trump. Il presidente ha ricordato la tragedia di Otto Warmbier, lo studente statunitense tenuto in carcere per oltre un anno dalle autorità nordcoreane, che poi lo hanno rimandato a casa in stato di coma; il ragazzo è morto poco dopo il suo ritorno negli Stati Uniti. I genitori del giovane, visibilmente scossi, erano al Congresso.

Iran
In tema di Iran, Trump ha ancora una volta parlato del «terribile» accordo sul nucleare siglato nell'estate 2015 dalle principali potenze mondiali (Usa inclusi). Il leader americano ha evitato di dilungarsi ricordando al Congresso di agire così come indicato il 12 gennaio scorso, quando confermò «per l'ultima volta» il congelamento di sanzioni draconiane contro l'Iran dando ai partner europei 120 giorni di tempo per ritoccare l'accordo o raggiungerne uno separato e "migliore".

Russia, Cina
La Russia, come la Cina, è stata citata solo una volta in chiave negativa. Trump ha attaccato i «rivali come la Cina e la Russia che sfidano i nostri interessi, la nostra economia e i nostri rivali». Quelle parole sono state pronunciate la settimana successiva al lancio di dazi su lavatrici e pannelli solari (per punire anche Pechino) e quasi un giorno dopo la decisione di non imporre nuove sanzioni contro Mosca per la sua presunta interferenza alle elezioni presidenziali Usa del 2016, nonostante una legge ad hoc lo prevedesse. Trump si è ben guardato dal citare il Russiagate, la «nuvola» che aleggia su di lui sin da quando è arrivato alla Casa Bianca. Il procuratore speciale Robert Mueller da maggio sta guidando l'inchiesta sull'interferenza di Mosca e sulla potenziale collusione tra la campagna Trump e funzionari russi.

Commercio e libero mercato
In tema di commercio, Trump ha ammorbidito i toni. Forse per non fare deragliare una volta per tutte i negoziati volti ad aggiornare il North American Free Trade Agreement. Dell'accordo di libero scambio tra Usa, Canada e Messico, tanto criticato, il Presidente non ha parlato. Non ha nemmeno citato la Trans-Pacific Partnership, l'accordo di libero scambio che Barack Obama raggiunse con 11 nazioni che si affacciano sul Pacifico ma da cui Trump ritirò gli Usa prima ancora della sua entrata in vigore. Proprio in proposito, alla vigilia di Davos, Trump ha aperto a una sua rinegoziazione più favorevole agli States. Trump non ha parlano nemmeno della Cina in questo contesto, anche se la sua amministrazione prepara nuovi dazi su acciaio e proprietà intellettuale. Come fatto a Davos, Trump ha ribadito che «l'era dell'arresa è finita. D'ora in poi, ci aspettiamo relazioni commerciali giuste e reciproche». Trump ha promesso di «lavorare per aggiustare accordi commerciali cattivi e negoziarne di nuovi». Anche così l'America di Trump potrà essere «sicura, forte e orgogliosa».