17 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Charlie Gard

Il Bambin Gesù chiama Charlie Gard ma l’Inghilterra non vuole

Bloccato il trasferimento del piccolo Charlie al Bambin Gesù di Roma. L’ospedale londinese non da l’ok per problemi legali. Ma tutto il mondo sta lottando con lui

Charlie Gard nell'ospedale londinese
Charlie Gard nell'ospedale londinese ( ANSA )

LONDRA - Sembra la storia infinita quella del povero piccolo Charlie, il bambino affetto da una malattia rarissima: la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale. Una patologia che induce giorno per giorno la degenerazione di muscoli e organi vitali come fegato e cervello. Proprio ieri sembrava essersi aperto uno spiraglio di speranza: il Bambin Gesù di Roma aveva offerto cure al piccolo fino all’ultimo dei suoi giorni. La richiesta era stata inviata due giorni fa da Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale vaticano. Felicissima della notizia anche il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «La disponibilità ad accogliere Charlie è un fatto che dà la cifra della vostra vocazione ma anche di quello che siete. È sicuramente una bella notizia per questi genitori». Quando tutto il mondo stava finalmente cantando vittoria la donna riceve una telefonata inaspettata da Connie Yates, la madre del bambino: «Ma dalla struttura inglese dove è ricoverato dicono di non poterlo trasferire per problemi legali». Inutile dire che nel 2017, sentir parlare di problemi legali quando ci si riferisce alla salute di un individuo fa letteralmente rizzare i capelli. Eppure questa è la triste realtà.

 La telefonata
«Sono stata contattata dalla mamma di Charlie, Connie Yates. È una signora molto determinata e molto decisa, che non vuole cedere di fronte a nulla. L’abbiamo ascoltata con molta attenzione, ci ha chiesto di provare a verificare la possibilità di una cura per il figlio e i nostri medici e scienziati stanno approfondendo la possibilità. Poi parleranno direttamente con la famiglia», ha raccontato Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Qual è il problema?
A questo punto verrebbe da chiedersi quale potrebbe essere un problema così grave che impedisce al povero Charlie Gard di ottenere le cure e attenzioni che si merita? I dettagli sono ancora perlopiù sconosciuti. È indubbio, però che quando si parla di problemi legali ci si riferisce alla sospensione di pratiche precedentemente avviate dall’ospedale londinese che riguardano la vita del bambino. A cercare di far luce sulla questione è stato Angelino Alfano, ministro degli Esteri che, in un’intervista all’Ansa ha dichiarato: «Il nostro ambasciatore ha già parlato con il management del Great Ormond Street Hospital e la risposta è stata che hanno le mani legate da due sentenze che devono rispettare. Domani ho un colloquio telefonico con il mio omologo Boris Johnson e ne parlerò con lui».

Agguerriti più che mai
Come è giusto che sia, i genitori di Charlie Connie Yates e Chris Gard sono più agguerriti che mai e non si fermeranno davanti a niente. A supportare la loro lotta è il segretario di Stato Vaticano, il cardinal Pietro Parolin. «Superare questi problemi? Se possiamo farlo lo faremo. Il Bambin Gesù è competente per la parte medica». Alla battaglia si è aggiunto anche Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia: «Penso alla vita fragilissima del piccolo Charlie cui va tutta la nostra attenzione, riflessione e preghiera. Come ha detto papa Francesco la vita si difende sempre, anche quando è ferita dalla malattia. Non esiste una vita non degna di essere vissuta. Altrimenti diviene la «cultura della scarto»». Nel frattempo, anche Donal Trump si era detto disponibile per aiutare il bambino. E la risposta non è tardata ad arrivare: infatti un ospedale americano è pronto ad accogliere Charlie e tentare una nuova cura in maniera totalmente gratuita. Ma resta sempre il peso di questi fantomatici problemi legali. A questo punto non ci resta altro da fare che attendere ulteriori sviluppi. Quello che per ora è certo è che un bambino, in soli dieci mesi di vita, è giù riuscito a smuovere un mondo intero.