17 agosto 2019
Aggiornato 15:00
Immigrazione e infezioni

Aids e Hiv, i migranti rappresentano il 39% dei nuovi casi in Europa

Dai dati del Congresso Icar emerge che ben il 39% dei migranti viene contagiato dall’HIV in Europa. Gli esperti: «Serve più informazione e prevenzione»

Migranti
Migranti ANSA

SIENA – Gli esperti della SIMIT, Società italiana di malattie infettive e tropicali, riuniti a Siena per la IX edizione del Congresso ICAR (Italian Conference on Aids and Antiviral Research) sostengono che il fenomeno sempre più attuale e diffuso delle migrazioni è divenuto una componente che influisce in modo pesante e grave sui contagi da HIV, che spesso sfocia nell’Aids. Gli scienziati, ribadiscono tuttavia – e a scanso di equivoci – che i migranti non sono causa dell’aumento delle infezioni da HIV. Nonostante ciò, nel 2015 hanno rappresentato il 39% dei nuovi casi diagnosticati in Europa. In Italia, le nuove diagnosi di HIV tra i migranti sono il 28% ha spiegato Julia Del Amo, professoressa in scienze biomediche all’Istituto sanitario Carlo III di Madrid. Mentre «In alcuni Paesi, in Svezia per esempio, raggiungono il 75% delle nuove diagnosi – ha proseguito Del Amo – E’ importante tuttavia sottolineare che solo una parte dei migranti arrivano in Europa affetti dalla malattia: in relazione per esempio all’Africa sub-sahariana, una delle aree del mondo più colpite, solo la metà di coloro che giungono nel nostro continente hanno già l’HIV. E’ necessario dunque fare maggiore prevenzione».

Più a rischio gli omosessuali
Secondo la prof.ssa Del Amo, a essere più a rischio sono i cosiddetti ‘msm’, ovvero i maschi che hanno rapporti sessuali con altri maschi. «Per alcuni gruppi specifici, come i migranti omosessuali – fa notare Del Almo – la probabilità di contrarre il virus dopo la migrazione è assai elevata, arrivando al 72%. Non meno preoccupante il fenomeno che scaturisce dai contatti eterosessuali, che provocano il contagio tra i migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana in oltre il 50% dei casi».

Ancora poca consapevolezza
Quello su cui hanno messo l’accento gli esperti riuniti all’ICAS è che non esiste adeguata consapevolezza su quanto sta accadendo al riguardo. A loro detta, infatti, sono ancora in molti a essere convinti che siano i migranti a portare dall’Africa l’HIV in Europa. In realtà, sottolineano gli esperti, in alcuni casi come quello della Grecia, il 95,3% dei contagi tra migranti avviene proprio nelle aree di accoglienza. Ecco perché è importante promuovere una Campagna di sensibilizzazione e di informazione, sempre accompagnata da una corretta Campagna di prevenzione.

Trattamenti diseguali
Purtroppo, fanno notare gli esperti, ancora oggi esiste una disparità nei trattamenti. Cosa che va a danno dei migranti. In questo modo si ha un ridotto accesso ai servizi sanitari, per cui non vengono utilizzati strumenti di prevenzione e, quando sia il caso, gli stessi migranti non riescono a sottoporsi ai test per valutare lo stato dell’infezione. «Il messaggio – ammonisce Del Amo – deve essere di lotta alla discriminazione, al razzismo e alla xenofobia. Il rischio di trasmissione diretta di HIV dai migranti alla popolazione europea non esiste, ma resta il problema della trascuratezza nei rapporti sessuali non protetti. Ma questa è una responsabilità che deve essere condivisa». Anche se organizzazioni come ‘Un Aids’ (Joint United Nations Programme on HIV/Aids) hanno varato norme riguardanti i diritti umani nei principi di tutela della salute pubblica per migliorare il controllo dell’HIV, ancora molto resta da fare. «Se l’Europa riconoscesse questi diritti e migliorasse i sistemi di prevenzione, si potrebbe raggiungere un obiettivo molto ambizioso: la fine dell’Aids – conclude la Del Amo – Questo è il progetto che è stato proposto nei maggiori istituti sanitari del mondo. Non possiamo lasciare i migranti fuori dalla risoluzione del problema della lotta all’Aids».