All'indomani del loro incontro

Brexit, tra Theresa May e Emmanuel Macron sarà braccio di ferro

L'incontro tra Theresa May ed Emmanuel Macron, ancora più che il terrorismo, ha avuto al centro la Brexit. Rispetto alla quale il neo-capo dell'Eliseo ha voluto preannunciarsi all'azzoppata premier inglese come un implacabile negoziatore

PARIGI – Ciò che la premier britannica Theresa May si è portata a casa dal suo incontro con il neo capo dell'Eliseo Emmanuel Macron non è solo la promessa di un impegno comune contro il terrorismo. Perché la frase più significativa della bilaterale, quella che in effetti può riassumerne efficacemente il senso in qualche parola, è quella che prontamente la stampa internazionale ha ripreso: finché le trattative saranno aperte, la porta dell'Europa, ha detto Macron alla May, rimane aperta. Londra, cioè – era il messaggio del Presidente francese all'appena riconfermata ma azzoppata premier britannica – è ancora in tempo a tornare indietro.

Davvero Londra può tornare indietro?
Macron sa bene che il Regno, in realtà, non può tornare indietro. O, perlomeno, non può farlo senza un contraccolpo pesante all'impianto democratico del Paese. Piuttosto, quel «consiglio amichevole» del capo dell'Eliseo è suonato, alle orecchie della sua interlocutrice, più come un avvertimento. Un avvertimento che giunge dopo che le recenti elezioni britanniche, anziché rafforzare il mandato di Theresa May di negoziare con l'Ue per la Brexit, gliel'hanno quasi amputato, tanto che la Premier inglese nel suo stesso partito è circondata da grandi malumori. Macron, al contrario, esce da una forte riconferma dalle elezioni legislative. Elezioni nelle quali il vero grande nemico che si è affermato contro il nuovo Presidente non è una forza politica, ma l'astensione.

Macron, l'uomo dell'Europa
Non solo: la vittoria di Macron ha un significato particolare nel contesto storico in cui si trova l'Ue, perché è stata letta come il trionfo dell'europeismo sull'euroscetticismo. Ed è proprio in quest'ottica che si deve inscrivere la frase del Presidente, che intendeva preannunciarsi davanti alla May un severo negoziatore. Macron non ha mai fatto mistero di non apprezzare le tendenze «sovraniste» del Regno Unito, e di preferire, dovendo scegliere, una «soft Brexit» alla «hard Brexit» invece prospettata dalla May. Già da prima delle elezioni, insomma, si era capito che Macron, qualora avesse conquistato l'Eliseo come poi è avvenuto, sui negoziati avrebbe mostrato un autentico «pugno duro».

L'accodo sull'Eurotunnel e i migranti
Un primo segnale è stato il comportamento dell'allora ministro di Hollande riguardo all'accordo di Le Touquet, siglato nel 2003 da Parigi e Londra e tornato d'attualità con la crisi migratoria. Il problema (tutt'ora irrisolto) a cui il patto voleva rispondere nasceva dalla concessione che fece l’allora ministro dell’Interno francese, Nicolas Sarkozy, al Regno Unito, che prevedeva, in cambio di un migliaio di profughi curdi accolti in Inghilterra e di risorse economiche di Londra a Parigi, che la Francia cedesse il controllo doganale dell’Eurotunnel alla polizia del Regno. Con l'avvicinarsi del referendum sulla Brexit, Macron sottolineò che non avrebbe mai accettato la rottura dell'accordo con l’Europa da parte di Londra, pena il rifiuto della Francia di ospitare i migranti nel campo di Calais.

Le aspirazioni di Macron
Inutile dire che oggi, a scontrarsi, sono due concezioni opposte di Europa: quella del Presidente francese, che vuole un'Unione forte, compatta, sempre più integrata, in cui la Francia possa ritagliarsi un nuovo ruolo di influenza, e quella della Premier britannica, che quell'Europa si è presa la briga di abbandonarla, pur in mezzo a mille difficoltà, per tenere fede alla promessa fatta agli inglesi. Non è un caso che Macron, sin dalla sua campagna elettorale, abbia sempre sostenuto che Londra non avrebbe potuto chiedere nulla all’Ue senza cedere su altri punti. Si è sempre opposto alle idee della May sulla possibilità del passaporto europeo per i capitali finanziari, e ha proposto da subito Parigi come nuova capitale finanziaria e bancaria se ci sarà la fuga dalla City di Londra. Non solo: Macron non ha mai nascosto che la libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea e dei migranti debba essere la base su cui poter discutere di un accesso di Londra al Mercato unico europeo. A suo avviso, non può esserci accesso al mercato senza accesso alle libertà di movimento dell’Europa. Questa - impossibile negarlo - è per lui un'irripetibile occasione. Per dimostrare alla «regina d'Europa» Angela Merkel non solo di essere un buon vassallo, ma anche, chissà, di poter diventare qualcosa di più.