7 dicembre 2019
Aggiornato 12:30

L'ipocrisia dell'Europa e la lama affilata di Erdogan

Tayyp Recep Erdogan ne ha combinate di tutti i colori, ma l'Ue non sembra averne ancora abbastanza. Così, la Commissione ha annunciato (ipocritamente) che i negoziati per l'adesione della Turchia non verranno sospesi

ANKARA - Una repressione durissima dopo il tentato golpe di luglio, che dura ancora oggi. Migliaia di persone incarcerate, ulteriore stretta alla stampa e alla libertà d'espressione, un clima di terrore sotto gli occhi di tutti. Quindi, una riforma costituzionale che porterà il «sultano» a ricoprire un ruolo iper-presidenzialista, che gli assegnerà pieni poteri. E continue minacce verso l'Ue di stracciare l'accordo sui migranti firmato nel 2015 e di riaprire i rubinetti del flusso migratorio. Evidentemente, tutto questo non è bastato all'Europa per chiudere definitivamente e ufficialmente la porta alla Turchia. Già, perché, nonostante gli screzi, la Commissione europea ha recentemente fatto sapere che l'Ue non vuole ancora sospendere i negoziati per l'adesione della Turchia. Un capitolo che dura da 50 anni, tra pochi alti e tanti bassi, e che l'Europa, evidentemente, non ha ancora il coraggio di archiviare.

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Situazione «compromessa», ma non abbastanza
Certo, nessuno nasconde che la situazione è fortemente compromessa. Non lo fa neppure il Commissario all'allargamento Johannes Hahn, che però ha ribadito la necessità di continuare a cooperare con il nostro alleato della Nato in molte aree. «Dobbiamo capire insieme ai nostri colleghi turchi come possiamo migliorare la situazione», ha detto.

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Provocazioni su provocazioni
Come si può migliorarla? Per ora, le soluzioni non sembrano a portata di mano. Perché la Turchia è sempre più liberticida, meno plurale, più nazionalista e chiusa all'Occidente. E perché le provocazioni del suo «sultano» non cessano mai. Nelle ultime settimane, Erdogan ha ventilato una possibile sostituzione etnica dell'Europa, invitando i turchi che abitano nel Vecchio Continente a riprodursi; ha accusato l'Ue di essere a sua volta liberticida a causa dei provvedimenti presi da alcune autorità tedesche e olandesi contro i comizi tenuti sul suolo europeo per il referendum turco; ha parlato di «vittoria contro i crociati», a proposito del risultato del suo referendum; ha anche prospettato una nuova consultazione a proposito dell'adesione del Paese all'Ue. Ben sapendo che quella prospettiva rimane sempre più lontana, ma semplicemente appoggiandosi a un'evidenza: che l'Ue non è ancora pronta a serrare quella porta.

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L'ipocrisia dell'Europa e la lama affilata di Erdogan
Erdogan, insomma, può far leva sull'ipocrisia dell'Europa, svelandola al mondo intero. Un'Europa che non ha esitato a scendere a patti con lui pur di bloccare il flusso migratorio, sovvenzionandolo peraltro profumatamente e fingendo di imprimere una nuova spinta ai negoziati sull'adesione del Paese mediorientale nell'Ue. Un'Europa, che, però, esita a chiarire la propria posizione sul dossier turco, consentendo ad Ankara di fare la voce grossa. 

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Prese in giro
Perché Erdogan, la voce grossa, l'ha già fatta. Addirittura, ha di recente «minacciato l'Europa» di dirle definitivamente addio se non verranno aperti altri capitoli del negoziato per l'adesione. «Non c'è altra opzione che aprire i capitoli che non avete aperto finora. Se li aprite, bene. Se non li aprite, allora arrivederci", ha detto Erdogan dopo essere rientrato ufficialmente nelle fila del suo partito Akp ad Ankara. «La Turchia non è il portiere della Ue» , ha aggiunto. Una chiara provocazione davanti alla quale l'Ue non si è scomposta più di tanto. Abituata com'è a farsi prendere in giro dal «sultano».