20 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Si fanno strada le prime interpretazioni dell'accaduto

Turchia, dietro l'uccisione di Karlov il tentativo di stoppare la ritrovata intesa tra Russia e Turchia

Il presidente Erdogan è stato chiaro: l'attacco non comprometterà il riavvicinamento tra Russia e Turchia in alcun modo. Un messaggio rivolto agli ambienti gulenisti e, forse, alla stessa Cia

ANKARA - Se l'obiettivo dell'attentato che ha ucciso, ieri, l'ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov era quello di compromettere il reset in corso tra Turchia e Russia, l'obiettivo è clamorosamente fallito. Lo ha puntualizzato il presidente turco in persona Tayyp Recep Erdogan, sottolineando come la drammatica vicenda non danneggerà la ritrovata cooperazione tra le due potenze su diversi fronti, compreso quello siriano. 

L'avvertimento di Erdogan
«Condividiamo la stessa visione con Putin che le aree di cooperazione in espansione con la Russia, in particolare sulla Siria, non saranno messe in pericolo da questo attacco», ha dichiarato il presidente turco dopo una conversazione telefonica con il presidente russo. Parole che suonano come tutt'altro che casuali, ma assomigliano invece a un messaggio diretto al mondo intero, Occidente in prima linea. 

Karlov, il diplomatico che visse il gelo e si adoperò per il disgelo
Perché Andrey Karlov, nominato il 12 luglio 2013 ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione Russa in Turchia, era innanzitutto un diplomatico tenacemente impegnato a ricostruire l'asse tra Mosca e Ankara, sfaldatosi dopo la crisi profonda seguita all'abbattimento di un jet russo in territorio siriano nel novembre 2015. 

L'attacco di matrice gulenista?
L'evento, tragico e nefasto, ha aperto uno dei capitoli più bui e difficili nella storia dei due Paesi, saldamente su fronti rivali nel conflitto siriano, l'uno nemico giurato della Nato e l'altro suo insostituibile membro mediorientale. Karlov ha dunque vissuto il gelo e contribuito al disgelo: non a caso, osservatori e analisti propendono sempre più per interpretare l'attentato, probabilmente di matrice gulenista, come un tentativo di bloccare la ritrovata intesa tra Erdogan e Putin. Secondo il quotidiano turco filo-governativo Yeni Şafak, l’assassinio di Karlov è un sabotaggio ordito dalla Cia (via Gülen) per danneggiare le relazioni turco-russe. E sarebbe proprio il fil rouge tra Gulen e la Cia ad alimentare i sospetti: l'attentato, in quest'ottica, potrebbe infatti costituire una trappola tesa a turchi e russi per far naufragare la loro intesa. 

Quel fil rouge che porta a Gulen (e alla Cia)
La tesi è condivisa non solo dai turchi, ma anche da ambienti nazionalisti turchi. E sarebbe confermata dall'appartenenza dell'attentatore al collegio di polizia di Izmir, tradizionalmente un bastione gulenista. Secondo i media, l'uomo sarebbe stato anche più volte processato per reati legati alla falsificazione di concorsi pubblici, stratagemma con il quale Gülen avrebbe favorito l’infiltrazione dei suoi adepti nei gangli della burocrazia turca, e che non fosse in servizio la notte del 15 luglio.

L'obiettivo dell'attacco
Ad avvalorare questa ipotesi, il fatto che l'attacco sia avvenuto proprio mentre il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu stava volando a Mosca per prendere parte al vertice trilaterale Turchia-Russia-Iran sulla Siria, iniziato stamattina. Un incontro che suggella non solo il successo della diplomazia turca nella crisi di Aleppo, ma soprattutto il recente riavvicinamento turco-russo. Che sarebbe stato dunque l'obiettivo più probabile e a breve termine dell'aggressione all'ambasciatore russo.