19 settembre 2019
Aggiornato 01:30
Rohani: risposta dura

Iran, le nuove sanzioni Usa innervosiscono Teheran. Ancora prima di Trump

La proroga delle sanzioni all'Iran decisa dal Congresso ha innervosito il presidente iraniano Rohani, che ha promesso una risposta appropriata. E che ha già rivolto un messaggio alla prossima amministrazione Trump

TEHERAN - Che l'accordo sul nucleare iraniano potesse essere a rischio con Donald Trump presidente, che non ha mai fatto mistero di volerlo stracciare una volta insediatosi alla Casa Bianca, non è una novità. Ma, al di là di Trump, il lascito forse più prestigioso dell'amministrazione Obama in politica estera potrebbe già essere a rischio. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha rilanciato oggi l'accusa agli Stati Uniti di aver «violato» i propri impegni con il rinnovo delle sanzioni approvato dal Congresso, promettendo «una risposta molto dura» da parte di Teheran.

Violazione
In un discorso tenuto all'Università di Teheran, il Capo dello Stato ha annunciato una «risposta molto dura» a questa «violazione», affermando che «l'America (...) è nostro nemico, non abbiamo alcun dubbio su questo" e invitando gli studenti a "non commettere errori», perchè «gli americani vogliono metterci sotto pressione e noi dobbiamo resistere e trovare una soluzione, e ce la faremo». Su tale questione, ha poi precisato, in Iran c'è «consenso» e «nessuna divergenza di opinione tra governo, Majlis (Parlamento) e Guida» suprema, Ali Khamenei.

La legge approvata dal Senato americano
Il Senato americano ha approvato, con 99 voti a favore e nessuno contrario, la proroga di 10 anni di sanzioni non legate all'accordo sul nucleare iraniano siglato nel luglio 2015 da Teheran con la comunità internazionale. La Camera dei rappresentanti Usa aveva già votato a novembre; ora il testo dovrà essere ratificato dal presidente Barack Obama. «Il presidente degli Stati Uniti è obbligato a non firmare la misura e a usare tutto quanto è in suo potere per fermare tale azione», aveva già detto domenica scorsa Rohani, intervenendo davanti al parlamento.

Le nuove sanzioni
Gli Stati uniti hanno sospeso le sanzioni legate al nucleare, ma ne hanno imposte altre giustificate, secondo Washington, dal mancato rispetto dei diritti umani da parte di Teheran, dal suo sostegno al «terrorismo» e dal suo programma di missili balistici. Secondo Teheran, il rinnovo delle sanzioni va contro lo spirito dell'accordo del 2015, secondo cui l'Iran ha accettato di limitare il proprio programma nucleare in cambio di una revoca parziale delle sanzioni.

Donald Trump e l'Iran
Oltre alla legge appena approvata, l'altro elemento di destabilizzazione nei rapporti tra Iran e Stati Uniti è, appunto, Donald Trump in persona. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha infatti dichiarato che l'Iran non «tollererà alcuna violazione» all'accordo sul nucleare siglato con la comunità internazionale nel luglio 2015, a cui è pronto a rispondere in modo «appropriato»

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Le dure parole di Rohani
«Come presidente della Repubblica islamica e capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dichiaro qui che l'Iran non tollererà alcuna violazione del Joint Comprehensive Plan of Action da parte di qualsiasi Stato del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania) - ha detto Rohani, citato dall'agenzia di stampa Irna - a ogni violazione ci sarà la nostra risposta appropriata». Il presidente ha quindi aggiunto che la proroga di 10 anni di sanzioni non legate al nucleare iraniano decisa nei giorni scorsi dal Congresso americano viola l'accordo sul nucleare: «Il presidente degli Stati Uniti è obbligato a non firmare la misura e a usare tutto quanto è in suo potere per fermare tale azione».

Cina con Teheran
Al suo fianco, si è schierata la Cina, che ha difeso l'accordo che il presidente americano eletto ha promesso di «stracciare». L'applicazione dell'accordo è «un dovere per tutte le parti» e «non deve essere coinvolto da cambiamenti della situazione interna dei Paesi interessati», ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ricevendo l'omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif.