17 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Basta toni apocalittici

Referendum, contrordine dall'Ue: non è l'Apocalisse, né l'inizio di una crisi dell'Eurozona

Dall'Ue uno stop ai toni apocalittici che ci hanno accompagnati in questi mesi di campagna elettorale. Contrordine: la vittoria del No non metterà a rischio la stabilità dell'Eurozona

BRUXELLES - Contrordine: la vittoria del No al referendum costituzionale, divenuta ormai da scenario temuto a realtà dei fatti, non è più l'Apocalisse. Altro contrordine: non innescherà una crisi dell'eurozona, trascinando probabilmente l'Italia fuori dall'euro come aveva paventato il Financial Times. I vertici europei tentano di ridimensionare il panico diffuso durante i mesi di campagna elettorale, e assicurano che l'Italia e l'Europa sopravvivranno alla bufera.

Portavoce Ue: nessuna minaccia
Il risultato del referendum non è una minaccia per la stabilità dell'Ue. Lo ha detto oggi a Bruxelles il portavoce capo della Commissione europea, Margaritis Schinas, rispondendo con un netto «no» alla domanda di un giornalista, durante il «briefing» quotidiano dell'Esecutivo comunitario. «Non consideriamo questo punto di vista», ovvero che la sconfitta del «sì» al referendum minacci la stabilità dell'Unione, anche perché, ha aggiunto Schinas, «abbiamo visto negli anni scorsi in diverse occasioni situazioni di volatilità dei mercati», e «le autorità competenti sono preparate a fronteggiare questo tipo di situazioni». Il portavoce ha poi reiterato e la risposta data poco prima ai giornalisti dalla commissaria Ue agli Affari Sociali, Marianne Thyssen: «Siamo fiduciosi - ha detto - che le forze politiche e le istituzioni della Repubblica italiana daranno delle risposte politiche convincenti». Ma, ha aggiunto, «si deve continuare a perseguire il cammino delle riforme: l'onda delle riforme non si è esaurita ieri», ha concluso Schinas.

Schauble: nessuna crisi dell'euro all'orizzonte
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble ha dichiarato che «non ci sono motivi per ritenere che questo voto possa innescare una crisi dell'euro. L'Italia adesso ha bisogno di un governo che sia capace di agire per continuare le riforme. Gli italiani hanno deciso e noi dobbiamo rispettare la loro decisione».
 
Dijsselbloem: è solo un voto su una riforma costituzionale, nient'altro
Jeroen Dijsselbloem, ministro delle Finanze olandese e capo dell'Eurogruppo, ha confermato: "Questo voto non cambia concretamente la situazione economica italiana o quella delle sue banche. Non saranno necessari passi d'emergenza, è un voto contro le riforme costituzionali, non altro, e questo non significa che le forze anti-europee vinceranno nelle prossime elezioni in Francia oppure Olanda». Sulla stessa linea anche il ministro degli Esteri Tedesco, Frank Walter Steinmeier ha commentato il voto italiano dicendo che «la vittoria del No non è la fine del mondo, anche se certamente è uno sviluppo nella crisi generale dell'Europa».
 
Moscovici: niente reazioni eccessive, prossimo governo incarnerà la continuità
Il commissario europeo alle finanze Pierre Moscovici, tra le altre cose, ha espresso la sua solidarietà al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, tra i papabili a diventare il successore di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Una scelta che, a giudicare da Moscovici, sarebbe rassicurante per l'Unione europea. Padoan «è un ottimo collega, che ha mostrato una grande capacità di gestire le finanze pubbliche. Ha dato una credibilità molto importante alla politica italiana, per quanto riguarda la gestione delle finanze pubbliche. Non sta a me scegliere, ma naturalmente è un uomo di alta qualità». Per Moscovici dopo il risultato del referendum sulla riforma costituzionale in Italia «non bisogna fare psicodrammi, è un voto italiano su una riforma italiana. E' inutile esagerare con le reazioni», come sarebbe ipotizzare una nuova crisi dell'Eurozona, cosa che «non ha alcuna ragion d'essere: ci sarà un governo italiano che incarnerà la continuità».